Viaggio in Sud America di 1 parte: Venezuela

Viaggio in Sud America, prima parte - Venezuela
Scritto da: daniele-vella
viaggio in sud america di 1 parte: venezuela
Partenza il: 01/01/2009
Ritorno il: 12/03/2009
Viaggiatori: 1
Spesa: 3000 €

IN VIAGGIO, GIOVEDI 1 GENNAIO 2009

H. NON LO SO – DOPO LE 11.00 AM, IN AEREO PER CARACAS. Dovevo essere già in volo verso la capitale venezuelana, Caracas e invece sono ancora fermo all’aeroporto di Lisbona. Alla fine sono riuscito a fare questo viaggio programmato da due anni ma sempre rimandato: andare alla scoperta della foresta amazzonica, perché è lì che mi sto dirigendo, in mezzo alla natura più selvaggia sulla faccia della terra. La foresta che se non fai attenzione ti succhia, per non far più uscire noi esseri umani ormai non abituati più ad essere un tutt’uno con la natura come invece, sarebbe dovuto essere. Voglio ed ho voglia di natura con l’enne maiuscola, di vedere fiumi enormi e cascate mozzafiato, voglio sentire la voce di Dio. Ho appena finito di leggere il capitolo di un libricino intitolato: “Appuntamenti con Dio”. Il capitolo 14 dal titolo: “Pensieri positivi e influssi seducenti.” Finisce così: La natura è il secondo libro di Dio e il tempo trascorso in mezzo alla natura aiuta a tenere lontani i rumori del mondo e apre la porta alla voce di Dio. CARACAS, VENERDI 2 GENNAIO 2009 H.6.42– Sono nella mia stanza d’hotel sveglio già da un bel po’. Alle sette andrò a fare colazione e poi mi dirigerò alla ricerca di un altro hotel più economico. Sono arrivato ieri con quasi due ore di ritardo, il mio bagaglio non è arrivato come quasi tutti i bagagli dei passeggeri provenienti da Roma. Così devo rifare questa strada da Caracas all’aeroporto che non è proprio così vicino e così economico e non è il massimo della sicurezza percorrere la strada a piedi tra il terminal internazionale e quello nazionale. Ieri sera dopo tutte le pratiche per la mancanza del bagaglio, deciso, presi l’autobus fino alla stazione Gato Negro da qui la metro per Altamira. Altamira è un quartiere di Caracas e viene descritto come uno dei più sicuri e tranquilli della metropoli: aiuto! Se questo quartiere è il più sicuro e il più tranquillo della città non voglio immaginare gli altri. Arrivato alla fermata di Altamira scendo dalla metropolitana ed esco fuori la stazione ed ho trovato questo hotel carissimo, ma solo per una notte. Peccato che debba sbattermi per la storia del bagaglio se no oggi partivo subito per un luogo più tranquillo e in mezzo alla natura. Se guardo dal balcone del mio hotel, vedo la piazza di Francia di Altamira il centro del quartiere omonimo, un importante centro di affari e residenziale della città. Il quartiere fu creato nel 1577 e questa piazza fu scena di un massacro di pochi anni fa. Il 6 dicembre 2002 Joao deGouveia, un cittadino portoghese nato nell’isola di Madeira, iniziò a interessarsi dell’opinione pubblica venezuelana e quel giorno assassinò tre cittadini e feriti diciannove mentre c’era una manifestazione di opposizione al governo di Hugo Chavez. Così da questo balcone inizia il mio viaggio alla scoperta e alla conoscenza di questa parte del mondo. E’ ora di fare colazione e scappare da questo costoso albergo. CARACAS, SABATO 3 GENNAIO 2009 H.5.00 – Mi sono svegliato prestissimo di nuovo, anche perché ieri sera sono crollato alle 20.30. Il mio bagaglio è arrivato per fortuna e vado oggi all’aeroporto a prenderlo, anche se ho sbagliato perché potevano portarmelo loro. Ieri ho girato per Caracas, dopo aver cercato un altro hotel più economico e l’ho trovato, mi sono armato come al mio solito di videocamera e macchina fotografica e via per la città vecchia di Caracas che è una cosa piccolissima per essere una città di cinque milioni di abitanti. Nel piccolo albergo in cui mi trovo nella zona di Sabana Grande ci sono tutti i backpackers (viaggiatori) in arrivo e in