In giro per l'india e il nepal

Avendo già scritto il nostro primo diario di viaggio l’anno scorso in Messico “Katia e Dani in giro per il messico”, ed avendoci preso gusto, abbiamo deciso di scrivere anche quest’anno. Ne approfittiamo per salutare i nostri compagni di viaggio ...

Diario letto 1784 volte

  • di Katia 18
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia

Avendo già scritto il nostro primo diario di viaggio l’anno scorso in Messico “Katia e Dani in giro per il messico”, ed avendoci preso gusto, abbiamo deciso di scrivere anche quest’anno. Ne approfittiamo per salutare i nostri compagni di viaggio Luigi e Daniele, Simona e Ignazio e tutti gli altri con i quali ci siamo divertiti un casino.

DOMENICA 22 agosto 2004 Anche quest’anno la sveglia è all’alba, prendiamo l’aereo Airone per Roma, poi un aereo Lauda air per Vienna ed infine Austrian Airlines per New Delhi, e strano ma vero senza ritardi di alcun genere verso le mezzanotte e mezza locale (3 ore e mezza di fuso orario), dopo un giorno passato in aeroporto, arriviamo, ma solo noi senza le valigie, la sfortuna ci perseguita, e meno male che abbiamo avuto l’accortezza di mettere il carica batterie della videocamera e i rullini nel bagaglio a mano. Sembra si siano fermate per sbaglio in qualche aeroporto. Così ci tocca a fare la denuncia e dopo circa un’ora riusciamo ad uscire dall’aeroporto, dove ad aspettarci c’era la nostra accompagnatrice italiana Tiziana, che ci rassicura dicendo che se ne sarebbe occupata l’agenzia “Le Passage to India” e che l’indomani ci avrebbe portato a comprare qualcosa da metterci. Il resto del gruppo era già tutto in autobus, così siamo partiti alla volta del nostro Hotel “Il Marriott” e strada facendo abbiamo visto già uno scorcio d’india, gente che dormiva sui marciapiedi, mucche per strada, macchine (per la maggior parte tutte Ambassador), schizzare via.

