Favignana, una sola volta non basta

Un luogo meraviglioso e selvaggio, da esplorarlo pedalando adagio

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  • di mokina
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

A noi piace tornare subito in un posto, soprattutto se abbiamo la sensazione di non averlo “catturato” completamente; questo è stato il semplice motivo che ci ha fatto visitare l’isola in giugno (abbinandola a due notti a S.Vito Lo capo) e ottobre.

La stagione fa la differenza e Favignana regala il meglio di sé a seconda dei venti e delle correnti: lo scirocco creerà scorci caraibici a Cala Rossa o alla piccola spiaggetta di fianco alla tonnara, ma renderà impraticabile Cala Azzurra o Lido Burrone.

Questa piccola perla, raggiungibile in mezz’ora di aliscafo dal porto di Trapani, ha la particolarità di essere piccola quanto basta per girarla in bicicletta, poco traffico, due sole spiagge di sabbia ed un’infinità di calette meravigliose dove servono le scarpette da scoglio ed una maschera per viverle intensamente.

Giugno è decisamente “stagione piena”, il mare calmo e l’acqua è davvero freschina (meglio buttarsi velocemente!); ottobre è bassa stagione, pochi turisti, a volte vento forte (per noi tre giorni di scirocco) che ti costringe a pedalate mozzafiato, ma che ti fa sentire padrona dell’isola e ti fa apprezzare il suo lato più selvaggio.

Non mi chiedete quale mese mi è piaciuto di più perché non saprei rispondervi; per aiutarvi a scegliere, mi limito a suggerirvi che, per la vita di mare (compresa l’escursione dell’isola in barca o, magari, la visita alla vicina Marettimo) è sicuramente meglio l’inizio estate, ma per i colori di fine stagione, i pochi turisti (ormai solo stranieri) e l’acqua calda, sicuramente ottobre.

Favignana non è un posto da “vacanzieri”in cerca di movida e shopping: è un’isola un po’ aspra che si apprezza esplorandola adagio, adagio,lentamente, per non perdersi nemmeno una delle sue innumerevoli bellezze (con uno scooter in un’ora avete già visto tutto le cale…..e poi?).

Non bisogna mancare l’ascesa al Monte Caterina (magari all’alba o al tramonto e, perché no, anche in entrambe le occasioni!), dal quale domina la rocca ormai abbandonata dalle guarnigioni militari con una meravigliosa vista che spazia a 360 gradi su tutta l’isola; con mezz’ora di bici e le marce ridotte si affrontano i primi due tornanti, poi, una volta legati i mezzi ai piedi della scalinata, la salita inizia rapidamente per raggiungere la cima della collina (tempo di percorrenza a piedi: dai 40 min.in su).

Imperdibile la visita guidata alla tonnara Florio, sapientemente restaurata (riaperta al pubblico solo da settembre), che parla di acque un tempo ricchissime di tonni, di rudi pescatori, di gente operosa che utilizzò il regalo del mare per inscatolare sott’olio splendidi filetti di pesce.

Parla di natura che regalava ricchezze, ma che in cambio chiedeva solo rispetto : il rispetto di lasciare il tempo ai tonni di riprodursi, limitando la mattanza ad una sola volta all’anno durante i mesi di maggio e giugno.

La visita, della durata di circa due ore, racconta altre cose : la storia della famiglia Florio, ricca di aneddoti sui personaggi principali, le storie dei pescatori, la storia dell’economia del ‘900 e, l’orrore della mattanza in tutti i suoi particolari, viene stemperato dal sentimento di persone che, con quel regalo prezioso del mare, ci vivevano per un anno.

Dopo che la tonnara fu venduta per il declino della dinastia dei Florio, l’ultima misera pesca è avvenuta nel 2007 ad opera di un consorzio di pescatori, i quali non sono riusciti a coprire nemmeno le spese sostenute, riducendo sul lastrico molte famiglie locali, in primis l’ultimo rais Gioachino Cataldo (il rais era colui che dirigeva le operazioni durante la pesca)

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