Giordania on the road

Tour fai da te di una settimana alla scoperta delle meraviglie di questo piccolo paese arabo

  • di GianlucaDeLeo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Per il ricorrente viaggio periodico con l’ormai consolidato gruppetto di amici-colleghi viaggiatori, quest’anno ci siamo concentrati sul mondo arabo, sconosciuto e affascinante allo stesso tempo, ancor più per il modo sospettoso con cui, a mio avviso ingiustificatamente, si guarda da occidente a questa consistente parte di mondo. La scelta si è subito ristretta a tre mete di grande fascino: Oman, Giordania e Iran.

Alla fine la scelta è ricaduta sul piccolo regno di Giordania per i tanti aspetti positivi a suo favore. Paese estremamente sicuro, piccolo e facile da poter essere girato, quasi completamente, in una settimana ed estremamente economico da poter contenere il budget di spesa attorno ai 1000 euro anche grazie al nuovo volo Ryanair che collega Roma ad Aqaba, che ha portato frotte di turisti italiani a visitare questo paese.

Inoltre la visita permette di spuntare una di quelle mete che ogni viaggiatore che si rispetti dovrebbe affrontare almeno una volta nella vita: la meravigliosa Petra.

Prima di partire abbiamo fatto dall’Italia il Jordan Pass (costa poco più di 100€ a persona) che permette di visitare gran parte delle attrazioni del paese e comprende anche il visto d’ingresso.

9/3

Ci ritroviamo a Ciampino dove ci aspetta il volo che in poco più di tre ore ci porterà ad Aqaba, località turistica adagiata sul Mar Rosso. Ritiriamo il nostro suvvettone da Dollar e facciamo subito check-in nello spartanissimo Hotel Amer 1, consigliato solo in caso di permanenza di poche ore e il cui livello di pulizia è esattamente proporzionale al prezzo pagato (vale a dire 13€ a persona, quindi fate un po’ voi). Ci lanciamo subito alla scoperta delle botteghe e i ristorantini presenti a Raghadan Street. Ceneremo ad un costo irrisorio da Hashem Son’s, proprio sotto l’hotel, assaggiando un divino hummus e dei fantastici falafel. Dopo una scorribanda post cena in una pasticceria della zona andiamo a nanna presto visto che l’indomani ci aspetta una giornata molto impegnativa.

10/3

Già verso le 4 e 30 ci sveglia il canto del muezzin della limitrofa moschea; ci rigiriamo ancora un po’ nelle coperte ma alle 6 come da programma siamo pronti ad affrontare i 130 km che ci separano da Petra. Il tragitto in una prima fase è molto facile, poi, da quando si prende la Strada dei re, diventa leggermente più impegnativo ed occorre guidare con una certa cautela. Arriviamo nel parcheggio del sito verso le 8 e 30 e lì si avvicina un beduino che ci propone un’alternativa per visitare il sito di cui avevamo letto un gran bene su internet e che io mi sento di consigliare a tutti (o quasi) perché permette di risparmiare molto tempo e tante preziose energie.

Il percorso canonico, infatti, prevede l’ingresso dal Visitor Center, una lunga camminata che attraversa il Sik verso il punto più famoso del sito archeologico (il Tesoro), e poi il lunghissimo percorso verso il Monastero con la devastante e leggendaria erta finale di 800 gradini, che i più allenati percorrono in circa 40 minuti mentre i meno allenati possono percorrere a dorso di uno dei tanti muli messi a disposizione (a pagamento) dalla miriade di beduini presenti nel sito. Il giro poi prevede il lungo ritorno dal Monastero al Tesoro (stesso percorso fatto all’andata) e per i più preparati fisicamente una scalata di circa 30 minuti verso un punto panoramico che permette di fare delle foto entusiasmanti sul Tesoro visto dall’alto.

