Viaggio in Spagna in moto

25 Febbraio 2009 Firenze – Genova Sveglia ore 9:30, solo la fatica di spegnerla poiché ero già sveglio da un pezzo.Bagaglio pronto: nella pratica borsa a tenuta stagna della Ferrino: biancheria intima , un cambio al giorno; 2 camicie perché non si sa mai; maglie sintetiche a collo alto; altre maglie in cotone a maniche lunghe; 4 maglioni...
 
Partenza il: 25/02/2009
Viaggiatori: da solo
Spesa: 1000 €

28 Febbraio – Barcellona, Montserrat, Zaragoza…E la serata unica Avrei voluto gustarmi anche il sabato a Barcellona, consapevole comunque del fatto che un altro giorno in quella città mi avrebbe costretto a rivedere il mio programma sacrificando altre tappe, e poi Saul , il mitico contatto di Zaragoza , mi aveva già organizzato una serata a detta sua “indimenticabile” per il sabato sera che difficilmente avrei potuto vivere altrove e in altro momento, e dopo averla vissuta penso che avesse davvero ragione. Salvatore, amico guzzista, sentito svariate volte ma mai incontrato purtroppo, mi aveva dato il suo contatto spronandomi a contattarlo prima tramite e-mail poi telefonicamente perché, mi aveva detto, sarebbe stato più che lieto di farmi da guida , tuttalpiù che l’amicizia sarebbe potuta diventare anche un contatto lavorativo importante, visto il mio progetto in elaborazione in questo periodo e la sua attività appena appena nata di organizzatore di itinerari turistici del vino : www.Bodegar.EsComunque sia , procediamo con ordine. Alzato intorno alle 7:30 ho caricato la moto, il sabato mattina Barcellonese era un po più tranquillo della frenetica vita infrasettimanale, per cui anche viaggiare in moto in mezzo al traffico sarebbe stato sicuramente più piacevole. La colazione l’ho fatta nel solito locale del giorno precedente. Per 2 Euro e 60 cent mi sono preso un buon cappuccino , brioche e un buon succo di frutta. Salutato la gentile barista, ho subito messo in moto il bicilindrico , rilassato da due giorni di pausa e ho portato a termine la mia breve visita di Barcellona passando per il Montjuic , dando una rapida occhiata all’anello olimpico, fermandomi solo dal fuori ad ammirare la fundation Joan Mirò, ma soprattutto gustandomi la vista sopra una città non ancora completamente coperta dai fumi delle fabbriche, che il sabato mattina erano parzialmente in funzione. Tornando in città , avevo segnato bene sulla cartina la strada per uscirne e per raggiungere più brevemente possibile Montserrat dato che volevo evitare comunque fosse di infognarmi nella miriade delle periferie Barcellonesi. A volte i migliori piani difficilmente si realizzano pur buona che sia la mappa o la cartina che usi soprattutto se sono cartine vecchie in una città che è in continua espansione, fatto sta che era passata una buona mezz’ora da che avevo lasciato il parc de la ciutadella prendendo avenida diagonal come da indicazioni e ancora mi trovavo in città perdendo così completamente l’orientamento. Ad un certo punto mi ha affiancato un motociclista che vedendo la targa mi ha salutato con un “ciao!!” , ho colto l’occasione per fermarlo al semaforo e gentilmente gli ho chiesto la strada per Montserrat. Era un ragazzo su una Suzuki Bandit 1200 con la ragazza che faceva da zavorra e si stavano giustappunto recando fuori città per una breve gita su strade assolutamente da consigliare e guarda caso erano le stesse che cercavo io e che mi avrebbero portato a Montserrat…E comunque quella era la strada giusta, per cui non mi ero assolutamente perso. Senza dirci niente, è bastato un solo sguardo e ci siamo capiti, lui ha ridotto un po’ la velocità aspettandomi quando il traffico era tale da non poter passare facilmente con un California carico e sporgente, ma appena preso il raccordo che ci portava fuori città ho potuto far conoscere il motore Guzzi anche alle persone che non ne avevano mai sentito parlare con chiaro stupore. Abbiamo lasciato la strada statale quasi subito , fiancheggiando monti e punte che sembravano appartenere ad un altro pianeta , fuori dalla costa il paesaggio cambiava a tal punto che non capivi più se ti trovavi nello stesso