Weekend a Cracovia 6

Viaggio nella memoria
Scritto da: fabri979
weekend a cracovia 6
Partenza il: 24/05/2019
Ritorno il: 27/05/2019
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

24 Maggio 2019 venerdì

Volo economico (Ryan Air) Pisa – Cracovia AR a 58,53 euro, ed una sistemazione centralissima in appartamento a 196,44 euro per tre notti.

Il volo parte in ritardo, abbiamo una sorta di abbonamento, ed atterriamo a Cracovia alle 23,00 circa. L’ultimo bus è già passato, quindi attraversiamo la strada e saliamo al secondo piano della stazione dei treni. Ho con me 27 zloty e, con l’aiuto di una hostess Ryan Air, facciamo i biglietti alla apposita macchinetta automatica. Dobbiamo aspettare, ma finalmente giunge il convoglio che ci condurrà in centro. Una volta arrivati a Cracovia prendo come riferimento l’hotel Polonia, quindi tramite il sottopasso sbuchiamo nei giardini che di li a poco ci conducono alla Porta di San Floriano,

L’accesso al centro storico. Troviamo quasi subito l’ufficio della catena “PJ Apartments”, e sbrigate le formalità di rito, l’impiegato ci accompagna al nostro alloggio, un appartamento di tre stanze più servizi al secondo piano di un bel palazzo d’epoca. Lasciati i bagagli ci dirigiamo alla vicinissima piazza del Mercato per calmare le pretese dello stomaco e, data l’ora, sostiamo ad un chiosco di cibo di strada, dove consumiamo salsicce e spiedini. Una maleducata ed indisponente ragazza in costume rosso tipo Cappuccetto mi cambia gli euro ad un tasso da usura, con una alzata di spalle alle mie rimostranze. Và al diavolo. Ottima la birra spillata dentro alle enormi botti, adibite allo scopo, che punteggiano la piazza.

25 Maggio sabato

Sveglia alle cinque e mezza. Mezzi assonnati oltrepassiamo la porta di San Floriano e, superato il Barbacane, ci troviamo in piazza Matejki, il punto di incontro per il viaggio ad Auschwitz. Ho prenotato su internet l’ingresso delle 8,00 tramite questa agenzia (Cracovia city tours) con guida in italiano a 41,71 euro a persona. Alle 6,30 puntualissimo il bus parte e dopo circa cinquanta minuti, durante i quali viene proiettato un documentario sulla storia della nascita del lager, siamo sul piazzale del campo. Tempo a disposizione per i bagni e colazione, quindi passaggio ai sistemi di sicurezza ed incontro con la guida, che ci fornisce i necessari auricolari. Una lunga fila che si ingrossa a vista d’occhio si sta accalcando all’ingresso. Non ci sono parole per descrivere questa esperienza, quindi non mi dilungo nella descrizione di questa ex caserma della cavalleria polacca. Si entra dalla sbarra con la la famosa scritta, e subito dopo, sulla destra, un cartello con fotografia indica il posto dove era sistemata la lugubre orchestra, quindi si passa ai blocchi, dove erano ammassati a migliaia i dannati destinati a passare per il camino. Le parole non rendono nemmeno immaginabile ciò che gli occhi registrano. Due numeri solamente: circa 1.100.000 ebrei (per difetto), 140.000 polacchi, 23.000 zingari (Synti e Rom), 15.000 soldati dell’Armata Rossa (prigionieri di guerra), oltre a varie migliaia di “asociali” e “sub umani”. La guida ha un’ ottima padronanza della nostra lingua, e fortunatamente riusciamo ad effettuare il percorso nei giusti tempi e senza attese per far passare i gruppi (ancora pochi) che ci precedono. Non mi rendo conto quanto tempo sia passato, tanta è l’attenzione che ci cattura; quindi ci si trasferisce a Birkenau. Dal piazzale dei bus si raggiunge il campo a piedi lungo un breve tragitto sul marciapiede della strada: la famosissima immagine della porta dell’inferno mette veramente i brividi. C’è la televisione tedesca: stanno facendo un servizio su una delle ultime superstiti dell’Olocausto, una anziana signora che si muove appoggiata al braccio di un giovane che indossa il classico zuccotto ebraico. Qui a Birkenau le baracche in legno non esistono più, fatta eccezione per una, quella dove gli pseudo medici operavano i loro folli esperimenti, ma lo sconfinato campo rende l’idea dell’organizzazione dello sterminio pianificato. Questo posto ospitava oltre 100.000 relitti umani in continuo turn over. E poi c’era Monowitz ed altri 45 campi satellite. Il viaggio di ritorno a Cracovia ci lascia assorti ognuno con i propri pensieri e considerazioni.

La mattinata è volata via, ed ora ci godiamo il meritato riposo seduti all’ombra ad un tavolino nell’immensa piazza del Mercato. Pranziamo con i classici ravioloni polacchi (i pierogi, io nella versione russa, con il condimento di cipolle) e gustiamo una meravigliosa birra. Il pomeriggio, passati almeno cinque cambia valute per ottenere il cambio migliore (1 € = 4,20 Zl), ci dirigiamo al castello di Wawel, diametralmente opposto alla Porta, ma preferiamo fare il percorso esterno alle mura lungo il tragitto pedonale che le avvolge come una cintura. La frescura data dalle folte fronde degli alberi è rilassante come non mai. Giunti al castello acquistiamo i biglietti per l’ingresso alla cattedrale, molto bella, e saliamo al campanile, dove ammiriamo il panorama della città. Mi domando in che modo sia stata collocata quassù questa enorme campana. Seguendo il percorso, dai semi interrati che ospitano le tombe sbuchiamo sulla piazzetta dove ci saluta la statua di Giovanni Paolo II, quindi usciamo ammirando la Vistola, che sta rientrando dalla esondazione. La sera ceniamo in uno dei tanti ristorantini che fanno da cornice alla piazza, e non riusciamo a trovare un tavolo all’esterno: tutto trabocca di gente di varie nazionalità, e noto che rispetto a solo un mese fa i prezzi sono notevolmente lievitati. Evidentemente l’offerta non copre la domanda.

26 Maggio domenica

La mattina facciamo colazione in una delle tante e fornite pasticcerie della piazza, quindi ci dirigiamo al quartiere ebraico, risalendo la Vistola (allungando notevolmente il percorso). Gironzoliamo per Kazimierz fino all’ora di pranzo, passeggiando senza meta fino a sbucare sul percorso verde pedonale nei pressi del centro storico. Facciamo uno spuntino in piazza ad uno dei tanti chioschi; questo vende principalmente pane, condito a richiesta con le svariate salse esposte.

Riusciamo come sempre a farci del male: prendiamo la “Pajda”, una grossa fetta di pane abbrustolito spalmata di lardo fuso e ricoperta di cipolle stufate, pesante come un macigno ma gustosa come non mai, specialmente se mandata a fondo con la ottima birra polacca.

Il pomeriggio ci dirigiamo al punto di incontro presso “Cracovia city tours” per recarci alla visita alla miniera di sale di Wielicza, prenotata questa mattina a 38,11 euro. Visitiamo un mondo sotterraneo fino ad una quota di -100 metri dalla superficie passando attraverso un dedalo di cunicoli, gallerie, ampie caverne, dove, fra le altre, è stata ricavata una vera e propria chiesa dedicata alla Beata Kinga. Credo che la durata della visita sia stata calcolata ah hoc, perché ad un certo punto proviamo un senso di oppressione dovuto al chiuso, ma nulla di che. Esperienza che vale la pena di fare, comunque.



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