L’alternativa che invece noi abbiamo abbracciato con entusiasmo (20 Jod a persona trattabili), è quella di farsi portare in 4x4 per un sentiero molto dissestato e accidentato ad un ingresso secondario che permette di arrivare direttamente al Monastero dopo un percorso di circa 40 minuti. Questo approccio alternativo concede tre grossi vantaggi; il primo è quello di affrontare i famosi 800 gradini in discesa; il secondo di fare il lungo percorso Monastero-Visitor Center una sola volta; il terzo di conservare preziose energie per poter affrontare la scalata verso il punto panoramico sul Monastero che, comunque, è molto impegnativa fisicamente sia in salita che in discesa. Detto questo occorre fare due avvertenze per il percorso alternativo: uno, non pensiate di poter arrivare da soli all’ingresso secondario per risparmiare perché otterreste soltanto di non trovare mai l’ingresso e contemporaneamente di sfondare la vostra auto a noleggio; due, il percorso da questo ingresso è facile ma, comunque, prevede delle piccole asperità che non possono essere affrontate da bambini o da persone di una certa età.

Tornando al nostro giro, dopo aver fotografato il Monastero, dove si ha la possibilità di fare anche una piccola pausa in un punto ristoro, proseguiamo in discesa sugli scalini, incrociando una miriade di botteghe beduine che offrono souvenir di ogni tipo ed un esercito di muli che portano i turisti più pigri, o meno preparati, in alto. Vistiamo tranquillamente i vari punti di attrazione all’interno del sito archeologico tra cui le Tombe dei re, l’anfiteatro e il tempio romano poi decidiamo di affrontare l’ostica scalata verso il punto panoramico sul Tesoro. Lì si paga una consumazione obbligatoria di 2 Jod ad una beduino piazzato in una tenda per prendere una bibita fresca e per scattare la foto must sul Tesoro visto dall’alto con le gambe (apparentemente) penzoloni nel vuoto. Dopo aver fatto il percorso all’inverso, molto impegnativo anche in discesa, si cammina verso il Tesoro per ammirarlo dal basso tra i beduini che provano a venderti qualsiasi cosa. Infine, non meno affascinante (e a conclusione del giro abbastanza faticosa) la camminata di circa 30-35 minuti nello spettacolare canyon (Sik) che dal Tesoro riporta al Visitor Center. Verso le 15:30 andiamo finalmente a mangiare una deliziosa Manshaf (superbo piatto locale a base di riso e agnello) al consigliatissimo Zawaya Restaurant nel cuore di Wadi Musa, che è il piccolo centro turistico che si è sviluppato attorno al sito archeologico. A due passi dal ristorante c’è il nostro hotel, lo Sharah Mountains, buon 3 stelle con colazione inclusa il cui unico difetto è che ha un Wifi decente solo nella hall. Ci docciamo, riposiamo un po’ e poi sul tardi andiamo a fare un piccolo giro della città che in termini di divertimenti notturni ha ben poco da offrire se non ristoranti dall’ottimo rapporto qualità prezzo.

11/3

Il giorno dopo ci aspetta una giornata più “rilassante”. Ci resta da visitare Little Petra a circa 15 km da Wadi Musa che è un sito che (come si intuisce dal nome) ha costruzioni nabatee scavate nella roccia arenaria più piccole e meno spettacolari rispetto alla ben più famosa area archeologica principale. La visita (gratuita per i possessori di Jordan Pass) in realtà riserva un canyon altrettanto spettacolare e soprattutto dà la possibilità di usufruire di scalate, scorci e anfratti nascosti tra pochi turisti. Insomma ci godiamo il sito a 360 gradi, percorrendo anche sentieri non segnalati e ci beiamo, distesi sulle rocce, del caldo sole che la giornata regala. Dopo circa due ore, avendo ancora tempo a disposizione, decidiamo di andare a visitare lo Shabak Castle che sorge a 30 km circa da Little Petra. Anche in questo caso accediamo con Jordan Pass; si tratta di un castello in rovina che per la posizione in cui si trova ha un suo fascino. La visita, pur non essendo fondamentale, e se si ha tempo a disposizione, vale la pena di essere fatta. Rientrati a Wadi Musa, pranziamo in maniera spettacolare a base di deliziose costolette di agnello e squisiti frullati di mango presso il ristorante libanese My Mom’s Recipe. Assolutamente consigliato anche se non propriamente economico visti gli standard di prezzo locali.

