Il peso della Brexit

Cosa cambia per turisti, studenti e lavoratori e come continuare a godersi il Regno Unito

 

Che belle quelle passeggiate dentro Holland Park, con quella sua aria sognante e quell’atmosfera serena. Proprio lì, a due passi da Portobello Road, il mio mercato preferito in assoluto dove vecchi barbieri e commercianti si affacciano dalle loro vetrine un po’ rovinate dal tempo e guardano quel timido sole che cerca di farsi spazio nel cielo londinese.

In fondo ci sono un po’ cresciuta a Londra: andare in vacanza-studio in college era diventato un appuntamento fisso e mai avrei rinunciato alla mia dose annuale estiva di Five O’ Clock Tea con biscotti al burro. Anche dopo aver superato l’età massima per i viaggi-studio nei college, ho continuato ad andare in lungo e in largo per l’isola di Sua Maestà, senza mai stancarmi dei cieli grigiastri, dei pic-nic nei parchi e dei pub semibui.

Ma cosa cambierà con questa paurosa Brexit? Non mi dite che dovrò chiedere un visto per entrare nella mia adorata Great Britain?

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Il 31 gennaio 2020, infatti, è entrata in vigore la tanto temuta Brexit, ossia l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea. Sono davvero molti i cambiamenti a cui andranno incontro studenti, lavoratori e turisti; il Primo Ministro inglese si è ispirato al rigido modello australiano per regolare gli ingressi nel Paese dei Lord e non si è risparmiato nel redigere una serie di regole molto precise che tutti dovranno seguire a partire dal 2021.

Per i turisti, di fatto, le cose non cambieranno in maniera drastica in quanto, per soggiorni inferiori ai sei mesi, non sarà necessario chiedere alcun visto ma basterà viaggiare con il proprio passaporto. La carta di identità non sarà, infatti, più accettata per l’ingresso nel Paese. Teoricamente, questa regola entrerà in vigore nel 2021, dunque la nostra CI dovrebbe essere valida per tutto il 2020; tuttavia, per evitare qualsiasi problema al vostro arrivo in aeroporto, è meglio portare anche il passaporto: non preoccupatevi, non inciderà sul peso del vostro bagaglio a mano!

Dovrei sentirmi sollevata a leggere questa notizia ma non è del tutto così! Essendo una giovane ingegnera e dottoranda, ho fatto un pensierino sul volare oltremanica e cercare lavoro nel Regno Unito. Se prima della Brexit questo pensiero sarebbe potuto diventare realtà con pochissimo sforzo, ora bisogna dare i numeri! Sì, i numeri: precisamente 70! Boris Johnson, infatti, ha ideato un sistema a punti per decidere chi può entrare a lavorare nel Regno Unito e chi no. Chiunque voglia provare ad avere un futuro nella terra inglese dovrà ottenere i primi 50 punti dimostrando quanto segue:

  • Ottima conoscenza della lingua inglese – 10 punti;
  • Offerta di lavoro da un ente ufficiale – 20 punti;
  • Offerta di lavoro in linea con le proprie skills – 20 punti.

È questa, dunque, la base di partenza per accedere alla classifica del nuovo sistema post-Brexit. A questo punteggio vanno poi aggiunti come minimo altri 20 punti da racimolare tra le seguenti voci:

  • Salario uguale o superiore a 25.600 ₤ (si scende con il punteggio se il salario è inferiore) – 20 punti;
  • Lavoro nei settori in cui c’è carenza di professionalità nel Regno Unito (es: infermieri) – 20 punti;
  • Dottorato in una materia STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) inerente al lavoro che si andrà a svolgere – 20 punti;
  • Dottorato nella materia inerente al lavoro che si andrà a svolgere – 10 punti.

Stando a questa lista, un cameriere italiano con un’offerta di lavoro e in grado di parlare fluentemente inglese potrebbe entrare solamente se il salario corrisposto per il suo lavoro fosse uguale o superiore a 25.600 ₤. Mentre un matematico con dottorato di ricerca, che parla fluentemente inglese e si presenta con un’offerta di lavoro di una multinazionale, può entrare liberamente e svolgere il proprio lavoro. Con questo sistema molto rigido, il Primo Ministro inglese vuole garantire l’immigrazione delle menti più brillanti e alzare l’asticella della qualità della vita in tutto il Paese. In merito a ciò, sarà facilitato l’ingresso di ricercatori e scienziati provenienti da tutto il mondo.

E per i cittadini non inglesi che già lavorano nel Regno Unito? Chi di loro vive in terra inglese da più di cinque anni potrà richiedere un permesso di soggiorno definitivo; chi, invece, vi risiede da meno tempo potrà richiederne uno temporaneo in attesa di convertirlo allo scadere dei cinque anni di residenza. Tuttavia, gli immigrati appartenenti a queste categorie dovranno partecipare a un programma speciale per garantirsi la permanenza nel Paese dal 1 gennaio 2021 secondo un modulo già disponibile sul sito del governo inglese.

Essendo da poco uscita dallo status di “studentessa”, mi sono molto a cuore gli studenti di tutto il mondo. Per loro, la possibilità di andare a studiare nel Regno Unito rimane aperta previa dimostrazione di conoscere bene la lingua inglese, di avere un posto confermato in una scuola inglese e di avere una solida base finanziaria per affrontare il periodo di studi. Tutti coloro che vorranno trasferirsi per motivi di studio o che già frequentano scuole e atenei di Sua Maestà dovranno richiedere un permesso temporaneo di permanenza (European Temporary Leave to Remain) per un periodo massimo di 36 mesi, non rinnovabile. Al termine del permesso, il Governo inglese deciderà quali requisiti servono per prolungare eventualmente il periodo di studio. Per quanto riguarda il programma Erasmus, invece, ancora non sono state prese decisioni; nella speranza che il Regno Unito confermi la sua partecipazione a questo importantissimo programma, probabilmente sarà solo necessario richiedere un visto di ingresso.

Nonostante tutte queste nuove regole ferree, l’amore per gli autobus rossi a due piani e per le teiere floreali di ceramica non diminuirà! Per questo sono sempre in trepidante attesa di tornare di nuovo in questa terra meravigliosa.

Di Kilometri a Colazione Chiara e Giulia Travel Advisor Wanderoo

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