Destinazione ... Palinuro?!?

Agosto 1998. Io e Franco (Er Ciccio), all'epoca già sposati ma senza figli, patiti della vita all'aperto e delle vacanze fai-da-te rustiche ma rilassanti, decidiamo di andare per l'ennesima volta in campeggio, seguendo una specie di formula "roulette" che sino ...

Diario letto 3993 volte

  • di lorecoll
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Fino a 500 euro

Agosto 1998. Io e Franco (Er Ciccio), all'epoca già sposati ma senza figli, patiti della vita all'aperto e delle vacanze fai-da-te rustiche ma rilassanti, decidiamo di andare per l'ennesima volta in campeggio, seguendo una specie di formula "roulette" che sino ad allora si era rivelata vincente: si annusa nell'aria una meta marina accettabile, ci si informa un minimo sulla strada da seguire, si butta in macchina una tenda ed un po' di carabattole e poi, il sedici di agosto, via! si parte, senza prenotare, senza una meta esatta, scegliendo il campeggio sul posto dopo aver buttato ben bene l'occhio in giro. Abbiamo fatto belle ferie così, noi due, soprattutto in Calabria, spendendo poco, comodi in graziosi campeggi che si svuotavano rapidamente dopo l'affollatissimo Ferragosto.

A grande richiesta, quindi, si replica, e quale meta per l'avventura 1998 scegliamo Palinuro: rupi rosa a picco sui flutti, scogli suggestivi, un mare colore di smeraldo, tanti campeggi. Ma, consigliati da un cattivo genio, nel nostro piano di battaglia compiamo alcuni errori madornali. Innanzitutto coinvolgiamo nel nostro campeggio all'arrembaggio altre cinque persone: il cugino di Franco con la ragazza - Mauro e Doriana - con i quali nel 1997 abbiamo già trascorso una bella villeggiatura in Sardegna: mia sorella Ilaria con suo figlio Paolo di sette anni ed il marito Felice (lo Schioppo, soprannome dovuto ad una sua vecchia moto scoppiettante) il quale ha la curiosa caratteristica di possedere una lingua un po' troppo lunga e la cui velocità è inversamente proporzionale a quella del suo pensiero. Tutte persone di famiglia e collaudatissime, ma che sono forse troppe per la formula roulette in Agosto ed un po' prevenute nei confronti della villeggiatura nel sud Italia (" e sono poco puliti, lenti e male organizzati, e patafrì e patafrà"). E poi, tragedia delle tragedie, non calcoliamo che quell'anno il sedici di agosto casca proprio di domenica. Beatamente ignari del nostro futuro prossimo venturo, con tre macchine cariche di tende ed ogni sorta di intrugli da bazar, quella domenica mattina prima delle cinque partiamo: navigatrice io, dopo aver appena sbirciato la strada su una mappa in scala 1: 100.000 o peggio.

Il traffico è sostenuto. Dopo qualche ora d'austostrada usciamo a Lagonegro perché sulla mappa mi dà l'idea di essere l'uscita più vicina a Palinuro (cretina!!! Tuo padre ha un armadio saturo di carte e cartine d'Italia di ogni scala, tipo, colore e dimensione, e pigliane una decente, no?). Da Lagonegro iniziamo verso Sapri una specie di discesa dall'Everest alle fossa delle Marianne, un toboga irto di curve, dossi, strettoie e buche che ci fa scendere di almeno ventimila metri - almeno così sembra a me, sconvolta dal mal di macchina e da un fortissimo quanto insolito mal di pancia - con una lentezza esasperante e sotto un cielo assolato e bollente come piombo fuso.

Raggiungiamo il mare e da lì risaliamo verso nord, tornando indietro di parecchi chilometri, maledicendo ripetutamente l'incauta navigatrice (io) e percorrendo stradine tortuose di lungo mare: l'atmosfera nelle tre macchine si fa rovente, con messaggi sempre più nervosi che rimbalzano da un cellulare all'altro. In compenso la presenza del mare sulla sinistra ci dà un po' coraggio, prima o poi raggiungeremo la nostra meta, anche se abbiamo stupidamente allungato la strada di una roba tipo cento chilometri, e che strada! Ad un certo punto, sbucando da un tornante, arriviamo nella zona di Marina di Camerota ed ecco che iniziano a dispiegarsi davanti a noi in tutto il loro splendore: rupi rosa a picco sui flutti, scogli suggestivi, un mare colore di smeraldo, tanti campeggi... tutti pieni! Donne e bambino restano in macchina, mentre i tre prodi esponenti del genere maschile partono per un rapida perlustrazione delle strutture turistiche locali. Ma i frenetici giri tra i vari campeggi e le conseguenti consultazioni con le altre metà del cielo non fanno altro che confermare quanto già salta all'occhio, ovvero che la marea umana che invade la zona inizierà a sloggiare solo il giorno dopo e che, pertanto, è impossibile trovare su due piedi tre posti tenda contigui o anche solo vicini: non solo, ma i pochi posti forse disponibili sono chiaramente i peggiori, del tipo sole a picco sulle cervella anche di notte, angolo di discarica abusiva, tappeto di pietre, perimetro della porta dei cessi, ecc. Il gruppo di sudati e stanchi personaggi inizia a sgretolarsi, ognuno dice la sua o almeno ci prova, prontamente azzittito dalle critiche dello Schioppo che comincia a far sfoggio delle sue qualità oratorie, così che in breve si delineano tre posizioni: una maggioranza sostanzialmente silenziosa, desiderosa solo di "un posto al sole"; Er Ciccio che, con grande pragmatismo, propone di adattarsi comunque a quel che c'è salvo riavvicinare le tende e comporre un campo base decente non appena la folla sarà sloggiata (è un maestro nell'arte dell'arrangiarsi, dell'attaccare una toppa e via, caratteristica questa che gli è valsa anche il soprannome di Mastro Ciccio); lo Schioppo che, rapito dal suo puntiglioso spirito di bastian contrario, inizia pericolosamente a ventilare l'ipotesi di andarsene tutti da un'altra parte. Il gruppo assume così quell'aspetto da troupe di teatro greco che manterrà per il resto della villeggiatura: noi cinque il coro di sottofondo, loro due i protagonisti che duettano e saltimbeccano. A questo punto è d'uopo aggiungere una cosa: pur volendosi assai bene - e continueranno a volersene anche dopo - i due cognati provengono da due località geografiche che recano indelebili le tracce di antiche ruggini, vale a dire la Sabina per lo Schioppo e Roma per Er Ciccio: e si sa che dal ratto delle Sabine in poi i rapporti tra le due etnie sono stati quel che sono stati ..

  • 3993 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social