Tornati in hotel, ci riposiamo in attesa di Petra by Night, escursione notturna pagata a parte (circa 25€ a persona acquistabile presso tutti gli hotel) che permette di ammirare il Tesoro illuminato da una miriade di candele e di percorre il canyon sotto le stelle.

12/3

La giornata inizia molto presto perché prevede un lungo trasferimento verso Amman. Durante il percorso facciamo delle soste in punti di grande interesse religioso. Infatti, prima ci fermiamo a Madaba, la città dei mosaici, dove si ha la possibilità di visitare varie chiese cristiane tra cui quella di San Giorgio che custodisce un mosaico di straordinaria importanza che, ad oggi, rappresenta la più antica cartina della Palestina e fornisce numerose informazioni storiche sulla regione.

Da Madaba ci dirigiamo verso il Monte Nebo dove, secondo la tradizione religiosa, Mosè ebbe la visione della Terra Promessa. L’ingresso al sito costa 2 Jod e come per la Chiesa di San Giorgio non è compreso nel Jordan Pass. Il sito è di recente costruzione e ha un fascino a mio modo di vedere meramente simbolico. Belli comunque i mosaici che qui è possibile ammirare.

Dal monte Nebo, in circa un’ora, si arriva al sito del battesimo di Cristo sul fiume Giordano. La visita, compresa questa volta nel Jordan Pass, dura un’ora e prevede anche una guida locale. Il luogo vero e proprio del battesimo conserva un certo fascino, nonostante del fiume Giordano non resti neanche l’ombra, sia perché nel corso dei secoli è stato deviato per scopi agricoli sia perché ne è diminuita, anche per motivi climatici, drasticamente la portata. Interessante è la parte dove il Giordano segna il confine con Israele; infatti, sia da una parte che dall’altra si può assistere al rito dei fedeli che si bagnano nelle acque, non propriamente cristalline, del fiume.

Ci dirigiamo poi verso Amman, una metropoli sterminata che ha enormi problemi di traffico. Infatti, mettete sempre in conto di dover affrontare lunghe code soprattutto in ingresso alla città. Per pernottare, abbiamo scelto l’Hotel Toledo che pur non essendo in downtown, ha il vantaggio di non esserne lontano e, contemporaneamente, di non condividerne il caos. L’hotel inoltre ha un eccellente rapporto qualità prezzo ed ha servizi nettamente superiori alla categoria assegnata (trattasi di un tre stelle). Per la sera andiamo a cena presso un ristorante siriano (Tawaheen Al Hawa Restaurant) che mi sento di consigliare per l’ottimo rapporto qualità prezzo e per il simpaticissimo personale. Ma, la quantità dei locali dove cenare, è talmente sterminata che avrete solo l’imbarazzo della scelta del tipo di cucina che volete assaggiare.

Consigliati, per muoversi all’interno di questa caotica e tentacolare città, sono i taxi che, per pochi Jod, ti portano ovunque.

13/3

Questa volta con mezzi propri ci spostiamo nel magnifico sito archeologico di Jerash (l’antica città di Antiochia) che dista poco meno di un’ora da Amman. Compresa nel Jordan Pass, la visita è assolutamente consigliabile. In circa un paio di ore si ha la possibilità di vedere le rovine romane tra cui meritano soprattutto l’anfiteatro e il decumano. Ritornati ad Amman visitiamo la Cittadella, che domina la città dall’alto in stile Partenone, ed il bellissimo ed enorme Anfiteatro situato a pochi passi dal Suk di Amman e che coincide col centro storico della città. Lì ci perdiamo per ore tra street food e acquisti di qualsiasi tipo, soprattutto souvenir, a prezzi mai visti.

