Un week end tutto di corsa tra Reims e Charleville

La Maratona e la partita di Ligue 1. La nuova cucina italiana e la choucroute di Alain

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  • di Andrea Misuri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 6
    Spesa: Fino a 500 euro

Primo giorno A Reims

Appuntamento annuale per la Maratona di fine ottobre. L’impegno agonistico in un clima di festa cittadina, l’incontro con gli amici locali, l’occasione per qualche coppa di champagne. Arriviamo dopo una giornata trascorsa alternandoci al volante. Il Bristol Hotel, 78-80 place Drouet d’Erlon, si rivela una scelta azzeccata. Siamo nel cuore di Reims. Un po’ quello (mantenendo le dovute distanze) che gli “Champs Elysées” rappresentano per Parigi. Questo largo viale nacque sul finire del XII secolo, per riunire gli artigiani del legno ed accogliere la fiera annuale di Pasqua. Qui si concentrano hotel, cinema, negozi di moda, cioccolaterie. Brasserie, birrerie e ristoranti sono tra i più frequentati della città. Scegliamo Aux Coteaux, 86 place Drouet d’Erlon, popolare e sempre affollato. Ambiente familiare, arredamento colorato, piatti tradizionali e regionali mai banali. Gestione ormai trentennale - di padre in figlio - attenta alle richieste di una clientela in buona parte fidelizzata. Scelgo salade jurassienne: belle de Morteau, la salsiccia affumicata della città di cui porta il nome, comté, formaggio a pasta pressata, pancetta, pomodori, patate e crostini. A seguire Guillaume Tell: sorbetto alla mela e calvados.

Secondo giorno

Anche qui, come da noi, le stagioni vanno per conto loro. I tetti aguzzi di Reims, che nei rigidi mesi invernali di un tempo facevano sì che la neve scendesse rapidamente, oggi non sarebbero più necessari. Ancora venticinque anni fa, quando venimmo a correre la prima volta, a ottobre era freddo e la pioggia ghiacciata rendeva difficile la corsa. Oggi si gira in maglietta. Andiamo a giro per il centro. Il naso all’insù per goderci le bellezze architettoniche della città. Uscita in gran parte distrutta dalla Grande Guerra, la ricostruzione di Reims coincise con l’epoca dell’Art Déco. Che ammiriamo, una per tutte, nella facciata di rue de Talleyrand 11. Di fronte, al n. 8, è l’occasione di curiosare a “L’Iris de Florence”, un negozio dedicato all’arte della decorazione della casa. A cominciare dalla tavola, con i servizi i più vari ed eleganti, coltellerie e set di bicchieri. Ancora, divani e poltrone, sedie a sdraio e sgabelli, orologi da parete, statuette di biscuit dipinte a mano e quant’altro potete immaginare trovare posto in una abitazione. Il motivo per il quale mi soffermo su questo storico negozio - fin dai primi decenni del Novecento specializzato in liste per matrimoni e battesimi - è però un altro. E’ l’unica attività commerciale al mondo che porta il nome del simbolo della mia città. Era il 1882 quando Emma Bendix, una giovane signora di 24 anni, in rue des Tapissiers (attualmente rue Carnot), apre la profumeria “L’Iris de Florence”. Con ogni probabilità perché dal bulbo della pianta si estrae un talco bianco assai usato allora nei prodotti di toilette. Poi, nel 1922, il nuovo proprietario Emmanuel Leconte apre il locale nella sede attuale. Il suo messaggio “Un ambiente accogliente per mostrare il valore delle collezioni”, ancora oggi è al centro del rapporto con il cliente.

Per il pranzo ci fermiamo a L’Edito, 74-80 place Drouet d’Erlon. La brasserie è contigua e dello stesso proprietario dell’hotel dove alloggiamo. Sponsor, scopriamo, dello Stade de Reims, saldamente al centro della classifica in Ligue 1. Le parole che pubblicizzano il locale: “Scrivere la storia…” rimandano a Gutenberg ed alla sua invenzione. Tipografie sono disegnate sulle stampe alle pareti. Dal soffitto pende un’istallazione

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