Partenza il 2/1/2018 · Ritorno il 7/1/2018
Viaggiatori: 1 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

I segreti del Cairo

di Andrea Bonfitto - pubblicato il

Nove milioni e mezzo di abitanti vivono lungo la riva orientale del Nilo, nel punto immediatamente a sud del suo Delta. “Al-Qahira”, ovvero “La soggiogatrice”, questo il suo nome: un nome che racconta di guerre e conquiste tra le storiche dinastie che si contendevano il controllo del Califfato. Altri tre milioni circa vivono a Giza, lungo la riva occidentale del fiume Nilo, in quello che era il Regno dei Morti, tutt’oggi custode di alcune delle più belle Piramidi, che raccontano la storia antica di un regno abitato da faraoni, sacerdoti e divinità di ogni genere. Nonostante gli ultimi eventi, dalla dittatura alla rivoluzione del 2011, dagli attacchi terroristici contro forze dell’ordine e minoranze religiose, tra cui i cristiani copti, fino all’uccisione brutale nel 2016 del ricercatore e nostro connazionale, Giulio Regeni, il Cairo ancora resiste, ma a fatica.

Turisti ce ne sono ormai pochi, e le strade sono pattugliate da forze dell’ordine armate fino ai denti, praticamente presenti ad ogni angolo della città. Eppure essa nasconde ancora piccoli gioielli dell’arte e della cultura, della gastronomia e dell’artigianato. La gente ha ancora voglia di un cambiamento, che tarda ad arrivare, forse a causa degli eventi avversi, che non hanno certo favorito il dialogo politico e l’affermazione di libertà e diritti a pieno titolo. E intanto la nave da crociera sul Nilo, la Nile Maxime, con tanto di cena e danze tradizionali, segna ancora il tutto esaurito ogni sera, mentre il Museo Egizio resta ancora sovraffollato ogni giorno, e le code all’entrata della Cairo Tower sono interminabili. Ecco Il Cairo che cercherò di raccontarvi in questo mio diario di viaggio, frutto di un mio soggiorno di una settimana intera, a gennaio 2018.

Raggiungo il Cairo con un volo nazionale, da Luxor, dopo essermi stupito di fronte alle tantissime meraviglie dell’antica Tebe. Già, un viaggio a ritroso, perché la terra che mi accingo a visitare ora è ben più antica, risalente all’epoca storica dell’Antico Regno. Decido di pernottare nel centro della città, non lontano dalla stazione della metropolitana di Ataba, che è uno snodo importantissimo, dal quale partire per raggiungere qualsiasi angolo della metropoli. All’aeroporto mi servo di uno shuttle al prezzo fisso di 230 lire egiziane (circa 10 euro) per poter quindi raggiungere il mio albergo.

Com’è mio solito, trascorrerò il mio soggiorno al Cairo in compagnia di egiziani, quelli veri, incontrati in passato su di un sito per imparare le lingue straniere gratuitamente (Livemocha) oppure incontrati su Couchsurfing, di quelli dalla mentalità aperta ed ansiosi di sapere com’è la vita in Italia, ma anche di raccontarmi com’è la realtà di chi vive in un Paese così complesso come l’Egitto.

Il Cairo è una città vastissima, per cui occorre redigere un programma ben definito, giorno per giorno, per poter conoscere i vari volti di questa metropoli:

1) il Museo Egizio e Downtown Cairo

2) le antiche Piramidi di Giza

3) Il Cairo Copto e le sue chiese

4) Khan Al Khalil e il Cairo Islamico

5) la Cittadella, il Parco di Al Azhar e la Città dei Morti

6) la moderna città del Cairo, con le attrazioni delle isole di Roda e Gezira.

Pronti a partire?!