posto da cui eri partito la stessa mattina, sembrava proprio un altro paese. Giunti ad uno spazio vicino a Manresa, un po’ fuori dalla traiettoria per recarmi a Lleda , il mio caro compagno di strada e la sua ragazza si sono riuniti ad altri amici motociclisti che li stavano attendendo, e mi sono scusato con loro per il ritardo spiegando che ero io la causa. Ci siamo salutati dopo che mi hanno indicato la strada sui monti per raggiungere Montserrat, a parte che era ben indicata da dove mi trovavo ed ho iniziato l’arrampicata , comunque su belle strade , pulite e larghe. Una miriade di motociclisti scendeva e risaliva i monti ed io li lasciavo passare proseguendo alla mia andatura turistica , quarta marcia a 4.000 giri per un’andatura tranquilla e con velocità da crociera, gli altri bikers mi sfilavano accanto , mi suonavano e salutavano con la mano, c’era anche molta polizia probabilmente dovuta al fatto che quei luoghi erano comunque frequentati da moltissimi coraggiosi ragazzi che amavano fare trekking e molti percorsi arrivavano ad incrociare la strada stessa per cui chi la conosceva, sapeva dove rallentare , in altre situazioni invece era necessario l’intervento della polizia, in auto o in moto che all’inizio del rettilineo prima dell’incrocio avvisava la persone di ridurre la velocità e procedere con cautela. Inizialmente non capivo , poi osservando , effettivamente devo ammettere che il loro servizio era indispensabile e utilissimo specialmente durante i weekend..Ad un certo punto un cartello si apriva su uno slargo, bloccato da una sbarra con ingresso a pagamento : indicava Montserrat : 936 metri sul livello del mare…Da non crederci, beh effettivamente il panorama lo confermava. Da buon visitatore ho aspettato il mio turno e mi sono messo in fila ritirando alla sbarra il mio ticket ed ho proseguito quasi fino in fondo dove una catena impediva l’accesso a qualunque mezzo a motore sprovvisto di autorizzazione, in compenso , avendo la moto il parcheggio era a fianco della catena stessa, per cui non dovevo camminare tanto. Il bagaglio era al sicuro adagiato nelle borse laterali e sul sellino passeggero ben impacchettato, ho preso giusto giusto la pratica borsa serbatoio trasformata all’occorrenza in zaino e mi sono incamminato lungo la strada pedonale delimitata a sinistra dalle impervie montagne e a destra da una passeggiata coperta e limitata da una ringhiera che dava su uno strapiombo dalla vista incredibile e spettacolare. Una ripida stradina percorsa da pazzi, maniaci del trekking si arrampicava sulle pareti dello stretto burrone e la funivia volendo era un’altra alternativa possibile per raggiungere il luogo. Un altro filone della funivia , volendo, trasformandosi in trenino si arrampicava sull’ultima crinale della montagna inserendosi a lama su un suo fianco e portava al panorama, ma purtroppo l’affluenza delle persone mi ha fatto desistere dal completare il mio tour fino in cima alle guglie. In compenso ho visitato quel luogo incantato e improbabile ad ogni possibile invasione di qualunque popolo nemico, e per questo trasformato poi con l’andare dei secoli in monastero e luogo di preghiera e meditazione, difatti il silenzio era sottratto solo da scolaresche e quando anche esse si mettevano ad ascoltare l’unica presenza era il rumore del vento che parlava attraverso le onde create dalle immense gole. Montserrat proponeva nonostante fosse luogo di culto una valida alternativa a molte cittadine nella valle sottostante, industriali e caotiche, aveva difatti un albergo , vari ristoranti, caffè, vista e tranquillità eccellenti per coloro che volevano fermarsi anche brevemente, ma quella per me era solo una tappa, niente di più. Comprata una forma di formaggio ad un venditore lungo la strada che mi aveva preso per la gola facendomi gustare dei particolarissimi prodotti tipici, sono rimontato in sella alla mia moto e ho ridisceso la collina dall’altro versante procedendo a buona andatura una volte imboccata la A2: cominciava a fare freddino e a coprirsi, non volevo rischiare di prendere l’acqua prima di non essere arrivato perlomeno a