LUNEDI’ 23 agosto 2004 Per il primo girono di tour la sveglia è alle otto, il cielo è un po’ coperto. Facciamo conoscenza con quella che sarebbe stata la nostra guida fino ad Agra cioè Anil, un simpatico indiano sposato con un’italiana, molto bravo tanto che aveva vinto anche dei primi a livello internazionale come migliore guida. Dopo un abbondante colazione partiamo per la prima visita al complesso del Kutub Minar, con un autobus che a detta loro era di gran lusso per l’india e che ci avrebbe accompagnato fino ad Agra per poi cambiarlo con un altro che altro che lusso..... Un complesso che prende nome proprio dal minareto che si trova al suo interno e che con un diametro di 25 mt si erige per circa 73 mt. All’interno di questo, si erige un portale meraviglioso realizzato con pietra arenaria rossa tutta riccamente intarsiata a mano. Al centro di un cortile si innalza poi una colonna appartenuta ad un antico tempio indu eretto del IV-V secolo A.C., la cui particolarità sta nel fatto che questa è fatta da una particolare e misteriosa lega di ferro che nonostante il tempo non presenta alcuna traccia di ruggine. Sempre nelle vicinanze si notano pio i resti di un altro minareto mai stato completato che doveva, per dimensioni, essere il doppio del primo. Finita la visita per un pelo non ci siamo presi la pioggia così andiamo a pranzo in un ristorante di un hotel del centro di New Delhi e finito di pranzare e soprattutto di piovere andiamo a visitare un tempio Sikh. La guida ci avverte subito che per entrare ci saremmo dovuti togliere le scarpe e i calzini, la cosa non mi ha entusiasmato molto visto la grande affluenza di fedeli e soprattutto perché aveva appena finito di piovere e parte del percorso sarebbe stata all’aperto, ma stringo i denti e mi preparo insieme agli altri, scalza e con un fazzoletto copricapo giallo offertoci gentilmente da loro. Entriamo in un cortile, tutto bagnato naturalmente, e ci avviciniamo a vedere da dietro delle grade la zona dove i fedeli mangiano, infatti è usuale che all’ora di pranzo dei volontari sikh preparino da mangiare per la gente che viene, fedeli e non, rispecchiando proprio la loro filosofia. Infatti il pensiero di questa religione consiste nel vivere pratico, nel servire l’umanità e nel generare tolleranza e amore fraterno verso tutti. Il termine “Sikh significa “discepolo”, e un Sikh è qualcuno che crede in un Dio unico e negli insegnamenti dei Dieci Guru raccolti nel Guru Granth Sahib, la Sacra Scrittura sikh. I sikh non riconoscono il sistema delle caste e neppure credono nel culto degli idoli, nei riti e nelle superstizioni. Un Sikh si distingue dagli altri grazie a cinque simboli, conosciuti come i cinque K che sono: Kesha (capelli lunghi che non sono mai stati tagliati come la barba e che sono raccolti sotto un turbante) Kangha (pettine che si tiene nel turbante per sistemare capelli e barba), Kara (braccialetto di acciaio ), Kachha (mutande) e Kirpan (spada o pugnale per difendersi). Coloro che si tagliano o spuntano i capelli o la barba commettono una infrazione alle regole cardinali dell’ordine. Un Sikh senza questi simboli non è nessuno. Entriamo poi nella parte dedicata alla preghiera, diciamo che l’odore all’interno non era molto gradevole, così esco molto velocemente e ne approfitto per fare due foto con le guardie vestite in modo molto carino. Finita la visita ci rimettiamo le scarpe e partiamo alla volta della Moschea del Venerdì o Jama Masjid, nella parte vecchia di Delhi, una mosche all’aperto, la prima vista finora. Quello che ci aspetta al nostro arrivo è la vera india finalmente, stradine strette, piene zeppe di persone, auto e risciò carichi di ogni cosa, una fila interminabile di bancarelle di artigianato fino alla moschea che è la più grande di tutto il Paese. Questa si erige su una altura a cui si accede attraverso scalinate in arenaria rossa, ha tre grandi portali, tre cupole a cipolla come tutte le moschee, quattro torri angolari e minareti alti 40 mt. In marmo e arenaria rossa. L’ingresso orientale era riservato all’imperatore e si apre oggi solo il venerdì in occasione della preghiera dello Juma. Il grande cortile di circa 10.000 mq è in grado di ospitare fino a 25.000 persone. La moschea è caratterizzata da 11 archi di cui quello centrale in corrispondenza della mecca. Mentre eravamo nel cortile ad ascoltare le spiegazioni di Anil, a poco poco siamo statti circondati da tantissimi giovani indiani che ci guardavano come fossimo stati marziani, ci stavano praticamente incollati addosso, guardano a bocca aperta le videocamere e le macchine fotografiche che avevamo in mano con uno stupore incredibile e il tutto in religioso silenzio. Finita la visita ha ricominciato a piovere, per fortuna il tempo ci ha graziati permettendoci di fare le visite in pace. Sulla strada del ritorno in hotel, ci siamo fermati per una breve sosta fotografica al forte rosso e poi sotto la pioggia siamo scesi a vedere il Raj Ghat, il memoriale eretto nel luogo dove è stato cremato il Mahatma Gandhi. “He Ram!”, oH Dio, sono le ultime parole pronunciate dal Mahatma colpito a morte da un fanatico indu e sono incise sulla lastra di marmo nero al centro del parco sulla quale ogni giorno visitatori di tutte le nazionalità e religioni depositano fiori. Il Mahatma Gandhi fu assassinato il 30 gennaio 1948 pochi mesi dopo aver compiuto la sua missione per la lotta d’indipendenza del popolo indiano

  • 1784 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, , , ,
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social