I misteri dell'Isola di Man

Autonoma quasi indipendente, celtica, con una bandiera con trìscele, come quella siciliana! Viaggio alla scoperta di una piccola nazione tra le meno conosciute d’Europa!

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  • di Andrea Bonfitto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Isola di Man: qualcuno ne ha sentito parlare perché a inizio giugno vi si celebra la famosa corsa motociclistica del Tourist Trophy. Spenti però i riflettori, ci si dimentica nuovamente della sua esistenza. Eppure quella mannese è una delle nazioni più antiche e misteriose d’Europa, che vale assolutamente la pena di scoprire!

L’Isola di Man, che conta poco più di 83.000 abitanti, distribuiti su 572 km2, si trova nel mezzo, tra Irlanda, Scozia, Inghilterra e Galles. Eppure, a differenza della ben più lontana Gibilterra, l’isola non fa parte del Regno Unito, pur riconoscendo la Regina d’Inghilterra quale Capo di Stato, proprio come accade per altre nazioni indipendenti, quali ad esempio il Canada, l’Australia o la Nuova Zelanda! L’attuale Regina Elisabetta II, però, sull’Isola di Man non porta il titolo di Regina, bensì di Lord (Signore) di Man.

Per poterla raggiungere da Roma, il modo più economico è quello di prenotare un volo low cost Ryanair da Ciampino verso l’aeroporto di Manchester, e quindi di proseguire per l’isola con uno dei voli della Flybe, proprio come ho fatto io! Acquistando il biglietto con notevole anticipo, personalmente non ho speso più di 120 € tra andata e ritorno!

L’Isola conia proprio denaro: la sterlina mannese, che però non ha corso legale nel Regno Unito, per cui va cambiata con sterline britanniche al momento di uscire dal Paese! Di conseguenza, Man emette anche propri francobolli, e presso gli uffici postali è possibile acquistarli confezionati in appositi raccoglitori destinati ai collezionisti!

Per quanto riguarda il pernottamento, la mia scelta è ricaduta sulla Seaview Guest House a Douglas, la capitale: pulita, economica, colazione abbondante, a pochi passi dalla fermata del bus diretto da/per l’aeroporto! Il pass turistico GoExplore, acquistabile al porto dei traghetti, permette di utilizzare senza limiti per 3 giorni interi tutti i mezzi di trasporto pubblico (bus per la Capitale e per la costa ovest, treni a vapore per il Sud e tram elettrici per il Nord). Ci sono due tipologie di pass, con o senza biglietti di ingresso ai monumenti. Se volete entrare nei castelli e nei musei, vale la pena acquistare il secondo tipo di pass!

LA LINGUA MANNESE

La misteriosa lingua dell’Isola di Man è il mannese (il suo nome è in questa lingua “Ellan Vannin”). Appartiene al gruppo delle lingue celtiche, per cui è molto simile ad esempio all’irlandese e al gallese, ma possiede comunque proprie peculiarità sia grammaticali che lessicali. Un bel souvenir da portare a casa potrebbe essere proprio il corso di lingua mannese, corredato di cd per la corretta pronuncia, edito dalla Manx Radio Productions. Sorprende la profonda differenza che separa questa lingua dall’inglese. Ad esempio, l’Inghilterra viene chiamata “Solstyn”, l’Irlanda “Neryn”, la Scozia “Nalbin”, e il Galles “Bretin”. Come se non bastasse, se l’Inghilterra è Solstyn, la lingua inglese è però chiamata “Baarle”, se l’Irlanda è definita Neryn, la lingua irlandese è però chiamata “Yernish”, e così via, creando non poca confusione! Un’espressione che conviene imparare è il buongiorno: “Moghrey Mie!” e il grazie! “Gura Mie Ayd!” (a voi, plurale) oppure “Gura Mie Eu!” (a te, singolare) …per lo meno stupirete simpaticamente qualcuno!

MAN SOVRANNATURALE

Come in altre culture nordiche, anche in quella mannese sopravvivono leggende e credenze legate alla realtà geografica locale e agli antichi culti dell’area.