metà strada. La sorte mi ha protetto e sono arrivato a Lleda all’asciutto. Il paesaggio dell’entroterra spagnolo è molto particolare: si alternano distese di campi coltivati a foraggio, campi da pascolo con enormi bovini e qualche toro, ad altipiani brulli, dove non cresce assolutamente niente di commestibile ; campi sterminati di niente con nessuna abitazione, casa, fabbrica, niente di niente…Ed io chiaramente affascinato da questo niente avevo abbandonato la strada maestra per addentrarmi un po nell’interno e lasciarmi trasportare dalla mia aquila. Incrociavo poche macchine e sempre con la cartina ben distesa all’interno della pratica finestra plastificata della borsa serbatoio, secondo i miei calcoli mancavano una 40ina di km a Zaragoza. Non avevo ancora mangiato , ma non accusavo né fame né stanchezza.La comodità dell’ultimo acquisto che avevo fatto prima di partire per le ferie era unica e fondamentale se si vuole partire e seguire percorsi senza conoscere il luogo: di solito non amo la tecnologia ma il GPS con Google map del palmare mi ha “salvato” da un probabile smarrimento in mezzo al nulla. Preso dalla particolarità del paesaggio avevo passato da una 40in di km un incrocio fondamentale, praticamente ora mi stavo dirigendo verso i Pirenei e il cielo coperto non mi aiutava certo ad orientarmi, era freddo e cominciava a cadere anche qualche goccia misto neve. Sono tornato su i miei passi constatando anche che la benzina era agli sgoccioli. Fortunatamente una volta imboccato l’incrocio ho trovato quasi subito una bettola lungo la strada che non solo aveva una piccola cucina , dove sgranocchiare qualche tapas e inumidirsi le labbra, ma anche la pompa di benzina vicina. Rifocillatomi e fatto il pieno di benzina a 98 ottani alla moto, un camionista mi ha consigliato invece di tornare indietro di raggiungere la prossima città di Huesca e da lì di prendere la A23 fino a Zaragoza : l’avevo allungata di 60 km più altri 80!!! Brutti scherzi se non si va seguendo alla lettera le cartine, ma in fondo che avventura sarebbe altrimenti?? Raggiunta la città ho notato subito un certo movimento , c’era tanta gente e molte strade erano bloccate, e non capivo davvero che cosa c’era in fermento. Avevo già sentito Saul , che mi aveva detto di essere impegnato e di chiamarlo non appena arrivavo a Zaragoza, ma non volevo essere troppo di impiccio, per cui non ho seguito il suo consiglio e mi sono addentrato in città. Dopo aver girato a vuoto per un po’ senza riuscire a raggiungere il centro storico ho trovato davanti ai miei occhi il cartello rosa che indicava le informazioni e i siti di interesse storico. Per cui non ho fatto altro che seguirlo e come per magia sono arrivato sul retro de la basilica de Nuestra Senora del Pilar , una delle più maestose basiliche che io abbia mai visto alla quale gli spagnoli mostrano una devozione unica, io , nonostante non sia credente, sono rimasto a dir poco entusiasta quando poi, nel in tardo pomeriggio ci sono entrato.Trovare un albergo che avesse disponibilità in pieno centro è stata una fortuna incredibile, senza contare che aveva anche il parcheggio in convenzione: Euro 55 a notte incluso Garage: Hotel Inca , tre stelle in Calle de Manifestacion. Una volta sistemato , docciato e rilassato ho chiamato Saul il quale mi ha brontolato: aspettava la mia chiamata molto prima e aveva provveduto a trovarmi sistemazione adeguata alle mie richieste: posto pulito, tranquillo, con Garage per la moto. Ma alla mia risposta “non volevo disturbare più del necessario”, come se fosse un amico di vecchia data mi ha risposto di non dire fesserie e anzi di prepararmi per la notte a seguire che avrei scordato difficilmente. Ero capitato per caso a Zaragoza in occasione di una festa nazionale: si rappresentava difatti per la strada di tutta la città la battaglia che seguì per la cacciata delle truppe francesi di Napoleone , ove si vide un orgoglio nazionale e la creazione di miti storici senza precedenti. Per questo motivo gli alberghi erano pieni: giornalisti, televisioni , turisti , ma non solo, anche gli stessi attori, venuti da tutta