14/3

Partiamo da Amman verso le 7 in direzione Mar Morto. Lo scopo è quello di entrare in uno dei vari lidi che costeggiano la costa giordana per fare le famose foto in galleggiamento sulle acque ultra saline di questo mare. Purtroppo il meteo, che finora ci era stato amico, non ci aiuta. Piove a dirotto per cui, seppur a malincuore, dobbiamo rinunciare e ci rassegniamo ad iniziare il lungo cammino verso il deserto del Wadi Rum (230 km e 4 ore di auto circa). Qui abbiamo prenotato il nostro alloggio nel deserto presso il Jamal Rum Camp. Questo è uno dei tanti campeggi presenti nell’enorme deserto, gestito da sei simpaticissimi fratelli beduini, che ha il privilegio di essere economico e di sorgere in una splendida posizione, protetto da una alta montagna. Inoltre offre a parte (costo 20 jod a persona) un entusiasmante escursione in Jeep. Dopo esserci goduti il tramonto, ceniamo a base di pollo e verdure cotte, secondo antiche tradizioni, sotto la sabbia del deserto, poi dopo aver ascoltato un po’ di musica e aver dato un’occhiata alle stelle, andiamo a dormire presto.

15/3

Dopo una colazione a base di pane arabo e marmellata (niente di che a dire il vero), uno dei sei fratelli, tale Faoud, si presenta con la jeep che ci porterà a scoprire, nel giro di quattro ore, gli angoli più suggestivi del Wadi. Tra questi spicca quel che resta dell’abitazione di Lawrence d’Arabia. Il giro è molto emozionante e le quattro ore passano velocemente tra poche alte dune e numerose formazioni rocciose su cui è possibile arrampicarsi per fare foto spettacolari. Da questo punto di vista il deserto del Wadi Rum è molto più simile ad un deserto americano (sabbia, alte formazioni rocciose e sparuta vegetazione) che a quelli di tipo sahariano (dune di sabbia a perdita d’occhio). Consigliato per l’escursione, il classico abbigliamento a cipolla in quanto a bordo (per chi sta all’esterno ovviamente) fa freddo e tira molto vento, mentre, quando poi ci si ferma vicino ai punti di interesse, può fare estremamente caldo.

Terminata la visita poco oltre mezzogiorno, decidiamo di andare a rilassarci al mare vista la splendida giornata di sole, anche per compensare il mancato bagno nel Mar Morto.

Ci dirigiamo così verso South Aqaba (a circa 60 km dal Wadi Rum) e verso il Berenice, splendido resort che al costo di 8 Jod permette di usufruire di asciugamani, ombrelloni, sdraio, piscine e spiaggia, e dove abbiamo modo di fare il primo bagno dell’anno nelle acque trasparenti e tutto sommato (considerato il periodo) temperate del Mar Rosso.

Ci rilassiamo per circa 3 ore in spiaggia, dopodiché ci dirigiamo verso Aqaba, dove questa volta soggiorneremo in una struttura tra le meglio recensite della città: il Lacosta Hotel. Questa meravigliosa struttura a quattro stelle, per 90€ circa a camera a notte, offre ottimi servizi tra cui una colazione a buffet eccezionale. Finalmente rilassati e senza tabelle di marcia da rispettare, ceniamo prima molto bene presso Khubza e Seneya , il miglior ristorante di Aqaba secondo le recensioni di Tripadvisor, e poi ci dedichiamo al passeggio, al cazzeggio e allo shopping.

16/3

Con tutta calma ci svegliamo e ci godiamo la colazione a buffet del Lacosta. Inoltre visto che l’aereo partirà alle 19 locali ci mettiamo alla ricerca degli ultimi regalini nel Suk di Aqaba. Alla fine, in particolar modo, decidiamo di saccheggiare su Raghadan Street un negozio chiamato Coffe Makers, specializzato neanche a dirlo nella preparazione istantanea di miscele di caffè. Prima di andare via gustiamo gli ultimi Falafel, il delizioso Knafeh (dolce tipico a base di formaggio) ed infine la pizza giordana che, nonostante imprecisioni e accostamenti decisamente azzardati, da napoletano, mi sento di giudicare con una certa benevolenza.

Torniamo in hotel per le ultime videochiamate a casa pre-partenza e per riprendere i nostri trolley. Eravamo partiti con bagagli carichi di indumenti lindi, ora ritorniamo, da questo splendido ed accogliente paese, con gli stessi bagagli carichi di indumenti intrisi di polvere e sabbia ma, traboccanti delle innumerevoli emozioni che questo gentile popolo e questa splendida terra ci hanno saputo regalare.

  • 2947 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, , , ,