Innanzitutto fate molta attenzione, durante la visita, a non farvi ammaliare dalla “ben varrey” (la “donna del mare”, versione mannese delle sirene). Delle creature dette “buggane” potrebbero all’improvviso cogliervi di sorpresa e cambiare dimensioni e forme per terrificarvi, lanciandovi persino pesanti massi di roccia addosso, se li avete disturbati nel loro territorio. Le creature femminili “lhiannan-she” potrebbero insistere perché uomini si innammorino di loro, e così via…

Una delle leggende sulla creazione dell’Isola di Man vuole che una fortissima scossa di terremoto avesse fatto affiorare una nuova terra, che i celti chiamarono Mann, dal nome di Manannan dio del mare, soprattutto per via della continua coltre di fitta nebbia che la nascondeva dalla vista delle imbarcazioni in transito, nebbia che si forma tuttora, a causa della differenza di temperatura tra il terreno fertile e soleggiato dell’isola e le acque gelide che lo circondano. Effettivamente la caduta di una gigante meteorite potrebbe aver colpito la terra in quel punto, provocando un cataclisma, e questo racconto potrebbe essere nient’altro che la versione popolare di un importante avvenimento realmente accaduto, tramandato oralmente di generazione in generazione. Che non sia invece un lontano ricordo del meteorite del Cratere di Kaali, con l’omonimo laghetto, in Estonia, di cui ci ha parlato anche la Syusy a proposito del Meteorite Iperboreo?? Effettivamente, di crateri lì in zona ce ne sono in realtà ben 9, datati tra i 4000 e i 7600 anni fa! Mistero…

Man veniva anche considerata la “Tir Na Nog” delle leggende celtiche, ovvero l’”Isola dell’Eterna Giovinezza”, abitata da genti che non conoscevano il processo di invecchiamento, i Tuatha De Dannan, allontanatisi precedentemente dall’Irlanda, per cui l’isola aveva la proprietà magica di nascondersi da quanti transitavano lungo le sue coste. Chi vi arrivava per caso era soggetto ad un incantesimo che impediva di ricordare loro dove fosse ubicata.

IL MISTERO DELLA BANDIERA CON TRISCELE

La misteriosa bandiera, rossa con triscele, o triskelion, al centro, che tappezza letteralmente l’intera isola, ricorda moltissimo la trinacria (triscele con al centro una testa femminile, o gorgoneion) sulla bandiera della Regione Siciliana! Come mai? Innanzitutto occorre capire come nasce la triscele. Essa è composta dal numero 3, importantissimo in matematica, perché numero primo divisibile soltanto con sé stesso, e viene associata all’antica cultura celtica, ma vi sono prove della sua riproduzione presso altre culture precedenti, tra le quali miceni e nativi del Nord America.

Le prime rappresentazioni risalgono addirittura a oltre 5000 anni fa, nella Contea di Meath, in Irlanda. Ciò la renderebbe più antica, ad esempio, di Stonehenge o delle Piramidi! La Triscele di Meath è rappresentata con tre spirali, al centro di una camera, provvista di un’apertura che la illumina al solstizio d’inverno! Tutto ciò fa pensare che la triscele sia ben più di un semplice elemento decorativo! Effettivamente, la triscele era anche uno dei due simboli (l’altro era il tridente) che rappresentavano Manannan mac Lir (ovvero Manannan figlio del mare!), il leggendario protettore dell’Isola di Man, che da lui prese nome!

Nel 500 a.C. la triscele compare invece sullo scudo di Achille, su di un vaso ora conservato al Museo di Boston, negli U.S.A. L’Iliade, composta attorno al 750 a.C., descrive lo scudo di Achille come contenente, tra le altre cose, terra, cielo e …mare! Probabilmente, dunque, la triscele sarebbe la rappresentazione dell’intero universo! Con Achille, la triscele viene rappresentata per la prima volta con tre gambe, e non più con tre spirali. Nel 315 a.C. la nuova versione della triscele appariva sul conio della città di Siracusa, in Sicilia, stavolta con al centro il viso di Medusa, o, per alcuni, di Persefone, quella che è poi diventata la trinacria sulla bandiera della moderna Regione Siciliana. Le gambe sono quelle del dio Mercurio, associato al dio celtico Lugus, che alcuni esperti considerano un dio trino, per cui ne era appropriata la rappresentazione attraverso una triscele! Questo legame tra Mercurio e Lugus sopravvive ancora oggi sull’Isola di Man: il trofeo al vincitore del Tourist Trophy è…una statuetta del dio Mercurio!

Mi viene daccapo in mente quanto spiegatoci dalla Syusy in merito al Meteorite Iperboreo.

