Yokoso Japan di Benvenuti in Giappone parte 3

Viaggio in Giappone alla scoperta della cultura, della tradizione e della cucinaposti visitati Tokyo, Nikko, Kamakura, Fuji, Takayama, Kyoto, Himeji, Hiroshima, Nara, Osaka
Scritto da: marzioinviaggio
yokoso japan di benvenuti in giappone parte 3
Partenza il: 16/04/2009
Ritorno il: 03/05/2009
Viaggiatori: 6
Spesa: 3000 €

25 aprile

Oggi era previsto un giro per il paese e la visita alle antiche case dei mercanti. Purtroppo piove dalle 5 del mattino, e non è una pioggerellina leggera, è un vero diluvio. Il programma è saltato. Tutti concordi che è inutile continuare a perdere tempo a Takayama, è meglio anticipare la partenza per Kyoto. Piccolo problema, la vacanza sta costando più del previsto, i soldi che ho portato e cambiato non saranno sufficienti. Devo utilizzare la carta di credito per ritirare qualcosa. Sappiamo già, dalle guide, che i normali terminali ATM non sono utilizzabili, vanno bene solo per le carte giapponesi. Per le carte straniere bisogna utilizzare gli ATM che si trovano negli uffici postali. Visto che abbiamo individuato un ufficio postale vicino e che dobbiamo aspettare per un treno utile, decido di andare subito a ritirare, anche se al momento non ne ho una effettiva necessità. Vado con Filippo che ha il mio stesso problema. Brutta sorpresa, lui riesce a ritirare, a me la transazione viene negata. Tornato al tempio e rintracciato su internet il numero di assistenza della carta, che va utilizzato dall’estero (la prossima volta me lo devo portare in anticipo), li chiamo. Vengo informato che la carta è a posto, ma per i prelievi c’è un limite di 300 euro (il tentativo di prelievo li superava di poco). Perfetto, riproverò a Kyoto. Vista la pioggia torrenziale, utilizziamo dei taxi per andare alla stazione, il treno è previsto per le 11:35. A quel punto ci preoccupiamo per il pranzo, a quell’ora saremo in treno e bisogna procurarsi in anticipo qualcosa da mangiare. Andiamo quindi in un supermercato quasi attaccato alla stazione. Qualcuno prende dei tramezzini (si, ci sono anche quelli), qualcuno dei biscotti. Girando tra i banchi frigo trovo quello che cerco, del sushi. Perfetto. Alla cassa mi danno delle bacchette sigillate da utilizzare. A quindici minuti dalla partenza del treno, Guido si accorge di aver dimenticato la borsa (con macchina fotografica ecc) dentro il taxi. Ormai il treno è perso, cerchiamo un modo per rintracciare il taxi che ci ha portato qui. Mentre siamo al telefono con il tempio, cercando di rintracciare il taxi, a 4 minuti dalla partenza del treno, arriva il tassista di corsa, con la borsa che si è accorto avere nel taxi. Ce la consegna scusandosi (di cosa?), noi ringraziamo e corriamo a prendere il treno all’ultimo minuto. Per quanto riguarda il pranzo, so che ci tenete a saperlo, lo consumo verso le 13:00 sul treno per Nagoya. Il sushi risulta essere più artigianale di quello che si compra nei supermercati qui in Italia, ma è molto buono. Peccato per la mancanza di salsa di soia e del wasabi. Nei prossimi giorni vedrò se sarà possibile ripetere questo modo di pranzare. Il treno arriva a Nagoya alle 14:01, lo Shinkansen di tipo ‘Hikari’ verso Kyoto parte alle 14:11, abbiamo ben 10 minuti di tempo per trovare e raggiungere il binario del nostro treno. Una bella cosa dei treni giapponesi è che sono puntualissimi, deve arrivare alle 14:01, arriva alle 14:01. Prendiamo il nostro treno e puntualissimi, alle 14:11 partiamo. Arriviamo con la pioggia e ci rechiamo al Hida Hotel, che si trova vicino alla stazione. E’ un ryokan che offre le stanze in stile giapponese (tatami e futon per dormire), particolare negativo che non ha le docce in camera, ci sono quelle comuni al piano -1. Lasciata la valigia in stanza esco per ritirare i soldi e cercare una lavanderia. Soldi finalmente ritirati, lavanderia non trovata. Appuntamento alle 17:30 nella hall dell’albergo. Decidiamo di fare un giro per la stazione, fino all’ora di cena. Non è un giro piccolo, a parte la stazione, enorme, c’è un centro commerciale di 11 piani da visitare. Per cena giriamo parecchio prima di trovare un locale con dei posti disponibili, alla fine ci fermiamo in un locale, distante 50 metri dall’albergo, che inizialmente avevamo scartato perché ci era sembrato troppo caro. Ordiniamo e, mentre incominciamo a mangiare, si avvicina un giapponese distinto, in giacca e cravatta che ci chiede da dove veniamo. E’ entusiasta nel sapere che siamo Italiani, ci dice che è stato due volte in Italia e gli è piaciuta moltissimo. E’ evidente che è ubriaco, e mentre ci versa della birra che ci ha offerto, ne fa finire una parte sul tavolo. Per tutti i bicchieri che riempie. In seguito ci fa arrivare 4 piatti di pesce crudo (sashimi) bianco, probabilmente calamaro. E’ entusiasta nel sapere che ci piace la birra giapponese e ci fa arrivare altre due bottiglie. Noi vorremmo ricambiare il gesto e offrire qualcosa da bere, ma i camerieri ci fanno segno di no, ha già bevuto abbastanza. A fine cena arriva il cameriere per informarci che il pasto è stato offerto dal tizio in questione. Alle nostre perplessità si avvicina la moglie di questo spiegandoci che è un uomo importante e che è felicissimo di offrirci la cena. Imbarazzati proviamo a protestare, ma vuole a tutti i costi pagare lui. Alla fine accettiamo e ringraziamo. Facciamo anche qualche foto tutti insieme, con la promessa di inviargliele via email. Finita la cena passeggiata nel quartiere e poi a dormire.