PIAZZA TAHRIR E IL MUSEO EGIZIO

Bahaa, couchsurfer trentaquattrenne, puntualissimo, mi viene a prendere per un giro a piedi attraverso Downtown fino al Museo Egizio. Partendo dalla Via 26 Luglio, passeggeremo per la piacevolissima area, molto verde, di Sherifeen, vicino a Qasr El-Nil, dove ci sono i palazzi della Borsa e dell’Assicurazione Italiana. Quindi, attraverso la bella piazza di Midan Talaat Harb, oltrepassiamo il famoso Café Riche, fondato nel 1908, e per molto tempo luogo di ritrovo di intellettuali e scrittori egiziani. Altri duecento metri circa ed ecco aprirsi di fronte a noi l’immensa Piazza Tahrir. Essa è stata il fulcro della rivoluzione egiziana del 2011, quando una folla di oltre un milione di manifestanti ha chiesto ed ottenuto le dimissioni di Hosni Mubarak. Maidan Tahrir significa “Piazza della Liberazione”, nome davvero profetico, dato che è stata teatro anche di altre manifestazioni storiche, ad esempio nel 1919 contro il dominio inglese, e nel 1952 contro la monarchia. Purtroppo al momento le entrate della metropolitana di Piazza Tahrir sono chiuse per motivi di sicurezza… un tentativo di evitare che la rivoluzione si ripeti ancora?

Tra i vari edifici che contornano questa immensa piazza, ci sono il Palazzo della Lega Araba, il Mogamma (bruttissimo palazzone in cemento, che dà lavoro a 18.000 impiegati statali) e il bell’edificio rosa che ospita il Museo Egizio. Quest’ultimo venne istituito nel 1835 dal Servizio Egiziano delle Antichità, nel tentativo di fermare l’emorragia di reperti archeologici puntualmente ritrovati dagli archeologi europei ed inviati in patria. Attualmente conta 136.000 reperti, anche se si è in procinto di trasferire buona parte della collezione nel nuovo Grande Museo Egiziano, che a breve aprirà a Giza, non lontano dalle Piramidi.

Il Museo Egizio raccoglie dei veri tesori dell’antica civiltà a cui è dedicata. Occorre mettere in conto almeno tre ore per una visita completa, seppur veloce. Il biglietto di entrata, che include la Sala delle Mummie Reali, costa 240 EGP, a cui occorre sommare un biglietto supplementare di 50 EGP per poter scattare fotografie al suo interno (escluse però la Galleria della Maschera di Tutankhamen e la Sala delle Mummie, dove devoti custodi sequestrano e cancellano personalmente gli scatti proibiti da macchine fotografiche e cellulari). Non ci sono parole per descrivere l’atmosfera che regna all’interno di questo museo. Tantissimi reperti, molti impolverati e persino senza custodie, sovraffollano questi spazi, con la stessa modalità con cui venivano riempite le tombe degli antichi faraoni. È proprio questa la sensazione più forte che provoca: sembra di venir catapultati all’interno di un grosso mausoleo, dove ogni metro dà gloria alla grandezza ed ai fasti dell’antico impero sulle rive del Nilo. Indescrivibile è il fascino della maschera funebre di Tutankhamen, lucidissima, dallo sguardo penetrante. Emozionante è pure ritrovarsi di fronte ai corpi mummificati di vari grandi personaggi del passato: Ramesse II, Amenhotep I, Tuthmosi II, Tuthmosi IV, Sethi I, Merenptah… Tutto ciò fa riflettere molto: grandi personaggi del passato ora ammutoliti, ridotti al silenzio e all’impotenza davanti ad un grande nemico, la morte, che tratta tutti allo stesso modo, a prescindere dall’importanza, dalla fama o dalla ricchezza…

Ammaliati da questo meraviglioso gioiello, ci rechiamo, subito dopo la visita, alla Libreria dell’Università Americana, dove acquisterò un altro gioiello: la Guida Illustrata al Museo Egizio del Cairo, disponibile anche in lingua italiana, di Alessandro Bongioanni (coordinatore), Maria Sole Croce (coordinatrice), Araldo De Luca (fotografo) e Zahi Hawass (prefazione): 632 pagine stracolme di fotografie di ognuno dei più bei reperti conservati nel Museo, con esaustive spiegazioni loro dedicate, davvero da non perdere!

Concludo la piacevole giornata con Bahaa presso un chiosco di cibo di strada. Mi introduce finalmente alle specialità gastronomiche della città: bastano da 2,5 a 6 EGP per poter assaggiare a scelta tra basterma (panino con uova e carne affumicata), ta’amiyya (panino con crocchette di fave speziate), babaganoush (crema di melanzane e tahina, ovvero salsa di sesamo), foul (crema di fave), e non mancano i giganteschi succhi di frutta freschissima, tra cui canna da zucchero e guava, e il caffè egiziano dal sapore deciso, che ricorda molto quello turco.

