Giordania on the road

Da Amman a Aqaba in sei giorni

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  • di theworldwidejournal
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

È il deserto, una distesa di nulla più assoluto, quello che vediamo mentre l’aereo si abbassa per atterrare all’aeroporto di Amman, la Vigilia di Natale. Dopo aver passato i controlli, la Giordania ci accoglie con un sole tiepido e un cielo terso, pulito dal forte vento. Vento che nei giorni seguenti ci porterà un buon numero di nuvole e anche qualche goccia di pioggia, ma per ora, inconsapevoli e con l’idea (sbagliata) che in Medio Oriente faccia caldo, andiamo alla scoperta di questo affascinante e pacifico Paese, pronti a immortalarne gli aspetti più intriganti.

Di Amman amiamo subito i marciapiedi sconnessi, le strade strette e tortuose, le case chiare e quella sensazione leggera di decadenza. Dopo esserci immersi nel blu della Moschea Re Abdulla I, l’unica accessibile ai turisti, raggiungiamo l’antica Cittadella. La fatica della salita viene ripagata da un tramonto mozzafiato che si posa lentamente sulle rovine romane, svelando i segreti di quella civiltà così remota, eppure così vicina.

Meno poetiche sono le guide che si offrono di mostrarvi la città. Un piccolo appunto: la popolazione giordana è tendenzialmente povera, e il turismo in crescita degli ultimi anni offre un’occasione a molti. Non è quindi raro che guide (più o meno ufficiali e preparate), commercianti e tassisti attacchino bottone con qualsiasi turista, anche se lo fanno sempre in maniera amichevole e gentile. Un deciso ma altrettanto gentile rifiuto è sufficiente per farli desistere.

Scendendo dalla cittadella verso il centro ci imbattiamo nel Foro, conservato benissimo, dove ormai sta scendendo la sera. La città si accende con le sue luci, e i souk ci travolgono in un tripudio di colori e profumi, sapori di frutta e dolci, urla dei venditori che cercano di coinvolgere i passanti, e che sembrano quasi un canto.

È con un certo dispiacere che, dopo una cena a base di quello che si dice essere il miglior falafel della città, condito da una buona dose di hummus, ci congediamo da questa città così viva e vissuta. Con entusiasmo ci dirigiamo però il giorno dopo verso Jerash, ancora inconsapevoli del fatto che sarebbe stato uno dei posti più spettacolari che avremmo visto.

La località, poco distante da Amman, ospita infatti uno dei siti archeologici più importanti della zona. Dietro l’Arco di Adriano che funge da portale d’ingresso, l’antica Gerasa romana si apre ai nostri occhi perfettamente visibile e conservata. Camminare al suo interno e osservarne ogni dettaglio, perdersi tra le colonne e immaginare la vita quotidiana che vi si svolgeva è un’esperienza unica.

Dopo la scarpinata sulle antiche strade romane, è un piacere potersi rilassare sulla costa del Mar Morto e galleggiare nelle sue acque tiepide. La sua posizione nel punto più basso della terra lo ripara dal vento freddo, ma sfortunatamente non c’è un sole che tramonta da ammirare. L’esperienza dei fanghi e del bagno salato è divertente, e anche se purtroppo sulle coste non ci sono altro che resort, dal nostro terrazzo sul mare riusciamo quasi a sentire l’inconfondibile profumo della primavera.

Il giorno dopo ripartiamo sotto un cielo sempre più grigio alla volta di Betania Oltre il Giordano. Luogo dove si suppone sia stato battezzato Cristo, ma anche luogo di conflitto per i confini con Israele. Essendo stato terreno minato fino a poco meno di trent’anni fa, l’accesso è possibile solo tramite un tour privato, che però ha tristemente tutte le caratteristiche di una trappola per turisti: poche spiegazioni e una lunga sosta all’interno del negozio di souvenir. Procediamo tra vere e proprie tempeste di sabbia provocate dal forte vento fino alla chiesa che sorge sulla riva del fiume Giordano. Al di là del suo stretto letto, pellegrini pregano sotto alla bandiera israeliana.

Il vento forte e grosse nuvole scure ci accompagnano fin sulla vetta del monte Nebo. Da qui, Mosè aveva visto la Terra Promessa, noi purtroppo non vediamo nulla. Ci consoliamo però con la visita della Chiesa del Memoriale di Mosè, all’interno della quale sono conservati splendidi mosaici risalenti al 530 d.C

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