Viaggio in Turchia by moto passando per la Grecia

Racconto del viaggio in Turchia by moto passando per la Grecia. Partenza 9 agosto 2003, ritorno 3 settembre 2003. Equipaggio: Stefano ed Emanuela, anni quaranta e qualcosa, moto Suxuki V strom 1000, chilometri percorsi 6700, giorni in viaggio 25. Tappe, Roma- Brindisi- Igo- Kavala (Grecia del nord)- frontiera turca- Istanbul- Ankara-...
 
Partenza il: 09/08/2003
Ritorno il: 03/09/2003
Viaggiatori: in coppia

Racconto del viaggio in Turchia by moto passando per la Grecia.

Partenza 9 agosto 2003, ritorno 3 settembre 2003. Equipaggio: Stefano ed Emanuela, anni quaranta e qualcosa, moto Suxuki V strom 1000, chilometri percorsi 6700, giorni in viaggio 25. Tappe, Roma- Brindisi- Igo- Kavala (Grecia del nord)- frontiera turca- Istanbul- Ankara- Cappadocia- Kas- Efeso- penisola di Gallipoli- frontiera turca a Ipsala- Kavala di nuovo in Grecia- Efeso- Poros nell’isola di Lefkada sullo Ionio- Igo- Brindisi- Roma.

Alla fine del roadbook note per i bikers che intendono recarsi in Turchia. Ulteriori informazioni [email protected] Finalmente si parte, dopo estenuanti trattative Emanuela, mia moglie, ha quasi acconsentito a varcare la frontiera con la Turchia invece di optare per un soggiorno marino nell’isola di Thassos. Mio complice, una pioggia estiva che ci ha accompagnato nella tappa di trasferimento da Igo a Kavala, nella Grecia del Nord: al suo sì definitivo, lancio la V strom nuova di zecca – in gentile concessione da parte del mitico Romanelli di Orte per un test – in una veloce smotorata verso la frontiera Turca che raggiungo rapidamente attraverso una bellissima autostrada a tre corsie. Le olimpiadi portano benessere, la Grecia ora ha strade che nulla hanno da invidiare alle nostre e altre sono in costruzione. Davanti al gabbiotto della polizia di frontiera, il poliziotto si attacca al telefono e cala contemporaneamente una sbarra alle spalle della nostra moto. Emanuela si agita, il ricordo della polizia turca nel film Fuga di Mezzanotte di Parker non l’abbandona mai. Quanti danni ha provocato quel film alla Turchia si chiede la guida Lonely ? E alla fine del viaggio darò ragione a Pat Yale che ha curato l’edizione italiana. Emanuela intanto continua ad agitarsi, le dico di stare calma altrimenti la situazione può degenerare mentre rido sotto i baffi, il poliziotto è greco e sta parlando suppongo con la moglie per capire cosa c’è a pranzo. E’ così infatti, appena vede dal lontano il viola della copertina dei nostri passaporti europei ci fa cenno di proseguire. La frontiera Turca è meno problematica del previsto, si passano quattro uffici, si pagano 10 euro, e si entra in Turchia, finalmente. La guida si fa prudente, molto attenta, la moto è carica, le strade appaiono pessime, e la guida dei Turchi è pericolosa. Per percorrere duecento chilometri di statale per arrivare al campeggio di Istanbul impieghiamo svariate ore. Abbiamo optato per il camping Atakoi vicino all’aeroporto, dunque in città, purtroppo le informazioni della Lonely Planet non sono aggiornate. Non c’è ristorante né piscina, il camping è sporco e quasi abbandonato: per contro l’accoglienza è festosa e le amicizie che si faranno qui sono quelle che durano. Bikers tedeschi assieme al personale turco ci montano una nuova meravigliosa ed enorme tenda della Ferrino comprata per il viaggio che subito appare difettata nella paleria ( controllare sempre prima di partire…), d’altronde è sera e siamo stanchi morti, un aiuto non si rifiuta di certo. Dunque Istanbul visitata a piedi, si prendono i bus e qualche taxi, i traghetti, per lasciarsi andare alla suggestione del quartiere asiatico mangiando nei suoi ristorantini verdure e insalate freschissime ( siamo quasi vegetariani) , si torna a dormire al campeggio. Il campeggio , pur scomodo, è una scelta obbligata per non lasciarsi tentare e corrompere da questa suadente città. Troppi bei ristoranti, cari, molto cari se si cerca la qualità, alberghi in stile ottomano, meravigliosi oggetti da comprare al bazar. Una vera trappola all’inizio del viaggio, che evitiamo con una forte dose di volontà. Il viaggio è lungo e il budget è ristretto. A Istanbul si può sempre tornare facilmente, in aereo per un fine settimana lungo e a poco prezzo. Purtroppo anche questa volta il museo non riesco a vederlo. Una fila lunghissima, chilometrica, dal mattino presto impedisce di raggiungere la stanza del tesoro per vedere i gioielli, e la stanza dell’harem. Berlusconi inoltre è arrivato in città per assistere a matrimonio del figlio del primo ministro turco di cui è amico. Pochi giorni dopo anche Fassino sarà visto pazientemente in fila con un panino davanti al Topkapi. Partiamo di pomeriggio dopo tre notti a Istanbul alla volta di Ankara. Tappa intermedia sulla via per la Cappadocia. Ci guardiamo bene la sera di entrare nella Capitale, il viaggio è stato veloce grazie all’unica autostrada del paese, dormiamo a Golbasi a sud della capitale in un albergo a quattro stelle per quaranta euro che con la cena diventano cinquanta. La mattina dopo scopro con orrore che la moto ha consumato un chilo d’olio cambiato prima di partire. La velocità si vede che è stata troppo sostenuta e per centinaia di chilometri: rabbocco con un olio per macchina Shell, una mattinata da panico ma i turchi sono intervenuti in forza offrendomi litri di the per calmare la mia ansia. Un popolo gentile, molti parlano inglese e naturalmente i migliori amici dei bikers in affanno sono sempre benzinai, autisti di tir, meccanici e come vedremo anche un fabbro. La Cappadocia, si raggiunge in poche ore in teoria. Prendo una scorciatoia indicatami da Daniele e Carla invitati a cena alcuni giorni prima di partire dopo aver letto il loro roadbook sulla rete. Non hanno colpa sono passati per quella strada tre anni prima nel loro viaggio. Percorro quaranta chilometri in tre ore su un ghiaione con pullman e camion che viaggiano in senso contrario come se fossero a Monza. Prima e seconda, seconda e prima, uso solo queste marce, penso ai bagagli, alle borse da viaggio, tutto trema, ringrazio il mio gommista Guglielmetti di Roma che mi ha cambiato le gomme, le Metzler tengono bene lo sterrato. Arriviamo in un paesino sconosciuto pieni di polvere, senza aver sudato più di tanto. In Anatolia il clima è ottimo, si sta un incanto. Il caldo dell’Italia è solo un ricordo. Ci riceve il sindaco o quello che presumiamo sia l’autorità del villaggio, che ci fa accomodare nel suo ufficio circondato da una decina di turchi, il boss telefona, ci offre the, è gentilissimo, sono musulmani convinti, mi spiegano la strada giusta per Goreme, Emanuela non si toglie il giubbotto di pelle, ha un top scollato sotto, non è il caso, inizia a capire come si viaggia.



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