Su e giù per Fuerte...

Su e giù per la desertica e ventosa Fuerteventura

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  • di ginevrina
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro

Partenza il 16 aprile 2010, ritorno il 23; partecipanti alla gita io, mio marito e i miei genitori, instancabili viaggiatori. Destinazione: Canarie, in particolare la più desertica dell’arcipelago, Fuerteventura. Viaggio organizzato da me tutto via internet, approfittando del fatto che ryanair aveva da poco inaugurato il volo diretto Pisa/ Fuerteventura.

Quindi volo Ryanair, appartamento prenotato su booking in un residence a Caleta De Fustes, zona ideale come partenza alla scoperta dell’isola, in quanto centrale; e auto prenotata su lastminute all’ agenzia Orlando Canarias, che non ha sportello in aeroporto ma troverete una signora estremamente operativa ad attendervi, la quale con guida sportiva di pulmino vi condurrà al deposito auto dell’agenzia.

Prima di iniziare il resoconto dettagliato della settimana alla scoperta dell’isola, sperando che la nostra esperienza possa servire da spunto per qualcuno che intenda visitare Fuerte, vorrei esprimere qualche impressione generale ed estremamente personale sulla meta, perché in fondo è proprio ciò che ognuno di noi prova di fronte ad un nuovo orizzonte che lo rende un’esperienza unica. Su alcune guide avevo sentito ripetere che Fuerteventura è selvaggia, io la definirei piuttosto desertica, affascinante e brulla, ma i segni dell’uomo sono troppo ingombranti ormai per definirla “selvaggia”. Le zone turistiche sono piacevoli da usare come base ma fuggirei come la peste la vita in villaggio o troppo legata alla base scelta: a Fuerteventura è indispensabile girare, scoprire, vedere, solo così si può capire l’essenza e il fascino di quest’isola, mentre nei luoghi di villeggiatura si rischia di cadere nel turismo “globalizzato” che fa apparire ogni luogo del mondo perfettamente identico ad un altro. Una delle cose che mi ha disarmato è la completa assenza di un piano di sviluppo turistico a rispetto dell’impatto ambientale: i casermoni di cemento abbondano imponenti come mostri moderni, e si digeriscono male, specialmente pensando che le Canarie sono Europa, e non un paese del terzo mondo dove non esiste nessuna regola. Per questo bisogna andare a cercare ciò che ancora esiste di vero, altrimenti in questi paesi turistici “finti” si rischia di dimenticare dove ci troviamo, se a Fuerteventura, a Sharm o in costa Smeralda.

Ma partiamo con la telecronaca del viaggio.

I° GIORNO

Arriviamo a Fuerteventura alle 18.30, il tempo di sbrigare le pratiche per l’auto ed ecco che una bellissima KIA Picanto verde smeraldo ci porta a Caleta de Fustes. D’impatto orrenda questa località diventa più carina man mano che si scopre, mostri di cemento a parte. Nell’intricato labirinto di stradine tutte uguali piene di villaggi e residence ci mettiamo un po’ a trovare la nostra base Puerto beach Castillo e abbiamo il primo impatto con la popolazione, per chiedere informazioni: sono tutti gentilissimi e disponibili, particolare che riscontriamo per tutta la settimana. Ma la reception è chiusa, perché sono ormai le 8 di sera, chiamiamo un numero di riferimento e ho occasione di spolverare un po’ di inglese. Andiamo in un altro albergo dello stesso proprietario dall’altra parte di Caleta e finalmente abbiamo le nostre chiavi. Verso le 10 cerchiamo un ristorante, Caleta è invasa dagli inglesi e da locali su misura per loro, finalmente troviamo una locale quasi spagnolo e mangiamo una paella. Non si spende molto, per noi abituati ai prezzi toscani praticamente è regalato. La paella ad esempio costa 18 euro, ma è per due se non tre persone, non si paga nessun coperto e se per esempio si ordina la carne è compreso nel prezzo un piatto abbondante di contorni. La vita notturna è legata ai pub in cui gli inglesi si riversano ma non fa per noi e ci ritiriamo

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