Giordania in libertà

Tre giorni in Giordania in libertà. Auto a noleggio, due giorni a Petra e una toccata e fuga sul Mar Morto e nel Deserto Wadi Rum

  • di Elle67
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Giordania in 3 giorni. Troppo pochi, ma sufficienti per un primo assaggio e farti venire voglia di tornarci presto.

Prendiamo la nostra macchina a noleggio all'aeroporto di Amman, una piccola berlina con il cambio automatico, che poi scopriremo essere assolutamente indispensabile su queste strade. È circa mezzogiorno e dobbiamo essere a Petra per cena ma ce la prendiamo comoda, vogliamo goderci il paesaggio della Kings Highway. Purtroppo in dicembre il sole tramonta alle 16.30 quindi le giornate terminano presto.

A casa abbiamo scaricato le mappe di Google e impostiamo come prima destinazione il Mar Morto, passando da Ma’In. La stagione non consente bagni ma almeno vogliamo vederlo da vicino. Senza navigatore non saremmo mai riusciti ad uscire da Amman, anche se l’aeroporto è abbastanza periferico è già nella giusta direzione, verso sud. Giriamo per un po’ in piccole strade di periferia, piene di sacchetti di plastica impigliati nelle reti di recinzione, cani randagi, bambini che giocano per strada vestiti con gli abiti dei fratelli maggiori, buche grandi come crateri, un mercatino di soprabiti di montone o cammello improvvisato in un incrocio. Tutti ci guardano curiosi, i turisti faidate non abbondano. Finalmente prendiamo la strada per Madaba e usciamo dal centro abitato. Sappiamo che lì c’è un bellissimo mosaico ma non c’è proprio il tempo per entrare in città. Tra l’altro non sono sicurissima che saprei guidare nel traffico cittadino, meglio che prima mi abitui agli usi e costumi locali. Aggiriamo Madaba e continuiamo verso Ma’In e le sue cascate termali. Dopo poco le case scompaiono e la strada comincia a salire. Il paesaggio cambia, i colori predominanti sono sempre il giallo e il rosso. Ci godiamo il paesaggio, finalmente sgombro da sacchetti di plastica svolazzanti e il deserto, nel senso che incrociamo pochissime macchine. Bello, molto bello. Al bivio che indica dritto Mar Morto e sinistra Ma’In decidiamo di girare, anche se non volevamo arrivare alle cascate. La strada diventa ancora più impervia, cominciamo a ringraziare il cambio automatico! Tornanti e tornanti, il paesaggio è da favola. Finalmente troviamo uno spiazzo molto ampio e possiamo fermarci ad ammirarlo. Il primo impatto con la Giordania colpisce: montagne rocciose gialle, prive di vegetazione. Solo in basso si vede una zona verde, e un grande hotel: immaginiamo che lì ci siano le cascate ma non possiamo arrivarci, la discesa è lunga e purtroppo non c’è tempo. Ammiriamo ancora un po’ il paesaggio e torniamo indietro verso il Mar Morto.

Finalmente il mare! Nel frattempo il cielo si è aperto e splende un bellissimo sole! Via piumino e maglione, si sta a mezza maniche. Andiamo verso sud, a destra il mare e a sinistra dei canyon stupendi, ho visto un paesaggio simile solo negli Stati Uniti. Purtroppo non ci siamo preparati un percorso e comunque non abbiamo il tempo, ma quando troviamo uno spiazzo sulla destra ci fermiamo, vogliamo vedere il mare da vicino. Siamo poco dopo il Mujib Bridge. C’è una macchina di locali ferma, uno di loro è sceso sulla riva (lì il mare è diversi metri più in basso), poi capiremo che è andato a fare scorta di sale. Vediamo che sale in due minuti, nonostante sia in ciabatte, quindi scendiamo. Ovviamente non è così facile come sembrava, rocce appuntite ovunque, ma riusciamo ad arrivare in basso. Le strisce bianche che sembravano schiuma da onde in realtà sono fatte dal sale. C’è un’intera parete di sale, alta un paio di metri, a testimoniare che una volta il livello dell’acqua era molto più alto. Il mare ha un bel colore verde acqua, è calmissimo, peccato non poter fare il bagno. Qui fa caldo ma siamo pur sempre in dicembre.

Risaliamo, mettendoci molto più tempo dell’indigeno in ciabatte, e ripartiamo verso sud. Arriviamo fino alla fine del Mar Morto e poi giriamo verso l’interno, prossima destinazione Al Karak. È una delle tappe principali sulla strada 35, la Kings Highway. L’idea è di vedere il castello solo da fuori ma poi decidiamo di farci un giro, velocemente perché stanno chiudendo. Essendo sulla cima della montagna c’è una bella vista, ma il sole sta scendendo e le temperature stanno cambiando in fretta. Pochissima gente. Una guida (non so quanto ufficiale) ci cattura e ci fa vedere tutto il castello. Mantenuto benino (considerando l’età, è un castello crociato, ma non aspettatevi affreschi o mobilio, ci sono solo pietre), alcune parti ricostruite. Facciamo un giro veloce poi la guida ci abbandona, e noi non troviamo più l’uscita! Dopo un po’ di panico, qualche giretto a vuoto in lunghi corridoi ciechi, e la temperatura che scende di un grado al minuto, finalmente troviamo il cancello e siamo liberi! Mentre torniamo alla macchina veniamo abbordati dai bar della zona, ormai è l’ora dell’aperitivo. Magari ci saremmo anche fermati, se la colonna sonora non fosse stata…Despacito!!! Scappiamo! Scappiamo per modo di dire, perché il muezzin inizia a chiamare per la preghiera del tramonto e il traffico aumenta. Siamo in un ingorgo, ma la guida non è poi così difficile. Basta lasciarsi trasportare dal flusso, cercare di non investire nessuno e trovare la via d’uscita. Il traffico è caotico ma non nervoso, nessuno si arrabbia se sei un po’ imbranato. La prima cosa che notiamo è l’abbondanza di barbieri! Ma quanti ce ne sono?!? Poi i meccanici, e ci credo, vista la vetustà del parco auto. Finalmente abbandoniamo Al Karak e prendiamo la SS 35 direzione Petra. Purtroppo di lì a qualche minuto è buio, addio paesaggio, quindi scegliamo di continuare sulla Desert Highway per arrivare prima. Arriviamo a Petra dopo 180 km e due ore e mezza molto faticose! Gli ultimi chilometri sono inimmaginabili, le salite e le discese si susseguono una dopo l’altra ripidissime! Tornanti, qualche tratto sterrato o comunque con tante buche da non capire se si è in una strada o in un campo, buio pesto, non c’è neanche la luna! Finalmente davanti ai nostri occhi le luci della città! Mi emozionano più delle mille luci di New York, finalmente siamo arrivati!

Sulla guida in Giordania farò poi una digressione perché merita. Comunque sarà stata la strada, la sveglia alle 4 o il volo tutto sussulti, ma siamo distrutti e scegliamo di cenare in albergo

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