Etiopia terra d'Africa

<em>Dal numero di Maggio di Turistipercaso Magazine in edicola, lo speciale di Patrizio sul suo viaggio in Etiopia! Scarica a questo link <a href='/imgTpc/novita/2009/05/14maggio_etiopia.pdf' target='_blank'>il pdf con le pagine della rivista</a>.</em> «Ma come ti trovi in Etiopia?» «Benissimo, siete tutti ...

 

«Ma come ti trovi in Etiopia?» «Benissimo, siete tutti così gentili, disponibili. Molti etiopi parlano italiano, sembrate avere davvero un rapporto positivo con l’Italia...» «E te ne stupisci? Per noi l’italiano, inteso come lingua e non solo, rappresenta anche oggi un legame con la modernità e lo sviluppo». «Ma come è possibile? L’Italia in Etiopia si è macchiata di orribili delitti: non ci siamo certo comportati come brava gente!». «Ma cosa credi?! Noi sappiamo ben distinguere le responsabilità di un regime, quello fascista, da quelle di un popolo, quello italiano, al quale ci sentiamo legati». Questo dialogo, durante il mio viaggio in Etiopia, nel 2006, con un professore di storia dell’Università di Addis Abeba, mi ha commosso, mi ha illuminato e, in un certo senso, mi ha anche umiliato, perché avevo sottovalutato la sensibilità e la capacità critica del mio interlocutore e di tutti gli etiopi. È stata una bella lezione. Tutto il viaggio è stato una bella lezione, di storia innanzitutto. La storia dei rapporti fra Italia ed Etiopia, per me era un problema, perché mi metteva a disagio. Ho girato una bella fetta di mondo, e dappertutto sono abituato a sentirmi italiano, e quindi tranquillo, “leggero”, benvoluto, subito accettato. Ma in Etiopia? Lo sapete cosa abbiamo combinato noi Italiani in Etiopia? Questo numero di maggio di Turistipercaso Magazine esce praticamente lo stesso giorno di 73 anni fa in cui Mussolini dichiarava dal suo balcone la “Vittoria” in Abissinia... E allora prima di affrontare un viaggio in Etiopia – uno dei più belli che ho fatto – vi chiedo di concedermi qualche riga di Bignamino storico, secondo me indispensabile non solo e non tanto per coltivare o esorcizzare astratti sensi di colpa collettivi, quanto per poi capire meglio e di più... Fatemi il piacere, leggete il box sia pure approssimativo e lacunosissimo che ho scritto qui di fianco (in calce, per la versione pubblicata qui sul sito ndr), e soprattutto informatevi. Mi raccomando: non c’è solo Wikipedia!!!! Io ho consultato anche www.Lastoriasiamonoi.Rai.It e sono andato a fare due chiacchiere con un amico che lavora all’Istituto storico Parri di Bologna (www.Istitutoparri.Eu). E poi, volendo, ci sarebbero tanti libri...

1° giorno

ADdis Abeba il Nuovo Fiore

Io e il mio amico Orso, in compagnia di Bunna del Gruppo Reggae-rock degli Africa United, siamo partiti da Roma, con Ethiopian Airlines, che si è rivelata un’ottima compagnia, sia nei voli da eper l’Italia, ma soprattutto in quelli interni: l’Etiopia è servita da una sorta di Circolare Aerea, che tutti i giorni fa il giro delle maggiori città, comodissima. Arriviamo ad Addis Abeba, dove ci aspettano i nostri amici Betta (italiana) e Ghirma (etiope), che ci porteranno in giro con la loro organizzazione turistica (bettagi2002@yahoo.Com). Addis Abeba significa “Nuovo Fiore”, che da noi è il nome di una gelateria: non a caso facciamo un salto in una gelateria gestita 0da italiani molto simpatici, con cui facciamo amicizia. Addis Abeba non si può dire che sia bella, diciamo che... È un tipo. È nata da poco (100 anni) e rispecchia la storia recente del Paese. Non ditemi che sono monomaniaco, ma non si può visitare un Paese senza conoscere per sommi capi anche la sua storia contemporanea. Riassumo: dopo la cacciata degli Italiani, nel 1941 riprese il potere il Negus Hailè Selassie, l’Imperatore. Che, contrariamente a quanto credono i Rasta, non era un Santo, in termini democratici... Infatti, nel 1974 è stato deposto da una giunta militare e para-socialista, guidata da Menghistu. Non a caso Addis Abeba è ancora in parte, urbanisticamente, italiana e in parte socialista, con grandi viali e grandi spiazzi “da parata”. Per la cronaca: dopo la carestia che a metà degli anni ‘80 ha fatto un milione di morti, il regime di Menghistu è caduto nel 1991. E l’Etiopia, pian piano è diventata, da Repubblica Popolare, una Repubblica Federale, che sta tentando intelligentemente di tenere insieme le varie etnie. Ci sono state elezioni multi partitiche, quindi la democrazia c’è, sia pure con molti problemi ancora aperti. La guerra con l’Eritrea e ora i contrasti con le Corti islamiche somale (fin dalla metà del 1500, l’Etiopia Cristiana è un baluardo strategico contro l’espansione musulmana) hanno creato problemi economici e sociali gravi. E, lungo le strade di Addis Abeba, tutto questo si intuisce: la povertà è tangibile. Uno potrebbe anche risultare deluso dalla città, che invece – oltre al clima ottimo, visto che è a più di 2000 metri – ha cose interessanti da vedere..

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Commenti
  1. cavallo
    , 9/4/2010 19:18
    Io sono luigi un veneziano sono appasionato di tutta l'africa e mi piacerebbe visitare Addis Abeba 'ma quest' anno sono gia stato a zanzibar
    e vedere un paese che sta nascendo sarei molto curioso.Un augurio a tutti gli etiopi.

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