Al-Masr

Una vacanza in Egitto non costituisce certo una novità per il turista italiano: molti di noi passano le ferie sulle spiagge del Mar Rosso o percorrono il corso del Nilo su di una nave da crociera. Io vorrei parlarvi però ...

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  • di Roberto Esposti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Una vacanza in Egitto non costituisce certo una novità per il turista italiano: molti di noi passano le ferie sulle spiagge del Mar Rosso o percorrono il corso del Nilo su di una nave da crociera. Io vorrei parlarvi però di un viaggio che ha consentito a me ed ai miei compagni di viaggio di accostarci alla complessa realtà egiziana con altri occhi: quelli di viaggiatori, lasciando a chi voglia per comodità o semplice mancanza di interesse il ruolo di turisti.

Il percorso inizia dal Cairo: ricordo bene di aver pensato a questa città come ad una lezione di antropologia osservandola dall’aereo che pigro la sorvolava. Tale pensiero, forse pomposo, mi viene confermato la sera stessa quando mi tuffo per la prima volta nel grande suq (mercato) di Khan al-Khalili: una babele di razze e di lingue, tutti i prodotti (ed i sottoprodotti) delle culture e delle industrie occidentali ed orientali si incontrano in queste stradine presidiate da imbonitori poliglotti, turisti, asini col carretto, furgoncini Suzuki, Vespe.

Il giorno dopo è già tempo di saltare indietro nel tempo: la visita del complesso di Saqqara introduce allo splendore dell’antica architettura ed è un buon modo per svelare i presunti misteri legati alle tecniche di costruzione delle piramidi. Il vicino complesso di Dashur, privo di perdigiorno e turisti, mi suggestiona molto: alcune tra le più antiche piramidi costruite campeggiano in mezzo al deserto silenti e maestose; le accarezzano il mio sguardo ed il vento caldo del Sahara.

Il treno che ci porta a Luxor, nel sud, ci ospita in prima classe: tranquilli, non vengo meno alla mia dichiarazione di intenti; il paragone tra le rispettive prime classi rende bene l’idea del divario di benessere esistente tra Italia ed Egitto. Le tante ore del viaggio riempiono la notte, la stanchezza del trasferimento riempie invece la mattina. Il pomeriggio è un assurdo bagno di folla nella megalomania del Tempio di Karnak: difficile impressionarsi del bosco mistico della Sala Ipostila quando devi cedere il tuo spazio ad un giapponese fotomane. Per non ripetere l’esperienza ci limitiamo a circumnavigare il Tempio di Luxor, paghi di vederlo illuminato da suggestive luci notturne. Il pomeriggio ci aveva portato anche su di una curiosa isola dove crescono ottime banane: il nome di quest’isola ve lo lascio indovinare, la quiete che vi regna contrastando la fastidiosa Luxor ve la descrivo invece come assoluta. A tratti, dato che non ci vuole molto a scoprire il villaggio turistico che l’assedia.

La mattina seguente visitiamo la sponda occidentale del Nilo, tradizionalmente sede del regno dei morti, così come l’orientale ospitava i vivi. I Colossi di Memnone non danno infatti grande prova di vitalità, forse perché imbarazzati dal restauro in corso: silenziosi ed inespressivi presidiano la strada che porta alla Valle dei Re incuranti della tragedia che si consuma alla loro spalle, dove un villaggio viene assetato dai folli progetti del governo egiziano tesi a far sloggiare gli abitanti con le buone e (preferibilmente) con le cattive. Ma questa è appunto terra di morti, si sa. Le tombe dei potenti faraoni mi confermano la sensazione che mi aspettavo da anni: violo un’intimità eterna, i magnifici cicli di bassorilievi sulle pareti non avrei dovuto vederli io, non dovevano toccarli l’americano ed il giapponese che si ostinano a ficcare le proprie dita nell’arte passata di un ignoto scalpellino. Ed i flash. Per la prima volta in vita mia penso al rispetto come ad una qualità italiana: non mi era mai capitato. Recandoci nella Valle delle Regine la nostra guida ci accenna all’omicidio dello sceicco Yassin appena avvenuto: penso ad un sacco di cose, la prima è la morte di tante persone. Ma come vi ho già detto questa è terra di morti, si sa. La violazione dell’intimità si ripete con le Regine e con i frutti dei loro seni, esposti anche loro nelle tombe. Fortuna che arriva il Tempio di Hatshepsut: propongo di riaprire la gara per l’assegnazione del titolo di “meraviglia del mondo”. Io voterò per questi meravigliosi tre piani d’arte antica, costruiti in pietra chiara da una grande faraona che amava la pace. La collina retrostante l’abbraccia come un teatro fa con una grande interprete. Se ne accorsero dei promoter locali quando vi fecero rappresentare l’Aida; se ne accorsero gli assassini autori della strage del 1997: anche i terroristi hanno un senso estetico sapete? Come Luxor è ipnotizzata dal culto del turismo e del turista, così Assuan ne è quasi priva. Qualche ora di treno ci porta ancora più a Sud, in questa ex-Siberia romana: la punizione consisteva nel presidiare il nulla. Cento metri lontano dal buon dio Nilo c’è e c’era il deserto: il centurione Drogo avrebbe solo potuto sperare che i feroci nubiani si presentassero un bel giorno per dar battaglia come i tartari di Buzzati. L’albergo ce lo concediamo con vista sul Nilo: il lungo-nilo qui lo chiamano “corniche”. A me piace pensare che sia così perché questo fiume è un’opera d’arte e necessita di un telaio che lo valorizzi..

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