Nel tardo pomeriggio incontro Omar, anche lui couchsurfer, studente ventitreenne, che parla perfettamente l’italiano. Mi porta a pochi passi dal mio albergo, in un “ahwa locale”, ovvero una caffetteria di quartiere, ricavata in un vicoletto, con tavolini sistemati sui marciapiedi della zona, e davanti a un tè caldo parliamo di come trascorre la vita in Egitto e delle differenze rispetto all’Italia. Questo sarà un bel momento per me, dato che mi ritroverò in mezzo ad altri cairoti, soprattutto ragazzi, in un tipico ambiente locale, e non preconfezionato per i turisti, come di solito accade.

NILE MAXIME: LA CROCIERA SUL NILO

La sera incontro Bishoy, ventiquattrenne, anche lui couchsurfer, col quale mi avventuro tra i sovraffollatissimi vicoletti del centro, fino a raggiungere il ponte 26 Luglio, sul Nilo. Messo piede sull’isola di Zamalek, andiamo dritti verso il molo d’imbarco del Nile Maxime. Mostriamo una copia della mia e-mail di prenotazione online del nostro tavolo, ed alle h 20 in punto eccoci seduti, pronti ad ordinare la nostra cena di circa 35 € ciascuno, niente di particolare: carne grigliata ed insalata, preceduti però da un ricchissimo buffet self service.

Il battello intanto parte, per una crociera di due ore che ci porterà lungo le rive del Nilo, mostrandoci Il Cairo sotto un punto di vista molto diverso dai soliti cliché. Soprattutto saranno le danze tradizionali quelle che renderanno l’atmosfera davvero speciale: un’introduzione di due ore alla tradizione di questo meraviglioso Paese che già mi ammalia profondamente!

Sul palco ai cantanti di musica folkloristica egiziana si alternano quindi danzatori di al-tannoura (danza mistica sufi simile a quella che si può ammirare ad Istanbul), di tahtib (la danza dei bastoni), e la famosissima danza del ventre, dai movimenti sensuali di una stupenda ragazza dalla tipica fisionomia mediorientale. Una serata unica!

LE PIRAMIDI DI GIZA

Dopo il capitolo introduttivo del Museo Egizio, non potevo che incominciare la mia visita ai monumenti dalla parte più antica: le Piramidi di Giza! Si tratta di uno dei luoghi più antichi della Terra, che racconta delle prime sepolture dei grandi faraoni, che avvenivano quasi 4000 anni fa, ovviamente lungo la riva occidentale del Nilo, la “terra dei morti”, perché è lì che gli antichi egizi osservavano il sole calare e il buio piombare ovunque, proprio come la morte è il tramonto della vita.

Per poter organizzare al meglio questa giornata, mi avvalgo dell’aiuto di Mido, ventisettenne, couchsurfer, guida turistica di mestiere. Grazie al suo aiuto (invierà un suo collega a prendermi in albergo), riuscirò a trovare facilmente un’auto che mi porterà a Giza, fino all’ingresso delle Piramidi, evitando le folle di approfittatori che assillano ogni turista al proprio arrivo. Con un biglietto di 120 EGP accedo quindi alla Piana di Giza (ci sono invece dei supplementi da pagare per poter entrare all’interno delle piramidi e del Museo della Barca Solare).

Prendo quindi a noleggio un cammello, dopo aver contrattato con insistenza il prezzo, con tre guide al seguito, e incomincio il tour di oltre due ore, che, come per le antiche carovane, mi porterà tra le dune del deserto, fino in cima ad un punto panoramico, dal quale la magica vista sul complesso delle piramidi è semplicemente magnifica! Sotto ai miei piedi ecco le sagome delle tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, che mi catapultano nel passato, quasi a farmi sentire parte di un film.

Il tour termina ai piedi della Sfinge: da sempre ammirata sui libri di arte e di storia, e spesso incontrata in tv, ed ora eccola materializzarsi di fronte a me! È una sensazione indescrivibile! Appare più piccola di come la immaginavo. Eppure il suo fascino è come una calamita. La mia guida mi dice più volte che possiamo recarci verso l’uscita, ma io tentenno, mi trattengo, cerco di osservarla da più angolazioni, mi rapisce! Il suo stesso nome deriva dal mostro alato con corpo di leone e testa di donna della mitologia greca, trasmettendo una sensazione di inquietudine. In realtà essa venne scolpita molto probabilmente durante il regno di Chefren, rappresentandone il volto.