Ho accennato prima ai Crateri di Kaali, in Estonia…ricordate?? Ebbene, sempre sull’isola estone di Saaremaa, dove si trovano questi crateri, c’è un altro luogo abbastanza singolare: una chiesetta medievale, la Chiesa di Karja… dove, tra i vari dipinti (medievali) vi è… una triscele! Praticamente identica a quella di Man! Soltanto che qui le tre gambe hanno tre calzature differenti tra loro. Sarà un caso?? Che ci fa la triscele proprio qui, a nemmeno 17 km dai crateri?? E se davvero lo scudo con triscele di Achille dipinto su quel vaso a Boston fosse un ricordo del proprio passato… estone??! E se poi dall’Estonia la triscela ha raggiunto l’Isola di Man attraverso il Baltico ed il Mare del Nord, e contemporaneamente la Grecia attraverso il Dnepr??! Mistero…

Interessante notare come tuttora gli shintoisti giapponesi utilizzino una variante della triscele, detta “mitsudomoe”, per rappresentare l’uomo, la terra e il cielo. Anche i buddisti tibetani fanno uso di una triscele, detta “gankyil”, ovvero il “cerchio della felicità”, per rappresentare l’energia primordiale, composta dal Buddha (colore rosso), dal Dharma (gli insegnamenti, colore blu) e dal Sangha (colore giallo: la comunità degli illuminati). La triscele si è poi dunque trasformata nella Trinità della Chiesa Cattolica. Si potrebbe quindi affermare che essa, da simbolo del sole, si è poi trasformata nel corso dei millenni in una rappresentazione della divinità trina. Anche la svastica, simbolo di purezza e buona sorte presso gli induisti, di cui abusò Hitler, sembra derivasse dalla più antica rappresentazione del sole, e che, con le sue 4 gambe, sia connessa alla rappresentazione a tre gambe della triscele.

Oltre all’influenza celtica, l’Isola di Man ha subito anche l’influenza dei norreni, e quindi dei vichinghi, presso i quali pure vi era una rappresentazione trina molto simile alla triscele, detta i “tre corni di Odino”, simboli di saggezza, apprendimento e capacità poetica.

È interessante notare come, secondo una leggenda, il dio norreno Baldr (o Balder), figlio di Odino e Frigg, associato a gioia, pace e agli effetti benefici del sole, si spense a metà estate, per cui in quel periodo venivano accesi dei fuochi, a simboleggiare la sua pira funeraria. Dei cerchi di fuoco venivano dunque gettati per tradizione a mezza estate lungo il crinale delle colline, a simboleggiare il declino del sole, e dal concetto della corsa del sole nacque il simbolo della triscele di Man.

Secondo un’altra leggenda, la triscele sarebbe simbolo di quello che noi oggi chiameremmo un disco volante! Al tempo della classe sacerdotale dei Druidi, dei pescatori fecero naufragio presso una delle spiagge dell’Isola di Man. Mentre se ne stavano raccolti attorno al proprio fuoco, apparve improvvisamente tra le nubi un grande disco ardente con tre gambe unite tra loro al centro, che prese a sorvolare su di loro tra la nebbia, prima di fluttuare sulla scogliera e sparire nell’entroterra. I marinai considerarono questa apparizione come auspicio del loro scampo, e le tre gambe in fuga divennero simbolo di fortuna. Semplice caso di delirio o di allucinazioni??

È nel 1266 che la triscele mannese così come la conosciamo noi oggi, con le tre gambe rivestite da un’armatura da cavaliere, completa di speroni, divenne simbolo ufficiale dell’Isola di Man, in sostituzione della nave vichinga, rappresentata in precedenza (i due simboli erano comunque già entrambi conosciuti ed utilizzati). Ciò avvenne nel 1266 per decisione del sovrano Alessandro III di Scozia, che prese in mano il controllo dell’isola, la cui moglie era…sorella di Enrico Re di Sicilia! La versione attuale della bandiera mannese risale al 27 agosto 1971.

Si può dunque affermare che la triscele sia nata tra i popoli del Nord, famosi per il loro stretto legame con il mare, e che tramite i loro spostamenti, essa si sia quindi diffusa anche nel Mediterraneo, che sia stata dunque adottata dalla Sicilia quale simbolo della propria terra, e che da quest’ultima abbia poi preso nuovo vigore sull’Isola di Man. Gran bel viaggio, vero?!

LA CAPITALE: DOUGLAS/DOOLISH

Coi suoi quasi 28.000 abitanti, Doolish (mannese) o Douglas (inglese) si estende per ben 3 km lungo la costa che abbraccia l’omonima baia.

Da non perdere innanzitutto la passeggiata nelle prime ore del mattino sul lungomare, quando la spiaggia è il regno di migliaia di gabbiani

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