Istanbul, dove l'Asia bacia l'Europa

Tre giorni nella più famosa città turca tra moschee, bazar e crociere sul Bosforo

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  • di motta d.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Quest’anno per le mie ferie di gennaio ho scelto una capitale europea un po’ diversa dalle alte; in bilico tra due continenti e due culture diverse: Istanbul. Il viaggio, organizzato interamente su Internet, è costato 185 € di volo (prenotato con lastminute), compresi 10 € di assicurazione, e 68 € di alloggio (prenotato con trivago) da pagare in loco in hotel 3 stelle compresa la prima colazione. L’aereo (Swiss air) parte puntuale da Malpensa alle 07.10 di mercoledì 23 gennaio e, dopo uno scalo a Zurigo, arriva in perfetto orario (d’altronde sono svizzeri) all’aeroporto di Istanbul alle 13:20 ora locale. Facendo parte della comunità Europea, in Turchia si può accedere anche solo con la carta di identità, consentendomi così di risparmiare gli oltre 40 € del bollo per il rinnovo del passaporto. Ottimo!

PRIMO GIORNO

Il primo impatto è nettamente positivo; l’aeroporto è grande, moderno ed efficiente, decisamente in stile europeo, ed è molto vicino alla città. Istanbul mi dà il benvenuto con una splendida giornata di sole decisamente primaverile, anche se ventilata. La temperatura comunque si aggira sui 13 gradi centigradi, ottima per girare a piedi. Dopo avere spostato avanti le lancette di un ora, dopo le formalità doganali (molto veloci, mi danno un visto timbrato che dovrò riconsegnare al ritorno) e il ritiro bagagli mi dirigo verso l’ufficio turistico. Qui un gentile impiegato mi dà una mappa della città e dei mezzi pubblici e mi spiega come arrivare all’albergo, situato nell’antico quartiere di Sultanahmet. Prima, però, faccio tappa all’ufficio cambi, dove per 100 € mi danno 226 Lire Turche (LT). I mezzi pubblici, almeno quelli che ho preso io, costano tutti 3 LT per ogni singola corsa e per accedere bisogna farsi rilasciare il biglietto, che non è altro che un gettone di plastica, dalle numerosissime biglietterie automatiche sparse un po’ dovunque. I mezzi pubblici sono numerosi ed efficienti (non ho mai aspettato più di 3 minuti) e sono molto più moderni di come me li aspettavo. In circa 45 minuti sono a destinazione e mi dirigo verso il mio albergo, il New Era hotel, che si trova a 5 minuti dalla Moschea Blu. Arrivo all’hotel giusto nell’ora della preghiera e il coro delle voci dei muazin delle varie moschee che chiamano a raccolta i fedeli riempie l’aria in maniera fastidiosa, se non proprio assordante. L’albergo è decisamente piccolo, solo 3 piani con 2 camere per piano, anche se pulito e ordinato. La mia stanza, però, è a dir poco claustrofobica. Anche la colazione, come avrò modo di constatare, è alquanto deludente e si limita allo stretto indispensabile. Le uniche note positive sono la posizione e la terrazza panoramica all’ultimo piano, da cui si ha una bella vista del corno d’oro. Per il resto non me la sento proprio di raccomandare questo hotel, se non per brevi soggiorni a chi è di poche pretese. Disfatti i bagagli e rinfrescatomi, mi dirigo senza indugi verso la Moschea di Sultanahmet, o Moschea Blu, situata giusto a pochi passi dall’albergo. Mi colpisce subito la pulizia della piazza al lato della moschea, l’antico ippodromo, dove si incontrano venditori di castagne, pannocchie, spremute, the caldo, ciambelle, guide della città, negozi di souvenir e organizzatori di giri turistici della città in pullman e gite sul Bosforo. L’ingresso alla moschea, proibito durante le ore della preghiera, è gratuito, e dopo essermi tolto le scarpe mi accingo a entrare. Grandiosa! Indubbiamente. Pur essendo piuttosto “spoglia” rispetto alle chiese cattoliche (non ci sono altari o pulpiti) quello che colpisce subito è la maestosità della grande cupola centrale di oltre 20 metri di diametro, sotto cui gli uomini si raccolgono in preghiera. Le parti destinate alle donne, decisamente più piccole, si trovano ai lati. L’interno della moschea è decorato con oltre 20.000 ceramiche d’Iznik, il cui colore blu predominante conferisce il soprannome all’edificio. Uscito dalla moschea, curiosando in giro, mi imbatto in uno dei tanti bazaar sparsi per la città: quello di Arasta, in cui però mi limito a dare un'occhiata alle vetrine e ai prezzi, giusto per farmi un idea

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