partenza. Pochi, pochissimi rimangono in Caracas e la maggior parte si dirige verso la Colombia. Pensavo che pochi turisti andassero in Colombia invece è il paese più gettonato. Atterrano all’aeroporto della capitale venezuelana perché è la destinazione più economica per chi arriva dall’Europa. Dopo essermi sistemato nel piccolo hotel a poco più di dieci euro a notte mi sono caricato di telecamera e macchina fotografica per andare in giro per la capitale, anche se Caracas ha perso quasi del tutto le sue radici coloniali per indirizzarsi verso un aspetto “nord americano”, è stato molto interessante andare in giro per il centro che ha mantenuto la sua impronta coloniale, pur poco che sia. Ho percorso la storia di Simon Bolivar, l’eroe nazionale di vari stati dell’America meridionale. Nato qui a Caracas nel 1783 da una ricca famiglia spagnola, fu educato secondo le idee dell’illuminismo, vivendo in Europa tra Spagna, Francia e Italia, conoscendo da molto vicina la rivoluzione francese. Durante un viaggio nel vecchio continente, raggiunse Roma e salendo sul colle di Aventino in compagnia del suo amico e maestro Simon Rogriguez, prestò questo giuramento: “Per Dio dei miei genitori, giuro per loro; giuro per il mio onore e giuro per la patria, che non darò pace al mio braccio, né riposo alla mia anima, finché non avrò spezzato le catene che ci opprino”. Da qui inizia la lunga storia di questo eroe nazionale non solo del Venezuela ma anche della Colombia e dell’Ecuador formando un unico stato chiamato Gran Colombia. Le spoglie di Bolivar si trovano nel Pantheon di Caracas e tra tanti eroi, molti italiani tra cui il piemontese Carlo Maria Luigi Castelli, nominato spesso nella storia venezuelana. Castelli conobbe Bolivar a Port au Prince la capitale di Haiti, dove il Libertador si era rifugiato per riorganizzare le sue truppe, dopo la sconfitta da parte dell’esercito spagnolo, che aveva riconquistato quasi tutto il territorio che Simon Bolivar aveva liberato. Castelli rimase al suo fianco fino alla morte del famoso liberatore del Sud America, dove morì nella città di santa Marta nell’attuale Colombia nel 1830 a soli quarantasette anni. Morto malato, depresso e al funerale non c’era nessuno dei suoi amici, solo un prete, un medico e qualche ufficiale a lui molto vicini, appunto l’italiano Carlo Maria Luigi Castelli. L’eroe nazionale morto solo, povero, abbandonato e rinnegato incredibile! Sicuramente ha fatto qualcosa per perdere la sua popolarità. Così il centro storico di Caracas è il ricordo di quest’altro combattente sud americano che prima della sua morte disse: “l’America è per noi ingovernabile. Chi si pone al servizio di una rivoluzione è come se decidesse di mettersi ad arare il mare.” I caraquenos non sono il massimo della gentilezza e della simpatia. In qualsiasi luogo dove vai per chiedere qualcosa, per comprare o ecc. Non sono per niente gentili e ospitali. Avevo letto un articolo, non mi ricordo più dove, che diceva che a Caracas sono frequenti e più sinceri i sorrisi che compaiono sui volti della gente… in quale Caracas? Quella che ho conosciuto io in questo pochissimo tempo di gente sorridente ne ho vista poca, sincera non lo so, perchè non ho ancora avuto nessun rapporto con i caraqueni. Poi, in giro per la città pensavo di vedere le donne più belle del mondo invece, ho visto una razza femminile che non è assolutamente paragonabile alle donne venezuelane che conosciamo noi. Dove sono? Ce ne sarà una su mille nate con le caratteristiche del prototipo donna venezuelana. Bisognerebbe conoscere qualcuno e vedere Caracas a 360 gradi. Caracas non è una città tranquilla e al tramonto ci si rinchiude in hotel e più nessuno esce se non per necessità. Forse bisognerebbe stare più a lungo per sentirla meno ostica e provare un po’ di affetto a questa capitale sud americana.



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