In scooter dall'Italia alla Guinea Bissau

Viaggio avventura e solidarietà per regalare due moto mediche a un ospedale pediatrico della capitale della Guinea Bissau

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  • di mronz
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Tiznit – Laayoune (Sahara Occidentale) – Km 610

Il tratto di strada che ci attende subito dopo Tiznit è l’ultimo piccolo sforzo in salita dei nostri scooter. Da qui in poi ci dimenticheremo degli splendidi rilievi dell’Atlante marocchino; una volta raggiunto nuovamente il litorale, il percorso si fa prevalentemente piatto ma incantevole per la magnifica vista che si gode. La costa Atlantica sarà un po’ il “leitmotiv” che ci accompagnerà fino a destinazione, in quanto l’itinerario continuerà a seguirla allontanandosi e riavvicinandosi a più riprese. La meta odierna è Laayoune, la porta d’ingresso nei territori dell’ex Sahara Spagnolo, ora provincia interna del Marocco. La strada oltre Guelmim inizia ad essere solitaria, preludio alla magnifica monotonia che ci attende domani; solo alcuni lievi scollinamenti nascondono per pochi minuti l’orizzonte ed i posti di controllo della Polizia Marocchina armata di Telelaser. Oggi è giornata di vento che tira dall’Oceano verso l’interno desertico, a volte tanto impetuoso da provocare una violenta mareggiata che solleva fitte nubi di rugiada salmastra che raggiungono il nastro di asfalto inzuppando noi ed i nostri scooter. L’ingresso al tramonto a Laayoune è come sempre emozionante. Per il suo recente turbolento passato legato all’agognata indipendenza del Sahara Occidentale, Laayoune è caratterizzata da un’imponente presenza militare sia Marocchina che dell’O.N.U. L’aria che si respira è comunque serenamente anonima ma si percepisce di essere in una città di frontiera oltre la quale si aprono territori ben diversi da quelli attraversati fin’ora. L’albergo prenotato da casa non ha la minima idea di chi siamo quindi ci tocca trovare un altro alloggio. La sera trascorre pigramente lungo il corso principale tra il rumoroso concerto dei veicoli sapientemente “diretti” dai fischietti dei poliziotti agli incroci ed i bar affollati di uomini intenti a guardare partite di calcio sui maxischermi dei dehors, fumando come ciminiere e sorseggiando l’immancabile tè alla menta.

Laayoune – Dakhla – Km 564

Nei 750 chilometri che ci separano dal confine con la Mauritania troveremo solo due città, l’ultima delle quali a 200 chilometri dalla frontiera. Da qui iniziano le decine di posti di blocco che Esercito, Polizia e Gendarmeria Reale si distribuiscono tra loro per frammentare il viaggio. Il vento non ha mollato un attimo e ha soffiato tutta la notte mischiandosi con l’umidità del mare. Non ci piace guidare col vento laterale, come penso non piaccia a nessuno. La sorprendente stabilità dei nostri tre ruote ci aiuta parecchio ma l’impegno mentale più che quello fisico è comunque stancante. Le ore di guida passano lente come i chilometri, scanditi dalle pietre miliari che ci informano quanto ancora manca a Dakhla, la tappa di oggi. L’Oceano è sempre lì al nostro fianco ed il suo azzurro fa da contrasto con l’ocra della terra. Questa è una regione desertica dove non si trovano che rarissime dune di sabbia; il resto è un piatto e monocromatico “hammada” sassoso tagliato da grigi rettilinei infiniti. Unici intermezzi i gruppi di dromedari semiselvatici e le sperdute stazioni di servizio che offrono una breve sosta polverosa con benzina di scarsa qualità ma che costa meno di 0,60 Euro al litro. Nel tardo pomeriggio, superato l’ultimo posto di blocco, iniziamo i 40 chilometri più belli della giornata. La penisola al cui termine si trova Dakhla è stupenda. Percorrendola verso sud si attraversano scenari lunari incorniciati ad est dalle calme acque ventose della baia interna, colorata da decine di vele di kite-surf, e ad ovest dalle ruggenti onde oceaniche. Dakhla è accogliente e ben fornita di strutture ricettive. Il solito ristorante spagnolo ci permette di bere un’ultima buona birra. Siamo in un Paese Musulmano. Da qui in avanti ce la sogneremo per un bel pò…

Dakhla – Nouadhibou (Mauritania) – Km 484

Oggi affronteremo la prima frontiera entrando in Mauritania. Via da Dakhla incrociamo il Tropico del Cancro, segnalato da piccoli cartelli. La temperatura continua ad essere fresca, non al punto da congelarci ma sufficiente a penetrare nelle ossa nonostante un abbigliamento a strati il cui capo più esterno è una giacca antipioggia che non molliamo da Tangeri… In circa tre ore siamo in frontiera. Ok, armiamoci di pazienza, tiriamo fuori tutto l’ossequioso francese che conosciamo, facciamo i piacioni ed aspettiamo il nostro turno in un formicaio di decine e decine di veicoli scassati e di innumerevoli persone, chi agitato, chi rassegnato, chi strafottente. Tra loro una moltitudine di gente che si spaccia per esperta di pratiche doganali e che si offre di aiutarti a districarti nel caos documentale che ti attende. Ovviamente a pagamento. Uomini e donne inamidati dentro divise impolverate piene di stellette della Police, della Gendarmerie, della Douane e dell’Esercito ci sfiniscono di richieste, di pretese, di carte e di timbri finché finalmente l’ultima sbarra si alza e ciao ciao Marocco. La “Terra di Nessuno” è una fascia di qualche chilometro che divide i territori dei due stati ma di cui, da come si intuisce, a nessuno dei due non gliene frega niente. Fino ad un paio di anni fa era totalmente sterrata; niente strada, niente pista, niente tracce se non i segni delle ruote dei veicoli passati prima di te. Solo terra, sabbia, rocce, polvere e centinaia di carcasse di veicoli abbandonati oltre a tonnellate di spazzatura. Stavolta la troviamo asfaltata. Incredibile. “Vuoi vedere che oggi non rischiamo di forare o di restare insabbiati?” Il sogno dura poco

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