Que Ecuador: il diario di viaggio di Nicoletta verso Santa Rosa

<em>Nel mese di <strong>agosto</strong> saranno in edicola altri <strong>sei nuovi titoli</strong> di <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=506'>Turisti per Caso Book</a>,</em> <em>gli speciali che raccontano singole destinazioni attraverso una selezione mirata di itinerari di viaggio! I prossimi fascicoli che puoi trovare in edicola sono: ...

Nel mese di agosto saranno in edicola altri sei nuovi titoli di Turisti per Caso Book, gli speciali che raccontano singole destinazioni attraverso una selezione mirata di itinerari di viaggio! I prossimi fascicoli che puoi trovare in edicola sono: Egitto, Parigi, Napoli Costiera e Isole, Firenze e Toscana, Portogallo, Corsica. Alla vendita dei Turisti per Caso Book è collegato un progetto di turismo solidale che supportiamo con una percentuale dei diritti d'autore, il progetto “Que Ecuador”, che seguiamo passo passo attraverso il sito. Tre ragazze che fanno parte del team di lavoro del progetto – Valeria, Nicoletta e Alessia – si trovano attualmente in Ecuador per un viaggio-sopralluogo nella zona di Santa Rosa; una spedizione per stabilire un contatto diretto con gli Epera e rendersi conto insieme a loro delle priorità di intervento. Di seguito il primo diario di viaggio...

L'arrivo in Ecuador

Quito, ci arriviamo dopo un'interminabile viaggio aereo Milano/Madrid Madrid/Guayaquil Guayquil/Quito. A Quito alloggiamo in un ostello carinissimo, hostal bambu, tra la citta veccia e quella nuova, posizione tutto sommato tattica anche se nelle vicinanze non c'erano posti per mangiare. Camere pulite, cucina, terrazza vista vulcani e delle comode amache per godersi il panorama! Ovviamente, all'esaltazione iniziale ha avuto seguito una fase di stanchezza da fuso orario misto soroche, il tanto temuto mal di altura, mix che ha fatto si che la visita della città si trasformasse in un'impresa titanica... Ambientarsi, quando la diversità e tanta, non e mai semplice, e anche se si e già stati in America Latina il vociare, i colori, gli odori del cibo, gli autobus, i volti della gente, lasciano sempre a bocca aperta. Tanto aperta che quando, armate di guida e imbevute di cultura locale, abbiamo visitato una chiesa pensando che fosse la cattedrale, abbiamo deciso di smettere di fare le intellettuali e ce ne siamo andate a zonzo per la città vecchia, godendo dell’affascinante e rarefatta atmosfera. Nella piazza del teatro abbiamo assistito alle gags comiche di alcuni attori di strada, abbiamo sorseggiato una cervecita da 66 cl, i diminutivi sono più un costume locale che altro, e poi via, alla scoperta della parte nuova della città, la mariscal, un po' gringa e decisamente meno affascinante di quella vecchia, ma comunque movimentata e allegra. Quito, di giorno e di notte, stupisce per la sua autenticità, più che una capitale latinoamericana sembra un grande paese, autentico, vario e multietnico, privo dei disarmanti contrasti e delle contraddizioni che caratterizzano le grandi città del sud del mondo.

A Quito, sede di alcune delle principali Università del paese, ci siamo organizzate per reperire informazioni sulla comunità indigena degli Epera e dopo un vero e proprio PING-PONG da un dipartimento all’altro (tutto il mondo e paese!), insistenti come sanno essere solo le ex UniMI, siamo riuscite ad incontrare Catalina Alvarez, docente di Antropologia che ha realizzato l’unico studio sugli Epera attualmente disponibile in Università. Alla libreria della casa editrice Aby Ayala, rifornitissima di testi sulle comunità indigene e sulla storia del paese, abbiamo incontrato Juan Bottasso, il direttore editoriale, che ci ha messo in contatto con Suor Victoria, un’antropologa che con gli Epera ha vissuto sette anni e ora vive vicino a Cayambe, nel bel mezzo degli altipiani settentrionali

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