Un'idea per s.ambrogio: savoia in invernale

SAVOIA IN INVERNALE Ponte di S.Ambrogio, 1998. Noi quattro: papi, mamma, Ottavia quasi 4 anni, Pietro quasi 2 anni. Fiat Ulysse, da Milano. Francia, ancora una volta, i vicini di casa, ma non così vicini a tiro di weekend, e ...

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  • di Paola Cosmina
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro

SAVOIA IN INVERNALE Ponte di S.Ambrogio, 1998.

Noi quattro: papi, mamma, Ottavia quasi 4 anni, Pietro quasi 2 anni.

Fiat Ulysse, da Milano.

Francia, ancora una volta, i vicini di casa, ma non così vicini a tiro di weekend, e allora eccoci con ben 5 giorni a disposizione, attirati da una regione dal nome nobile e altisonante, Savoia! C’è dentro un pezzo della nostra storia.

Passato il Tunnel del Monte Bianco (quello precedente al gravissimo incidente del 99), l’autostrada ci porta direttamente ad Annecy, prima tappa...Sotto una nevicata fitta fitta. Riusciamo a raggiungere il Logis senza catene. Eh bè, siamo a dicembre, no? La mattina successiva è dedicata alla visita di questa elegante e dolcissima cittadina, una Lugano francese, raccolta sulle sponde del suo lago. Ha smesso di nevicare. Sul lungolago, dopo i giardini, l’Hotel de ville, ottocentesco, e due chiese. Ci inoltriamo a piedi nella città vecchia, ma...Saremo mica a Venezia? Ci si aprono angoli suggestivi, con le case medievali sulla riva del Thiou, e ponticelli che le legano. Su una isoletta c’è il Palais de l’Isle, messo a prua di nave, medievale, un angolo di sogno, e fiori, fiori dovunque, anche se è inverno, spruzzati di neve, come i tetti. In alto, sopra la città vecchia, domina il castello, con la torre della Regina. Che pace, Annecy. Riprendiamo la macchina per il giro del lago, bellissimo nei colori ancora autunnali già dolcemente imbiancati. Scorgiamo un altro castello, e un’abbazia, più in alto. Una sosta davanti al lago a Talloires, una fila di gelsi che guarda il lago, che non è triste, è acceso di colori.

Riprendiamo l’autostrada, la mattina dopo, passiamo da Aix les Bains, la famosa località termale, già nota ai Romani. Ci attende poi il lago del Bourget. Più solitario, più cupo, non ameno, ma solo il nome mette il brivido: Bourget, una delle classiche del rally di Montecarlo. Wow. Al capo estremo un castello, di proprietà privata, spunta alto sul lago. Ma è la riva sinistra che ci riguarda più da vicino: grigia e solitaria, austera, la Reale Abbazia di Hautecombe, Altacomba. Qui riposano i Savoia, i re che fecero la storia d’Italia. Anche l’ultimo re d’Italia, Umberto II, morto nel 1983, che ci ricevette personalmente, noi turisti, nella sua casa d’esilio portoghese solo qualche anno prima. Questa è casa loro, mesta, nobile; nel silenzio della chiesa le 44 tombe una dietro l’altra, un mausoleo di pietra. 300 statue in pietra bianca, neoclassiche, un po’ freddine, popolano l’interno dell’abbazia. Un pezzo di Italia scalzato fuori dall’Italia, riposano nella loro terra, ma è Francia. La sensazione di qualcosa di incompiuto. I monaci benedettini vegliano oggi su tutto questo.

Scendiamo su Le Bourget du Lac, residenza Savoia (ovviamente!) fino al 1248. Raccolta, la prioria, accanto alla gotica chiesa del duecento. E finalmente siamo a Chambery. Capitale della Savoia fino al 1562, poi trasferita a Torino. Qui nacquero i conti di Savoia, tra cui un papa, Felice V. Il castello è davvero imponente, enorme, ingrandito a più riprese. Le torri cinquecentesche creano un insieme di grande armonia; la S.Te Chapelle gotica, conservò la Sacra Sindone. E’ bella anche la città vecchia, con tratti a portici di tipo torinese.

