Ecuador: Cuenca, Quito e Galàpagos

Storia e cultura nel continente, natura e meraviglia nelle isole

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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Poiché abbiamo deciso di fare questo viaggio solo un mese e mezzo prima delle ferie, siamo stati costretti a scegliere fra un numero limitato di possibilità. In particolare, abbiamo dovuto ridurre l’esplorazione dell’Ecuador continentale privilegiando la permanenza alle Galàpagos. Nonostante questo, il viaggio è riuscito perfettamente e ci ha dato grandi soddisfazioni.

In sintesi, abbiamo diviso il viaggio in due tappe. La prima riguardante la visita delle sole Cuenca e Quito (totale 5 giorni), la seconda le isole Galàpagos (10 giorni).

Ci siamo documentati “pesantemente” utilizzando Internet (questo sito in particolare) e la guida Lonely Planet 5ª ed. Italiana 2010 (corrispondente alla 8ª inglese del 2009). Dobbiamo però dire che, come in altri casi che abbiamo constatato, questa pubblicazione affianca ad argomenti approfonditi e ben trattati, altri spiegati molto sinteticamente o (a nostro parere) un po’ troppo “ottimistici”, specie per le parti riguardanti alloggi e pasti: sarà forse che noi italiani siamo più severi con il cibo.

Consigli generali

Per non ripetere informazioni di altre guide e diari, ci limitiamo a sottolineare alcuni punti. Per sicurezza meglio bere acqua imbottigliata, anche per lavarsi i denti.

Pochi taxi hanno tassametro, ma basta chiedere prima il prezzo della corsa (certo, in spagnolo…) e scendere se non si è convinti (a noi, mai successo).

Agosto fa parte della stagione secca sul continente, quindi le precipitazioni si prevedevano scarse a Cuenca e Quito (salvo la presenza di “garùa”, una specie di pioggerellina che si crea a seguito delle correnti fredde del sud Atlantico); invece nella prima città ha fatto più freddo e umido del previsto, come gli stessi abitanti ci hanno confermato.

Alle Galàpagos la temperatura si attesta sempre intorno ai 20-25°C in questa stagione, però alcune isole sono più soggette alla “garùa” di altre. Una giacca impermeabile, insomma, va affiancata (e spesso alternata durante il giorno) al protettore solare.

E’ difficile trovare banconote di piccolo taglio e anche farsi dare i resti, quindi è meglio dedicare un po’ di tempo prima del viaggio per procurarsi pezzi da 1, 5 e 10 dollari USA (moneta locale ufficiale).

Aerei

Siamo volati in Ecuador con KLM da Amsterdam, l’aereo fa uno scalo “tecnico” a Bonaire nelle Antille Olandesi senza cambio di mezzo. Siamo scesi a Guayaquil e da qui abbiamo preso un volo interno per Cuenca. Successivamente, un altro volo da qui a Quito. In entrambi i casi, abbiamo acquistato i biglietti previamente via Internet con la compagnia LAN. Da notare che, come in molti paesi americani (USA compresi), le file al controllo passaporti sono chilometriche, anche perché spesso arrivano assieme 2 o 3 voli intercontinentali. Per questo motivo, abbiamo rischiato quasi di perdere il trasbordo per Cuenca, pur disponendo di oltre 3 ore di stop-over. All’uscita dall’Ecuador, dopo il check-in bisogna pagare una tassa di uscita di poco più di 40 dollari (in contanti) da Quito, mentre da Guayaquil è minore. Mentre si è in attesa dell’imbarco, è possibile che si sia chiamati dalla polizia per un controllo delle valigie (a campione, credo): il materiale “pericoloso” può essere sequestrato (abbiamo visto eliminare frutta fresca, scatolette, bottigliette) e, ovviamente, l’eventuale rivestimento in plastica della valigia va a farsi benedire.

Cuenca

A Cuenca abbiamo alloggiato presto l’Hostal Posada del Angel, un B&B in pieno centro storico, molto carino e ben gestito. Gentilissimi i proprietari. La nostra stanza non era molto ampia ma comoda e dava su un patio interno molto bello, anche se a volte rumoroso per le riunioni di gruppi di turisti. A disposizione degli ospiti 2 PC con collegamento Internet gratis. La colazione prevedeva frutta, pane tostato, marmellata e uova, oltre a caffè o tè sempre disponibili gratuitamente. Associato alla Posada c’è un ristorante pseudo-italiano, con piatti nostrani adattati al palato locale: provato una volta per mancanza di alternative (in centro era quasi tutto chiuso, anche a causa di una festa nazionale) è risultato di buona qualità.

Purtroppo abbiamo trovato chiusi o spariti anche molti altri ristoranti segnalati dalla Lonely, tranne Moliendo Café (cucina colombiana con molta “frittura”) e El Maiz (buono ma con servizio un po’ lento)

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