Seduzioni e misteri del Basso Egitto

Alla scoperta della mediterranea Alessandria, dei mille minareti del Cairo e del deserto nell'oasi di al-Fayyum

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  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

La visita inizia dal quartiere copto, sorto all’interno della fortezza romana Babilonia e della quale rimangono ancora visibili le fondamenta delle due grandi torri circolari d’accesso. L’esercito presidia in forze la zona, per garantire la sicurezza degli abitanti cristiani oltre che l’incolumità dei turisti.

Numerose le chiese da visitare, tra cui quella di San Giorgio amministrata dagli ortodossi greci e la cosiddetta chiesa “sospesa” (AI-Muallaqa in arabo), caratterizzata da elaborate decorazioni geometriche, piastrelle e legni intarsiati. Nel quartiere c’è anche la sinagoga Ben Ezra, i cui interni ricordano i sontuosi luoghi di culto dei Sefarditi e l’imperdibile museo copto, che raccoglie resti architettonici e pregevoli opere d’arte d’ispirazione cristiana all’interno di un palazzo tradizionale, con grandi finestre decorate con le mashrabyya, elaborate grate lignee che garantivano nelle antiche case la naturale ventilazione degli ambienti ed alle donne di osservare con discrezione ciò che avveniva all’esterno.

Nelle immediate vicinanze del quartiere copto sorse il nucleo originario della città di Fustat fondata dagli arabi, dove si trova la grande moschea di Amr Ibn al Aas, la prima mai costruita nel continente africano e poi rimaneggiata ed ingrandita nelle epoche successive. La struttura, dalle massicce mura esterne dal colore ocra, presenta all’interno un arioso cortile quadrato circondato da porticati colonnati con al centro la fontana per le abluzioni. L’accesso nelle moschee del Cairo è garantita a tutti, in taluni casi non viene nemmeno richiesto alle donne straniere di velarsi. Nel visitare questi luoghi tranquilli, ci si ritrova a vagare tra prospettive ed arcate moresche, spesso in totale e solitudine. La vita quotidiana delle strade e dei bazar è ancora ambientata in scenari che ricordano le favolose immagini delle vecchie stampe ingiallite, senza che si avverta la sensazione di pericolo o insicurezza.

La moschea di Ibn Tulum è la più antica. Realizzata in mattoni d’argilla, la doppia recinzione muraria intendeva garantire il raccoglimento dei fedeli ed un maggiore isolamento dal trambusto esterno di negozi e scuderie che in epoca medioevale si trovavano nei suoi pressi. Il sole filtra tra le arcate laterali creando giochi di luci e di ombre nel grande cortile, dominato dall’imponente cupola della fontana delle abluzioni. Il minareto, unico nel suo genere in Egitto, ha una caratteristica forma a spirale probabilmente ispirata a quello della moschea di Samarra, in Iraq. E’ possibile accedervi dando una mancia al custode per osservare dall’alto il panorama del Cairo islamico con l’imponente Cittadella sullo sfondo. Mentre le rondini volteggiano nel cielo azzurro, l’orizzonte si perde sul profilo della città che sembra abbracciarti con il suo calore ed il suo fascino orientalista.

Nei pressi della moschea, la casa-museo di Gayer Anderson è una tappa obbligata che consente di visitare una dimora tradizionale completa del suo eclettico arredamento, curato dall’ufficiale britannico che l’abitò con la sua famiglia fino agli anni ’40. Nelle diverse stanze a tema è stato raccolto del mobilio proveniente da diversi Paesi (Cina, Siria, India, Persia), oltre a tappeti ed antichità. Nella terrazza e nel salone dei ricevimenti sono state girate alcune scene di un film di James Bond negli anni ’80.

Raggiungiamo l’imponente portale della madrasa mamelucca del sultano Hassan. Il cortile interno, a pianta cruciforme, si suddivide in quattro iwan ciascuno dedicato all’insegnamento delle diverse scuole di pensiero della teologia islamica. Sotto la grande cupola è custodito il mausoleo del sultano, deceduto prima dell’ultimazione del complesso. Di fronte alla madrasa, sorge la moschea al-Rifai costruita in stile antico nella seconda metà dell’800 per di custodire le spoglie mortali degli appartenenti alla famiglia reale egiziana

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