Primavera in Emilia Romagna

Quattro giornate a zonzo tra Ferrara, Bologna e Ravenna. Castelli, mosaici, palazzi rinascimentali e buona cucina!

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  • di gp.elena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sabato mattina. Un ultimo controllo ai bagagli e siamo in movimento, destinazione Ferrara!

Verso l'ora di pranzo ci troviamo già in Emilia, dalle parti di Fiorenzuola, e decidiamo di uscire dall'autostrada per visitare l'abbazia di Chiaravalle della Colomba. Strade, superstrade, circonvallazioni: ci vuole un po' per trovarla, ma infine siamo al cospetto dell'abbazia. Forme severe, mattoni rossi e campanile svettante nel puro stile cistercense. Data l'ora la chiesa è chiusa, perciò rimandiamo ad un'altra occasione la visita del chiostro. Riprendiamo la strada per Francolino, sull'argine del Po, dove ci aspetta Alessandra, la titolare del bed and breakfast “Villa Ortensia”. Preso possesso in pochi minuti della spaziosissima stanza scopriamo che si è fatta ora di cena. Stanchi di stare in auto raggiungiamo a piedi la vicina trattoria “Da Mario”. Cappellacci di zucca, bocconcini di pollo, verdure impanate: la cena ci ristora delle fatiche del viaggio e ben presto siamo a letto.

Domenica di Pasqua

Ferrara. Lasciamo l'auto al parcheggio “Diamanti” e dopo pochi minuti siamo davanti al Palazzo dei Diamanti. Le pareti esterne sono interamente ricoperte da piramidi bianche in muratura che sotto ai raggi del sole rimandano la luce verso la strada, abbagliando i passanti. Dal palazzo il corso Ercole d'Este attraversa tutta la Ferrara rinascimentale e ci conduce di fronte alla mole del Castello degli Estensi, in pieno centro cittadino. Qui i caratteri severi della fortezza sono ingentiliti dalla armonia di forme rinascimentali, producendo un'opera che è al tempo stesso potente e soave. Attraversato il castello si sbuca su un altro corso, e di qui nella piazza dove si affaccia l'ennesimo capolavoro di Ferrara: il Duomo. La facciata romanica e gotica è un tripudio di marmi e statue. Sorprendente è il fianco destro della chiesa, una lunghissima ala coperta che ospita ancora botteghe e negozi. Oltre il duomo ci inoltriamo nella Ferrara medievale, diretti a Palazzo Schifanoia, che scopriremo sarà chiuso per festività. Giriamo i tacchi e scopriamo la porticata Via delle Volte, ovvero i fondachi medievali in prossimità del porto fluviale. Ritornati all'auto, decidiamo di andare a pranzare fuori città, all'Abbazia di Pomposa. Circa quaranta chilometri di provinciale deserta, ombreggiata da platani secolari, che serpeggia in mezzo a sonnolenti paesoni, canali di bonifica e rami del Po che scivolano lenti verso il mare. Il campanile dell'abbazia svetta solitario tra i campi e gli stagni. Mattoni rossi e marmi bianchi, anche qui domina l'essenziale architettura bicromatica dei cistercensi. Siamo a pochi passi dal mare: ci chiediamo perché non possiamo andare a vederlo. Detto e fatto, in pochi minuti siamo a Porto Garibaldi. La passeggiata lungo il canale è invasa dalle bancarelle dei giorni di festa, mentre la spiaggia sabbiosa si presta ad una bella passeggiata in cerca di conchiglie, prima del ritorno a Francolino. Per cena a Ferrara ci sediamo a “Il gatto Bianco”, nella zona medievale, simpatico ristorante pizzeria. Pasto sostanzioso a prezzo ragionevole e siamo di nuovo a letto. Domani ci aspetta Bologna.

Lunedì di Pasquetta

Bologna si preannuncia intricata, seppur priva di traffico. L'intenzione è di lasciare l'auto al parcheggio di Piazza VIII agosto, vicino alla stazione. Invece ci troviamo proiettati all'adiacente parcheggio dello Sferisterio, dove saremo dissanguati da una tariffa esosa e dall'astuzia del parcometro che ci nega anche il resto in monete... Se non altro, siamo in centro. Percorriamo la porticata Via Indipendenza e arriviamo diritti in Piazza Maggiore, in un tripudio di celebrazioni per il XXV Aprile. Palazzo di Re Enzo, Palazzo del Podestà, Palazzo Comunale, Palazzo dei Notai, Basilica di san Petronio, Torre dell'Arengario: in mezzo a questo trionfo di merli, torri, finestre gotiche, marmi e mattoni, la statua di Nettuno del Giambologna sembra l'unica forma umana in dimensioni tali da competere con la vetustà e nobiltà degli edifici. San Petronio ci sbalordisce per le dimensioni: è la quinta chiesa al mondo per dimensioni e l'interno, di un semplice bicromatismo bianco e rosso, la rende ancora più imponente. Dopo aver ammirato i palazzi della piazza, giriamo dietro alla basilica e, attraversando piazza Cavour, (splendidi i portici affrescati) arriviamo alla chiesa di San Domenico. La semplicità delle forme esterne si accompagna alla essenzialità del chiostro. Incredibile per armonia di stile diversi è l'arca di San Domenico, accostamento leggerissimo di stili romanico, gotico e rinascimentale

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