26 aprile

Sveglia alle 6:45 e partenza alle 7:30. Questa mattina ho provato le docce comuni. Sono in stile giapponese, con la doccia molto bassa, e fornite di uno sgabellino su cui bisognerebbe sedersi. Bisogna premere in continuazione il pulsante per fa uscire l’acqua. Tutto sommato piuttosto scomode. Finita la doccia, vedo in un angolo una (unica) doccia in stile occidentale. Domani utilizzerò quella. Oggi è previsto lo spostamento a Himeji, con la visita del castello e dei giardini. Prendiamo uno Shinkansen che ci porta ad Himeji in circa un ora, la giornata è piuttosto coperta e minaccia di piovere. Lo sapevamo in anticipo, per questo, per oggi, abbiamo scelto la gita al castello. Incominciamo dal castello, pure questo dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Risale al 1600, imponente e di colore bianco è uno dei pochi ad essere arrivato intatto ai giorni nostri. La visita prevede un percorso guidato che prima fa fare un giro intorno alla parte esterna, e poi permette la visita dell’interno. La parte esterna è bellissima, l’ho fotografata da tutte le angolazioni e tutte le distanze. Molto particolare la forma dei muri difensivi, curvi, che più si va verso l’alto più diventano ripidi. L’interno è visitabile per intero, per tutti i 7 piani, attraverso delle scale di legno che diventano sempre più strette. Non è bello come la parte esterna, ma è comunque interessante. E’ tutto di legno e per visitarlo bisogna essere scalzi. Visto che il percorso prevede l’uscita in un punto diverso da quello di entrata, devi portarti dietro, per tutto il percorso le scarpe. Per il trasporto, ti forniscono all’entrata, una busta di plastica, che ti chiedono di restituire all’uscita. Finita la visita del castello, passiamo ai giardini Koko-en. Bellissimi giardini, nel classico stile giapponese, con ponticelli, ruscelli e piccole cascate. Molto colorato e vario merita un sacco di fotografie. Peccato che per la presenza delle nuvole, i colori non erano quelli che sarebbero dovuti essere. Dopo le visite, viste le solite discussioni per il pranzo, alla fine ci dividiamo. Qui il nostro gruppo, in una vietta laterale, trova un posto economico dove fermarsi. Il pasto completo, a base di riso, maiale, miso soup, e verdure varie viene solo 600 yen. (A questi vanno aggiunti altri 150 yen per una bottiglia di birra che abbiamo diviso in 4). Dopo pranzo, vista la giornata coperta e la minaccia di pioggia decidiamo di rientrare a Kyoto. Arriviamo alla stazione giusto in tempo (2 minuti) per prendere l’Hikari che ci riporta a casa. Il successivo sarebbe stato dopo un ora. Nel pomeriggio, un mal di testa fortissimo mi costringe a letto per riposare. Ci vediamo nella hall alle 20:00. Vorremmo provare un ristorantino visto ieri che era pieno, ma oggi è chiuso. Ripieghiamo nello stesso locale di ieri. Purtroppo il gentilissimo signore che ieri ci ha offerto la cena, oggi non c’è. Prendo un piatto (da 1300 yen) con dei pezzetti di carne di manzo con cipolla e una specie di gamberone fritto. Buona la prima, leggermente pesante il secondo. Ad accompagnare il tutto un’insalatina, una specie di tubero lesso con retrogusto di pesce (che a qualcuno non è piaciuto) e dei non meglio identificati pezzetti di roba scura piuttosto insapore. Ovviamente immancabile il riso bianco e la miso soup. Prendo anche una birra grande 7-800 cc che mi costa la folle cifra di 950 yen. Mai più. Dopo cena passeggiata molto breve, si sta mettendo freddo e ricomincia a piovere. Una volta in albergo decido di provare la vasca di acqua calda nelle docce comuni, una specie di Onsen privato. Doccia di rito per lavarsi e poi mi immergo lentamente nella vasca. L’acqua è caldissima, anzi bollente, a malapena sopportabile. E, detto da uno che ama le docce bollenti, è indicativo di quanto sia calda. Rimango per qualche minuto immerso a riposarmi, poi completamente lessato e rosso come un gambero, esco, mi asciugo e vado a dormire.



    Commenti

    Lascia un commento

    Fuji: leggi gli altri diari di viaggio