Usciamo quindi dall’area archeologica, ed andiamo a visitare, com’è consuetudine in Egitto (la stessa cosa accade a Luxor), un negozio di essenze (dove acquisterò una bottiglietta di essenza di menta, che si rivelerà utilissima in Italia, per far fronte ai raffreddori della stagione invernale che seguirà!), uno di papiri, e dei negozietti di souvenir, tra i quali le immancabili calamite.

IL CAIRO COPTO

Finalmente incontro di persona Osama, mio amico di tastiera dal 2011, incontrato la prima volta su un sito per imparare gratuitamente le lingue straniere! Lui è cairota ma non ha mai messo piede nella zona copta, per cui decidiamo insieme di passare una giornata in quell’area! Tristemente famosa per i vari attacchi terroristici che periodicamente irrompono al suo interno, questo quartiere è in realtà il più antico nucleo della città del Cairo. Abitato prevalentemente da cristiani copti, di rito ortodosso, esso ora si trova ai margini della città, ma un tempo ne era il nucleo (poi con l’avvento dell’Islam, il centro si è spostato più a nord). È tuttavia facilmente raggiungibile in metropolitana, attraverso l’uscita di Mar Girgis. La visita inizia dal bel Museo Copto (entrata 100 EGP), che custodisce una collezione di tessuti, icone e sculture, a partire dai primissimi anni della diffusione del cristianesimo in Egitto. Proseguiamo quindi la visita con la Chiesa Sospesa, del IX sec., così definita perché appoggiata letteralmente sulla Porta sull’Acqua, di epoca romana. Altro gioiellino dell’architettura religiosa è il Monastero Greco-Ortodosso di San Giorgio, costruito nel 1909 sui resti di un precedente edificio del X sec. Bella la volta azzurra al suo interno. Da essa si accede, attraverso il cortile, al Cimitero Greco-Ortodosso, un posto davvero pittoresco, composto da tantissime cappelle dai colori pastello, che lo rendono molto simile ai nostri cimiteri in Europa. All’interno del cimitero vi è la Chiesa della Vergine, che cela un sotterraneo dove un cartello ricorda che in quel luogo il piccolo Gesù scampò all’infanticidio ordinato da Erode Ascalonita Re della Giudea romana. Tra i dipinti dei suoi sotterranei, disposti attorno ad un pozzo, vi si scorge anche quello di Maria mentre allatta Gesù, l’unico al mondo dove viene ritratta con il seno nudo. Una scalinata sulla strada di fronte ai binari della metro porta ad un livello inferiore, dove si trovano altri edifici religiosi antichi: la Sinagoga di Ben Ezra, del IX sec. sui resti di una precedente chiesa, stupenda al suo interno (ma è vietato scattare fotografie), la Chiesa dei Santi Sergio e Bacco, dell’XI sec, che custodisce colonne del III e IV sec., oltre ad una cripta sotterranea, dove pure si dice abbia soggiornato Gesù con la sua famiglia durante l’infanticidio di Erode, e per finire, la Chiesa di Santa Barbara, risalente al V sec., dedicata alla martire che venne uccisa dal padre che tentò di convertire al cristianesimo. Da quest’ultima chiesa si accede al Cimitero Copto.

A nord del Cairo Copto si trova, infine, la Moschea di Amr Ibn al-As, eretta nel 642 d.C., la moschea più antica di tutto l’Egitto.

Si conclude così la nostra passeggiata. Osama mi ringrazia per avergli dato la possibilità di scoprire un angolo della sua città che non conosceva. A volte credo si creano dei muri mentali, che è però molto facile abbattere, basta semplicemente volerlo!

IL CAIRO ISLAMICO

Incontro daccapo Mido, che mi porta a fare un giro alla scoperta del cosiddetto Cairo Islamico, ovvero la parte medievale della città sviluppatasi con l’avvento dell’Islam e il conseguente sviluppo dell’impero islamico.

Innanzitutto facciamo tappa, nelle prime ore del mattino, presso la Moschea di Al Azhar. Questo edificio venne fondato nel 970 d.C. e vi venne aperta una madrasa (scuola coranica) nel 988 d.C. Il suo cortile è una vera e propria oasi di pace, frequentatissima da studenti del Corano ma anche da semplici ragazzi in cerca di un angolo tranquillo dove leggere un libro.

