Que Ecuador: il diario di Nicoletta da Esemeraldas

<em>Sono già in edicola <strong>sei nuovi titoli</strong> di <a href='http://book.turistipercaso.it/?utm_source=offline&utm_campaign=tpc_book_guide_agosto'>Turisti per Caso Book</a> su <strong>Egitto</strong>, <strong>Parigi</strong>, <strong>Napoli Costiera e Isole</strong>, <strong>Firenze e Toscana</strong>, <strong>Portogallo</strong>, <strong>Corsica. </strong></em> <em>Alla vendita dei Turisti per Caso Book è collegato un progetto di turismo solidale ...

Sono già in edicola sei nuovi titoli di Turisti per Caso Book su Egitto, Parigi, Napoli Costiera e Isole, Firenze e Toscana, Portogallo, Corsica. Alla vendita dei Turisti per Caso Book è collegato un progetto di turismo solidale che supportiamo con una percentuale dei diritti d'autore, il progetto “Que Ecuador”, che seguiamo passo passo attraverso il sito. Tre ragazze che fanno parte del team di lavoro del progetto – Valeria, Nicoletta e Alessia – si trovano attualmente in Ecuador per un viaggio-sopralluogo nella zona di Santa Rosa; una spedizione per stabilire un contatto diretto con gli Epera e rendersi conto insieme a loro delle priorità di intervento. Abbiamo già pubblicato il primo diario di viaggio, ecco direttamente da Esmeraldas una nuova pagina...

Esmeraldas, Santa Rosa de los Epera

Esmeraldas e una città costiera che, obbiettivamente, offre ben poche attrattive turistiche. Le differenze, per chi arrivi da Quito o da altre città andine più turistiche, sono marcate, anche se, dopo una settimana di permanenza, quella che le guide turistiche definiscono come "la città più pericolosa dell'Ecuador", per noi e ormai familiare e a suo modo accogliente.

A Esmeraldas abbiamo incontrato molte persone che lavorano con le comunità indigene che abitano luongo i fiumi Cayapas e Santiago, tra cui Daniela, che ci ha accolto, incoraggiato e aiutato nel nostro avvicinamento alla comunità Epera. Daniela è medico, si occupa di epidemiologia comunitaria e ha lavorato molti anni con le comunità della zona portando assistenza medica e collaborando a progetti di formazione e informazione sanitaria. Con grande professionalità e con la semplicità di chi e abituato a lavorare con le comunità indigene, Daniela ci ha spiegato in cosa consiste il suo lavoro e quali sono i problemi con cui si confronta quotidianamente: lungo i fiumi della zona di confine sono purtroppo diffuse molte malattie endemiche o dovute a condizioni igieniche precarie, all'alimentazione, all'acqua come ai costumi e alle abitudini delle comunità. La mortalità infantile è molto alta e i dati raccolti mostrano come le cause siano spesso denutrizione, dissenteria e problemi legati al parto.

La determinazione e l'entusiasmo di Daniela sono stati per noi un'ulteriore conferma della necessità di portare avanti il progetto di aiuto alla comunità degli indios Epera, che al nostro arrivo a Santa Rosa ci hanno accolto con cortesia, rispetto e grande disponibilità.

L'incontro con la comunità è stato illuminante, riuniti insieme sotto la grande cabaña che funge da scuola e da centro di ritrovo abbiamo discusso, raccolto informazioni e pareri e cercato di capire quali siano le esigenze della "Nacionalidad Epera".

Abbiamo scoperto, con gioia, che la comunità, organizzata in un consiglio presieduto da Manuel Capena, ha già presentato un progetto per la potabilizzazione delle acque attraverso la CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador)

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