L'anima di Bisanzio

Alla scoperta dei monasteri medioevali del Monte Athos, di Salonicco e delle vestigia dell'antica Macedonia di Alessandro Magno.

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  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il Monte Athos è uno dei luoghi più misteriosi e meno accessibili d’Europa. Con oltre 2000 metri d’altezza, il Sacro Monte (Aghion Oros) è situato nell’estremità della penisola più orientale della Calcidica, attraversata da una dorsale ricoperta da fitte foreste che s’inoltra nel blu dell’Egeo per circa 56 chilometri. La penisola fa parte della Grecia ma costituisce una repubblica monastica autonoma sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli ed amministrata dalla IeraEpistasìa, assemblea degli abati dei 20 monasteri regnanti. Il mito vuole che la montagna sia stata originata da un enorme masso scagliato dal gigante Athos nel tentativo di uccidere Poseidone durante la guerra tra gli dei dell’Olimpo ed i titani. Dal nono secolo si tramanda che la Vergine, in viaggio con l’evangelista Giovanni, approdasse a seguito di una tempesta lungo i lidi della penisola, rimanendo affascinata dalla bellezza del luogo. Da allora, la zona del monte Athos è nota come il “giardino della Vergine” ed è ritenuta la più sacra agli ortodossi dopo la città di Gerusalemme. Da sempre meta di eremitaggio ed ascetismo, nel 963 d.C. venne fondato sulle pendici orientali del Monte il primo monastero (la Grande Lavra) da Sant’Atanasio, grazie ai finanziamenti dell’imperatore bizantino Niceforo Fokas. Atanasio morì 6 anni dopo per il crollo della cupola della chiesa che stava aiutando a costruire con i suoi confratelli, tuttavia l’edificazione di nuovi centri monastici continuò negli anni a venire creando una complessa rete di rapporti regolati dai typicon, insieme di regole che sono state riviste per l’ultima volta nel corso del ’700 e che, sostanzialmente invariate, vengono applicate fino ai giorni nostri. Tra queste regole rientra quella che vieta l’accesso nella penisola alle donne e a tutti gli animali di sesso femminile (tranne i gatti e gli uccelli): tale interdizione risale al 1045 e sarebbe motivata dal fatto che la Vergine sia l’unica a potervi risiedere, ma più prosaicamente si ammette che la presenza del gentil sesso possa distogliere i monaci dalla preghiera e dalle occupazioni quotidiane. In previsione del crollo di Bisanzio gli abati riuscirono ad accordarsi con i turchi, accettando il loro dominio formale fino al 1912, quando cioè il territorio del Monte Athos venne incorporato nel regno di Grecia. Nel corso della seconda guerra mondiale Hitler accettò di farsi nominare dagli abati come loro protettore e questo risparmiò i monasteri da possibili distruzioni durante l’occupazione nazista; così quel mondo arcano, ricco di tesori e tradizioni secolari è giunto pressoché inalterato all’alba del secondo millennio dal cuore del medioevo. La penisola del Monte Athos si raggiunge agevolmente da Salonicco da cui dista circa 2 ore. Meno agevole invece è l’organizzazione del viaggio, che presuppone l’ottenimento di uno speciale permesso – il diamonitirion– da richiedersi con largo anticipo all’ufficio dei pellegrini del Sacro Monte e che viene rilasciato ogni giorno per non più di 10 visitatori non ortodossi (a patto di essere di sesso maschile, ovviamente), a cui deve seguire l’accettazione della richiesta d’ospitalità presso i monasteri in cui si intenda alloggiare.

Ouranoupolis, la città del cielo, è la porta d’accesso al Monte Athos e da qui partono le tradizionali crociere che permettono a tutti di ammirare – ma a non meno di 500 metri dalla costa – gli spettacolari monasteri medioevali del litorale occidentale. Nella cittadina, vivace centro balneare estivo, ha sede il minuscolo ufficio che si occupa del rilascio dei permessi aperto sin dalle 7 del mattino. Poco più a sud di Ouranoupolis la penisola è attraversata dalla “frontiera”, un basso muro di pietre a secco invalicabile per chiunque, tranne che per i pompieri in caso di improvvisi incendi. Il Monte Athos è essenzialmente un luogo di pellegrinaggio e, anche per chi non è ortodosso, offre l’opportunità unica di partecipare alla vita quotidiana dei monaci scandita dalla preghiera e da antiche regole rimaste immutate nel corso del tempo. Nei pressi della torre bizantina, partono i traghetti diretti verso il porto di Dafni, collocato nel centro della penisola; quello più lento si ferma anche presso i vari monasteri lungo la costa, la maggioranza dei quali dispone di arsanas, cioè di piccoli moli con torri medievali e ricoveri per le barche. Si raggiunge così Monì Xenophontos, la tappa iniziale. Il monastero sorge in prossimità della spiaggia ed ha una tipica struttura atonita, caratterizzata da alte mura merlate perimetrali con terrazze di legno affacciate sul mare. L’aspetto esterno è imponente ed è evidente la funzione difensiva necessaria per respingere nel passato gli assalti dei predoni. Varcato il cancello d’ingresso si accede in un’altra dimensione, dove le lancette degli orologi seguono l’orario giuliano come nell’antica Bisanzio, quando il tramonto coincideva con la mezzanotte. Al centro di ogni monastero si trova il katholicon, cioè la chiesa principale e più antica. A Xenophontos ne è stata costruita anche una seconda utilizzata per i vespri oltre che per le funzioni notturne che iniziano alle 2:00 e terminano verso le 5:00 del mattino del nostro orario. Nella foresteria, i monaci accolgono i pellegrini in modo piuttosto informale, offrendo caffè greco e loukoumi e ciascuno procede direttamente a scrivere i propri dati sul registro prima dell’assegnazione delle stanze. Fratello Georgios accoglie gli stranieri con un buon inglese ed indica una camera nel piano superiore, quello deputato ad ospitare le persone di altre confessioni. Spiega gli orari dei pasti e delle funzioni e, inizialmente, si è un po’ spaesati anche perché gli animi secolarizzati e poco inclini alla pratica religiosa rimangono piuttosto perplessi all’idea di dover partecipare, per di più nel cuore della notte, a così tante ore di preghiera ed in una lingua incomprensibile (il greco bizantino)… in realtà si scopre ben presto che il coinvolgimento nelle elaborate liturgie orientali fa parte integrante di un viaggio così particolare come quello sul Monte Athos

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