Facciamo quindi colazione da Fishawi, la caffetteria (“ahwa”) più antica della capitale, in attività sin dal 1773, prendendo posto ad uno dei tavolini sistemati sulla strada: ottimo punto di osservazione del viavai dei cairoti indaffarati negli acquisti. Ci rechiamo quindi presso la Madrasa e Mausoleo di Qalaun, dove acquisto il mio biglietto di ingresso per 100 EGP, che dà diritto alla visita di vari siti storici lungo la via Al Muizz Street. Questa madrasa venne costruita nel 1279, nel periodo dei Mamelucchi, ed è caratterizzata da stupendi intarsi e vetrate istoriate. Di esso si legge nell’opera “I viaggi”, dove Ibn Battuta raccontava della grandissima quantità di medicinali ed attrezzature custoditi al suo interno. Altri edifici che visiteremo lungo la stessa strada (il biglietto va conservato in quanto unico e quindi da presentare ogni volta all’ingresso) sono la Madrasa e Mausoleo di An-Nasir Mohammed, del 1304, e la Madrasa e Mausoleo di Barquq, del 1382 e l’hammam di Inal (bagno pubblico), costruito nel 1456. Ci rechiamo quindi alla fine della via Al Muizz li-Din Allah, per ammirare la porta di Bab al-Futuh, costruita nel 1087, che funge da ingresso principale nel Cairo Islamico, provenendo da nord. Poi facciamo tappa alla Wikala al-Bazara (ingresso 40 EGP), ovvero uno dei 20 caravanserragli ancora esistenti, degli oltre 360 presenti nel XVII sec. Era qui che si fermavano a riposare i mercanti con le loro carovane, fungendo un po’ da quelle che oggi chiamiamo stazioni di servizio. Visitiamo quindi il suq, e, mantenendo la parola data, faccio tappa presso il più grande negozio di accessori per danzatrici del ventre, da Mahmoud Abd El Ghaffar, dove acquisto originali regali per mia sorella Katja, appassionata di quest’arte, e per la sua istruttrice, Francesca.

Concludo così un’intensa giornata alla scoperta della zona forse più attraente e caratteristica del Cairo, facendo tappa presso uno dei tanti ristoranti di cucina egiziana della catena Gad, dove, tra le altre cose, assaggio i famosi piccioni ripieni, che, devo ammettere, non sono affatto malvagi!

LA CITTADELLA, IL PARCO DI AL AZHAR E LA CITTÀ DEI MORTI

Ed eccomi finalmente al mio secondo importantissimo appuntamento, stavolta con Mohamed, che pure ho conosciuto sul sito di Livemocha sette anni fa, e che ora ho il piacere di incontrare dal vivo, dopo tanti anni di amicizia virtuale! Con lui mi reco in metropolitana e poi in taxi, fino a raggiungere l’entrata della bellissima Cittadella (biglietto di accesso 100 EGP), ricavata da un’altura, che per sette secoli funse da residenza dei sovrani egiziani, a partire da Saladino (1176), per contrastare gli attacchi dei crociati. Attraversata la porta di Bab al Gabal, entriamo subito nella Moschea di An-Nasir Mohammed, costruita nel 1318, unico edificio dei Mamelucchi ancora in piedi (gli altri vennero fatti distruggere da Mohammed Ali). Stupendi sono i marmi e il soffitto ligneo. Visitiamo quindi laMoschea di Mohammed Ali(1830), in puro stile turco, che ricorda piuttosto un quartiere di Istanbul. Al suo interno spiccano i bellissimi lampadari. Ci aspetta quindi il Museo della Polizia, con un’interessante rassegna dei più famosi killer d’Egitto a sfondo politico, con tanto di fotografia delle vittime e arma originale utilizzata per compiere il delitto… Ammiriamo poi la maestosità della Moschea di Solimano Pascià, del 1528, indubbiamente l’edificio più bello della Cittadella. Concludiamo il tour con la visita del Museo Militare Nazionale, tra carri armati ed aerei militari, distribuiti all’esterno su di un piazzale. Infine ci soffermiamo ad ammirare il panorama dal belvedere, prima di ritornare in città. Scendiamo dunque dal colle per una breve ma bella passeggiata tra la Moschea-Madrasa del Sultano Hassan (1356) e la Moschea di Ibn Tulun (876 d.C.), senza però potervi entrare, essendo chiuse per la pausa della preghiera. Andiamo quindi a pranzo nel Parco di Al Azhar(entrata 15 EGP), presso il panoramicissimo ristorante di Citadel View (dove, a dire il vero, il cibo, però, non mi ha fatto impazzire: la carne grigliata era troppo cotta). Questo grande parco di 30 ettari è stato inaugurato nel 2005, e rappresenta il vero polmone verde del Cairo. Costato oltre 30 milioni di dollari, finanziati da Aga Khan IV, discendente del califfo fatimide che fondò la città del Cairo nel 969 d.C., esso non solo meraviglia i visitatori per i suoi rigogliosi palmeti e fiori, ma anche per le fantastiche vedute sulla città medievale. Bellissima la selva di minareti che si staglia al di là degli alberi in lontananza.

