Cronache del ghiaccio e del fuoco

Una settiamana in giro per l'Islanda

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  • di luva.04
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

  1. Le bellezze naturali intorno a Reykjavik

La giornata è cominciata con una sorpresa: il caffè islandese (o kaffi) non è solo passabile, è proprio buono! Non sarà l’espresso del bar sotto casa, ma sapere che la caffeina non ci sarebbe mancata nei giorni successivi ci ha messo subito di buon umore nonostante il tempo uggioso e il vento gelido. Dopo aver fatto colazione, ci siamo messi in macchina per cominciare il tour del Circolo d’Oro, una serie di luoghi di interesse visitabili seguendo un percorso circolare con partenza e arrivo a Reykjavik in giornata.

La prima tappa è stata il Parco Nazionale Þingvellir, dal 2004 Patrimonio dell’Unesco, a circa 50km da Reykjavik. E’ un luogo molto importante a livello storico per gli islandesi, infatti è qui che ha avuto sede uno dei primi parlamenti al mondo ed è sempre qui che è stata celebrata nel 1944 l’indipendenza dell’isola dalla Norvegia. Ma il Þingvellir non è solo questo. Qui abbiamo avuto il primo assaggio di quello che avremmo visto per il resto nel nostro viaggio: natura incontaminata, prati verdi, ruscelli, laghi che rendono il paesaggio unico. Un’altra cosa affascinante di questo luogo è la presenza della faglia che divide la placca euroasiatica da quella americana; solo qui e in Africa è visibile perché normalmente queste giunzioni si trovano sui fondali oceanici. La visita al parco ci ha impegnati tutta la mattina e all’ora di pranzo ci siamo diretti a Laugarvatn, a metà strada tra Þingvellir e Geysir e vicino al Fontana, per pranzare al ristorante bistrò Lindin di cui avevamo letto recensioni entusiaste su guide e siti. E non siamo rimasti delusi. La location è meravigliosa e il locale curato e raffinato. Noi abbiamo provato una delle specialità, l’hamburger di renna e il dolce per il quale sono famosi, ovvero una mousse al cioccolato a strati che ci ha lasciati estasiati. Non è certo economico, ma i prezzi sono in linea con quelli di un buon ristorante in Islanda.

La seconda tappa del nostro tour doveva portarci a Geysir, ma il navigatore aveva un’idea diversa e alla fine ci siamo ritrovati da tutt’altra parte, vicino alla città di Selfoss. Le indicazioni stradali sulle strade islandesi ci sono e sono affidabili ma chissà perché quel giorno abbiamo deciso di seguire ciecamente le indicazioni del navigatore… Poco male perché sulla strada abbiamo notato un altro punto di interesse che altrimenti non avremmo visto. Si tratta del cratere Kerið: la caldera di un vulcano spento che ora ospita un grazioso laghetto con le pareti di roccia tra il nero e il rosso cupo. E’ una delle pochissime attrazioni naturali in Islanda il cui ingresso è a pagamento. Il biglietto costa 2€ e i soldi raccolti serviranno a coprire i costi di manutenzione del sito.

Alla fine, con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, siamo arrivati a Geysir sotto una pioggia battente. La cosa bella del tempo in Islanda è la sua variabilità. Un minuto piove a dirotto, quello dopo il sole fa capolino tra le nuvole. Nell’attimo in cui ha smesso di piovere, ci siamo fiondati fuori dal negozietto di souvenir per vedere una delle meraviglie più conosciute dell’Islanda: il geyser Strokkur. Basta attendere dai 5 agli 8 minuti per assistere alla potenza della natura, uno sbuffo d’acqua e vapore che può raggiungere anche i 15 metri di altezza. La zona intorno al geyser è altrettanto affascinante con le sue pozze d’acqua ribollenti, i ruscelli caldi e i vapori che si innalzano dal terreno.

L’ultima tappa della giornata è stata a Gullfoss, una decina di chilometri da Geysir. La cascata è una delle più belle e scenografiche che abbia mai visto. L’acqua è impetuosa e compie due salti (il primo di 10 e il secondo di 20 metri) prima di proseguire verso valle. I giochi di luce e gli arcobaleni che si formano sopra l’acqua sono spettacolari. Si può anche arrivare vicinissimi alla cascata in tutta sicurezza per ammirare il tuffo dell’acqua dall’alto.

