A Pianosa in barca a vela!

Dal carcere al Parco Nazionale, verso un futuro eco-compatibile

 

(ndr) Dopo la tappa all'Isola d'Elba, continua il racconto del viaggio di Patrizio e Syusy sulla rotta dei Popoli del Mare a bordo di Adriatica nel Tirreno. Questa volta ci raccontano lo sbarco a Pianosa...

Un carcere modello

La nostra amica Cinzia Battaglia, guida non-per-caso, sale a bordo di Adriatica a Porto Azzurro, proprio per accompagnarci a Pianosa, e raccontarci l’Isola che Napoleone ha definito “la più interessante dell’Arcipelago Toscano”. Dall’Elba siamo molto vicini, doppiata punta Secchetto saranno 7 o 8 miglia. E la leggenda narra che tempo fa pochi reclusi siano riusciti ad evadere raggiungendo la costa elbana, qualcuno anche nuotando con una camera d’aria, come i moderni balseros, qualcun altro addirittura con un canotto acquistato per corrispondenza (ma questa mi pare troppo grossa). Pianosa infatti è stata da sempre un carcere, fin da quando l’Imperatore Augusto ci mandò suo nipote Agrippa in esilio. Poi ci hanno mandato al confino una comunità di Cristiani, attorno al 250 d.C. Ma è dalla metà del 1800 che diventa ufficialmente un’isola-carcere, fino a pochi anni fa. Negli anni ’30 c’è stato anche Sandro Pertini, durante la massima espansione del penitenziario, che era arrivato a ospitare anche 1.000 detenuti, con più di 60 famiglie di carcerieri e agenti. Ma doveva essere anche un gran bel posto, e salubre, se dal 1884 l’hanno fatta diventare una Colonia Penale modello, con un Ospedale per guarire i carcerati tubercolotici.

La STORIA

E Pianosa doveva essere anche un posto importante, se è vero che storicamente se la sono disputata ferocemente il Papato (fin dal 770 d.C.), poi i Pisani, quindi i Genovesi, il Principato di Piombino con la famiglia Appiani, il Granduca di Toscana, i Borgia, gli Spagnoli, i Francesi, gli Austriaci ecc ecc. Napoleone appunto la riteneva strategica: ci ha piazzato 100 soldati, 6 cannoni e un gruppo di coloni, a cui ha regalato sementi, mucche, pecore e l’esenzione dalle tasse. E quante battaglie a Pianosa! Famose quelle dei cosiddetti corsari franco-turchi, comandati dal famigerato Dragut, che nel 1553, dall’Elba, manda il suo luogotenente Karà Mustafà a fare strage a Pianosa: 500 morti e 200 schiavi. Un detto elbano recita “mi costa più dell’orzo di Pianosa”, alludendo alle difficoltà ma anche alla preziosità di tutto ciò che ha a che fare con questa isola. Decisamente Pianosa ci incuriosisce…

PLANARIA

Si vede da lontano, a occhio nudo, che Pianosa è veramente piatta, il suo massimo “rilievo” non arriva a 30 metri sul livello del mare, non a caso i Romani la chiamavano Planaria. Avvicinandosi bisogna fare attenzione, Pianosa era soprannominata “l’ingannatrice dei naviganti”. Infatti accostando a Cala dei Turchi bisogna stare attenti non solo allo scoglio della Scola, ma anche ad altri scoglietti affioranti. Qualche tempo fa una barca a vela è andata a sbattere contro queste secche e ha rischiato seriamente di affondare e in più – oltre al danno la beffa – ha preso anche una salatissima multa: l’Isola è Parco Nazionale (dal 1988 fa parte del Parco dell’Arcipelago Toscano) quindi è vietato l’accesso, la pesca, la navigazione entro un miglio, la sosta e l’ancoraggio. Noi abbiamo chiesto per tempo il permesso, all’Ente Parco. Se uno vuole però la può facilmente visitare, con gruppi accompagnati e organizzati: la Toremar fa servizio traghetti tutti i martedì da Piombino e da Rio Marina, e durante il periodo estivo c’è un traghetto tutti i giorni da Marina di Campo. Noi con la nostra barcona non accostiamo al moletto, che tra l’altro è pieno di punte di ferro sporgenti arrugginite, ma ancoriamo poco più in là, fuori dal campo di manovra del traghetto, e col gommone entriamo nel piccolo porticciolo

  • 4439 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social