Concludiamo la giornata con una singolare passeggiata presso la Città dei Morti: si tratta del centro abitato costruito nel 1992 tra le tombe del Cimitero Settentrionale, a seguito di un forte terremoto che colpì la città. Il connubio di tombe e lapidi nei cortili delle case rende questa zona alquanto spettrale e al tempo stesso davvero originale. Evito di scattare fotografie, per non turbare la privacy di queste famiglie, tuttavia quelle immagini mi rimarranno a lungo impresse nella memoria, essendo forse uno dei luoghi più singolari del Cairo.

LE ISOLE SUL NILO

Dedico l’ultima giornata, in compagnia del mio amico Osama, alla visita delle isole sul fiume Nilo: quella meridionale, coi quartieri di Manial e Roda, e quella settentrionale, coi quartieri di Zamalek e Gezira. Scegliamo di incominciare da Roda, e visitiamo il Museo di Umm Kolthum (entrata 6 EGP), ricavato in un’ala del palazzo ottomano di Monastirli, affacciato su di una terrazza panoramica che abbraccia il Nilo verso sud. Umm Kolthum (1898/1975) è stata forse la donna più importante dell’Egitto moderno, rappresentando non soltanto la cantante più grande del mondo arabo, ma anche la devozione religiosa di una donna che ha persino finanziato progetti a favore della popolazione più disagiata, come ben spiegato nel video introduttivo che si può vedere nella saletta delle proiezioni del museo. Mi colpisce in maniera particolare la scena del suo funerale, dove un mare letterale di persone piange la sua morte e fa avanzare con le braccia la bara verso il luogo di sepoltura: era davvero molto amata dalla popolazione! La parte restante del museo è formata dalla collezione di oggetti personali e abiti utilizzati dalla diva per le sue performance.

Di fronte al museo è situato il Nilometro (entrata 20 EGP + bakshish, ovvero mancia, per il custode che vi permetterà di scendere le scale fino al fondo). Costruito nell’861 d.C., esso veniva utilizzato per verificare il livello dell’acqua del Nilo, e quindi prevedere come sarebbe stato il raccolto dell’anno (un’altezza di 16 cubiti indicava che le inondazioni di questo fiume avrebbero apportato il giusto quantitativo di limo necessario per poter rendere fertile il terreno). Ora il Nilometro è murato e non vi entra più acqua. Davvero molto suggestivo è il suo interno, con la scalinata che corre giù fino al fondo.

Concludiamo il tour con un pranzo nel bel quartiere di Gezira, molto verde, visitando quindi la Cairo Tower (Torre del Cairo, ingresso 180 EGP). Alta 187 metri, essa venne fatta costruire nel 1961 utilizzando i fondi ricevuti dagli americani per l’acquisto di armi made in USA, un vero e proprio schiaffo morale alla superpotenza. La sua forma rappresenta un fiore di loto. Con un ascensore si raggiunge la cima, dalla quale si gode di un magnifico panorama a 360° sull’intera città. Da lassù Il Cairo è davvero bellissimo: nitidissime, le Piramidi in lontananza, e il colle della Cittadella in primo piano, fanno scorrere davanti a me le immagini di tutti i luoghi toccati in questo mio itinerario. Dall’alto è tutto bello, ma la città sta attraversando un periodo molto difficile della sua storia. L’augurio è che possa ben presto ritrovare un proprio equilibrio, dimenticare le ferite provocate dal terrorismo, e presentarsi al mondo come una delle più belle città storiche del nostro Pianeta!

Andrea Bonfitto

di Andrea Bonfitto - pubblicato il