  1. Blue Lagoon e un giro per la capitale

La mattina di lunedì ci siamo svegliati con un timido sole che filtrava attraverso le nuvole e abbiamo deciso di visitare la famosa Blue Lagoon. Il momento migliore per immergersi nelle calde acque termali è sicuramente la sera dopo una lunga e stancante giornata di cammino tra le meraviglie naturali di questa parte di Islanda, ma noi abbiamo deciso lo stesso di andarci la mattina sfruttando il cielo favorevole. Il sito della Blue Lagoon (Bláa lónið) si trova a circa 50 km a sud della città di Reykjavik. La strada attraversa un esteso campo di lava e in prossimità della destinazione la prima cosa che si nota sono i vapori che si alzano dalla vicina centrale geotermica che alimenta anche la piscina. Il nome non è casuale, appena si arriva in prossimità del sito si nota subito l’invitante colore celeste lattiginoso delle acque geotermali dovuto alla presenza del silice e all’interazione con la luce. E’ sicuramente una delle attrazioni più turistiche dell’Islanda, ma sarebbe un vero peccato non dedicarle neanche una visita. Il prezzo di entrata base è di 40€ (non proprio economico) ed è possibile richiedere pacchetti aggiuntivi che comprendono asciugamano e accappatoio, massaggi o un pasto al vicino Lava Restaurant. Rimanere a mollo per ore nelle acque a 38-40°C con la temperatura esterna che sfiorava i 10°C è stato decisamente piacevole, così come le maschere facciali fai-da-te, ottenibili grazie ai secchi di silice messi a disposizione in più punti della piscina. Diversi turisti avevano con loro le macchine fotografiche, ma per paura di rovinarle noi abbiamo preferito lasciarle nello spogliatoio. E’ possibile comunque farsi scattare una foto dagli addetti del posto che la invieranno subito al vostro indirizzo e-mail tramite tablet. Una lunga doccia finale per lavare via dalla pelle e dai capelli i sali minerali e poi di nuovo a Reykjavik, dove ci siamo diretti per un pranzo veloce al Bæjarins Betzu Pylsur (in via Tryggvagotu vicino al Porto Vecchio); si tratta di un chiosco che ha una sola specialità: hot dog. E’ riconoscibile a distanza, data la fila costante che vi si trova davanti. Il posto è famoso per aver ospitato Bill Clinton, il quale ha definito il loro hot dog “il più buono mai assaggiato”. Ora, non posso dire con certezza che sia il migliore in assoluto, ma consiglio assolutamente di provarlo. Per il dolce invece ci facciamo tentare da uno dei tanti caffè con le loro imperdibili torte che ci hanno accompagnati per tutto il viaggio. Se ne trovano di diverso tipo e tutte buonissime, meglio se accompagnate da una tazza di caffè. Il restante pomeriggio l’abbiamo dedicato alla visita della città e ad un giro tra gli shop di souvenir (in fondo siamo pur sempre turisti!). Reykjavik non offre molto dal punto di vista architettonico, a parte la cattedrale (Hallgrímskirkja) dalla cui cima si gode di una vista a 360° sulla città. Una visita la meritano il Vecchio Porto, con il lungomare dove possiamo trovare edifici moderni come il Centro Harpa, e il centro storico, con il laghetto Tjörnin, il parlamento e il municipio (all’interno di quest’ultimo si trova una mappa dell’Islanda in 3D). Poco distante, su una collinetta, si trova il Perlan, un edificio a cupola da cui poter ammirare la città. Fino a inizio ’14 ospitava il Saga Museum che racconta, per dirla come la Lonely Planet, dell’avvincente e sanguinaria storia islandese, ma adesso è stato spostato in un edificio vicino al porto (cercando su internet ho poi trovato questo indirizzo: Grandagardi 2, 101 Reykjavik). Dopo cena, alle 20:30, siamo saliti nuovamente sulla barca della Elding per ritentare la sorte con le balene. E questa volta non rimaniamo delusi: non solo abbiamo visto diverse balene Minke Whale, ma anche un gruppo di delfini. Decisamente ne è valsa la pena

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