Turisti per Caso Book: Patrizio racconta com'è nato il progetto di turismo solidale "Que Ecuador"!

<em>Nel mese di giugno abbiamo riservato ai Turistipercaso una nuova sorpresa in edicola: i primi nove fascicoli di <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=506'>Turisti per Caso Book</a>!</em> <em>A questo bel progetto editoriale ne è legato un altro di turismo solidale a cui andrà una ...

Nel mese di giugno abbiamo riservato ai Turistipercaso una nuova sorpresa in edicola: i primi nove fascicoli di Turisti per Caso Book! A questo bel progetto editoriale ne è legato un altro di turismo solidale a cui andrà una parte dei diritti d'autore sul prezzo di copertina; si tratta del progetto "Que Ecuador" seguito dall'associazione non profit Pro Geo. Per saperne di più abbiamo fatto due chiacchiere con Patrizio, che questo progetto l'ha visto letteralmente nascere durante uno dei recenti viaggi in Sud America sulle tracce di Darwin...

Patrizio: La tappa in Ecuador è stata di certo una delle più stimolanti del nostro viaggio in America Latina! In realtà Darwin studiò approfonditamente le Galapagos, ma all'interno del paese fece solo un breve passaggio a Guayaquil. In Ecuador invece c'era per Darwin molto da vedere e da fare: lui non ha fatto in tempo, quindi... Siamo andati noi! Assieme al professore di Filosofia della Scienza dell'Università Milano Bicocca Telmo Pievani e ai suoi ricercatori Emanuele Serrelli e Valeria Sala, e grazie all'organizzazione del nostro amico e guida Fabio Tonelli.

TpC: Raccontaci degli Epera e di Santa Rosa! Patrizio: Fabio Tonelli ci ha portato lungo il fiume río Cayapas per andare a trovare questa comunità indios, che avrà sì e no 500 persone in tutto. Per raggiungere Santa Rosa, il loro centro più abitato, abbiamo navigato per più di un'ora. A Santa Rosa si concentra il gruppo più numeroso, ma la comunità vive dispersa in giro per la Serra. Mi ricordo tutto nitidamente, anche l'albergo in cui abbiamo dormito che era a dir poco spartano... Io di alberghi spartani ne ho frequentati molti, ma quello lo era particolarmente! Gli Epera ci hanno accolto in modo esemplare, che definirei tenero e al contempo estremamente dignitoso: ci hanno considerato una vera e propria delegazione occidentale e a loro volta si sono presentati con tutte le autorità del villaggio (la "Presidenta", il suo braccio destro, l'intellettuale del gruppo...). Ci hanno ospitato nella loro capanna delle riunioni e ci hanno chiesto provenienza, nome e cognome, motivazione della visita... Sembrava di essere in un'assemblea ARCI degli anni 60/70, dove si stendeva un verbale se due delegazioni straniere venivano a contatto! In realtà questa burocrazia era solo una formalità per dare maggiore importanza all'incontro; ben presto abbiamo parlato del più e del meno e ci hanno dato alcune preziose lezioni, detto senza ironia e senza virgolette!

TpC: Che tipo di lezioni? Patrizio: Ad esempio l'atteggiamento che gli Epera hanno nei confronti della terra. Dispongono di un territorio di circa 50 ettari, ma lo coltivano solamente metà per volta... Quando -da bravo contadino padano! - ho detto che mi pareva un gran spreco non coltivarlo tutto e che infondo 50 ettari non sono così pochi, mi hanno preso per matto! Coltivare la terra completamente la depaupera, soprattutto la loro, che non è esattamente la pianura padana: sembra una terra ubertosa, in realtà ha uno strato coltivabile abbastanza limitato, che se coltivato intensivamente si impoverisce. Gli Epera pensano alle prossime generazioni e fanno attenzione a non privare la terra delle sue risorse, per questo coltivano solo un po' per volta. Gli ho chiesto se ai loro occhi noi siamo degli irresponsabili e mi ha risposto che effettivamente viviamo troppo nel presente, senza avere mai l'idea del futuro. Dal punto di vista culturale, poi, ci hanno raccontato una serie di loro leggende molto affascinanti, di grande spessore linguistico e narrativo, un mondo fantastico estremamente interessante che con Valeria vorremmo anche provare a raccogliere in un libro

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