Riprendiamo la strada, che non sarà una strada qualsiasi. Per scelta, ci inerpichiamo per la strada dei Tre Colli, meglio nota come la “Chartreuse”. La mitica, altra prova speciale del Montecarlo di una volta. Da qui a Grenoble saranno 64 Km, tutti guidatissimi e goduti, spesso su neve. I tre nomi: Col du Granier, panoramicissimo sulle cime rosse d’intorno, poi, attraverso la gorge d’Entremont, il Col du Cucheron. (Solo molto più avanti, la mattina dopo, il terzo e ultimo, il Col de Porte, tra i boschi, già sopra Grenoble). Il Logis è prenotato nel paesino di S.Pierre-de-la-Chartreuse. Non a caso scelto qui. Intanto, siamo su un paio dei tornanti “storici” del rally, documentati da grandi foto di passaggi automobilistici su neve, appese nei bar e ristoranti locali. E poi, siamo qui per La Grande“Chartreuse”, fondata nel 1084 da S.Bruno, casa generalizia dell’ordine certosino, uno dei monasteri più importanti d’Europa. E’ fuori dalla strada principale. Immersa nel bosco, in un mare di neve, nessuno in questa stagione, apre solo in estate. Peccato, ma la suggestione invernale è unica. Peraltro sono visitabili solo la foresteria e la cripta d’ingresso. Il monastero è nascosto tra i boschi, in una valletta selvaggia, bisognerebbe camminare per 2 Km. Torneremo in estate. Perché qui, adesso, nel silenzio di questo cortile, nella rarefatta luce della mattina invernale, ci sono – 14 °C. Abbiamo piumini e doposci, ma li sentiamo tutti. Scendiamo a tornanti su Grenoble, capoluogo del Delfinato. Si stende lungo un’ampia ansa del fiume Isère, dominata dalla cittadella detta Bastille, che si può raggiungere in funivia. Subito sotto, la chiesa di S.Laurent, sotto la quale visitiamo il complesso preromanico della cripta, con resti gallo-romani e merovingi. Altri sono conservati nel Museo del Delfinato, poco più avanti. Attraversiamo il fiume, per un salto nella città vecchia, dove spiccano i gotici Palais de Justice e la chiesa di S.Andrè, bellissimi. Ci sarebbe anche il Museo di Belle Arti, uno dei più importanti di Francia. Ma ci attira anche la parte moderna: qui si tennero i giochi olimpici invernali nel 1968, che diedero volto nuovo alla città. Simbolo ne è ancora l’avveniristico stadio del ghiaccio, dalla grande vela di cemento, ma tutta la zona olimpica richiederebbe una visita più approfondita Usciamo prendendo l’autostrada che ritorna verso Nord, che corre sotto il massiccio di rocce rosse, bellissimo, al di là del quale si snoda la strada della Chartreuse, quella del giorno prima. A destra lo Chateau Bayard, mentre l’autostrada prosegue in direzione Albertville per arrivare a Megève. Magnifica stazione invernale di notissima fama, noi ricordiamo ancora la discesa libera che si teneva qui, dal Rochebrune, col famoso e pericolosissimo “salto della strada”. Era una prova di coppa del mondo di sci, ai tempi di Franz Klammer.

Il cuore del paese è di ricercata eleganza, la piazzetta incorniciata dalle luci di Natale, piena di neve, ci immerge nell’atmosfera da montagna d’altri tempi, riservata a pochi. E’ bellissima e raccolta, sotto la magia della neve. Pietro si ammala, febbrone, troppo freddo per lui, in questo viaggio. A forza di tachipirine...Torniamo a Milano, ma il giro è concluso. Ciao, magia delle grandi montagne. Ciao, Savoia.

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