la Spagna per rappresentare coi colori delle divise e degli abiti d’epoca uno scorcio di quella che fu una tra le più sanguinarie offensive delle truppe francesi su suolo straniero. La rappresentazione sarebbe durata per tutta la sera e ricominciata la mattina seguente, come del resto la mia serata…Ho notato con estremo piacere , che , nonostante , non ci fossimo mai posti la domanda, Saul aveva la mia età , per cui nei miei canoni di pensiero italiani, il divertimento era assicurato, soprattutto per il fatto che amava l’arte e il fare da cicerone, la buona cucina, il buon vino e il sano divertimento, senza necessariamente ammazzarsi. Un personaggio emblematico che ci avrebbe accompagnato per la prima parte della serata era Peppe. Lì per lì non riuscivo a catalogarlo: una persona di una certa età, ma un guscio , la sua bellezza era all’interno: purtroppo aveva subito alcuni lutti tragici in famiglia e il destino non era stato per lui troppo sorridente, per questo i vecchi compagni di scuola del figlio lo avevano adottato come secondo padre ed erano viva parte della sua esistenza e della sua persona. Per anni aveva vissuto a Cuba e quando possibile ritornava perché si sentiva parte di essa, era una persona di cultura, e molto importante dal punto di vista socio culturale, curatore di diverse mostre e gallerie d’arte, bravo nel parlare e amabile nel modo di fare, sempre sorridente, ma serio e deciso quando occorreva. Il camminare con lui nelle strade della bella Zaragoza significava fermarsi ogni 5 minuti a salutare qualcuno: dalla famiglia con bimbi piccoli, alla coppia giovane, ai giornalisti, senza parlare dell’accoglienza all’interno dei locali per gustare vino y tapas , alcuni dei quali esponevano anche molte foto di Peppe, conosciuto per essere l’assistente personale del governatore di Aragona. Nel giro di poche ore , sapevo tutto sulla storia politica, socio economica della città e del popolo spagnolo, entrando anche in discorsi concitati e seri di fronte a vino e assaggi vari , completamente ignorando ciò che stavo assaggiando, ma era tutto cibo eccellente!! Mi ero fatto una cultura molto più approfondita di quella che insegnano a scuola o che puoi leggere su guide turistiche, una cultura fatta di pareri, di esperienze , magari non vissute direttamente ma raccontate da opere artistiche contenute all’interno di una mostra che Peppe stesso aveva curato e che mi ha mostrato e raccontato in tutta la sua forza emotiva e la sua “realtà” facendomi entrare come personaggio in secondo piano in azioni e reazioni che erano il manifesto di un popolo forte che non si lascia distruggere tanto facilmente da popoli esterni mossi dalla brama di potere e convinzioni di un pazzo conquistatore. Ero completamente ammaliato da questi due amici appena conosciuti ma che credevo di conoscere da una vita. Saul giovane, della mia età , ma con un temperamento unico , che aveva scommesso tutto per un progetto che aveva ideato coltivato e costruito dal niente, unendo le sue passioni con quello che più sapeva fare: stare con le persone ed essere partecipe della propria vita e di quella degli altri senza esuberanza o mancanza di rispetto, ma trovando la giusta interazione. Per cui parlare con lui anche del mio progetto senza giri di parole , ma trovando un valido consigliere e supporto è stato assolutamente gratificante e mi ha dato una spinta in più : crederci davvero.Peppe una persona alla quale difficile non affezionarsi , mi ricordava un mio caro amico : simile ma diverso dal mio “Zio Rinaz” del Chianti al quale, nonostante sia orso e dal carattere molto difficile, voglio un bene dell’anima, ho trovato tra i due molte analogie.La serata è proseguita in una maniera che se me lo avessero detto , non ci avrei creduto. Mentre eravamo in un locale a bere e parlare , Peppe si è alzato dicendo di dover verificare una disponibilità in uno dei locali più esclusivi di Zaragoza, ma dove per lui avrebbero comunque trovato sempre disponibilità, un locale che non potevo assolutamente non vedere,il cui curatore artistico era nientedimeno che Bigas Luna, il regista cinematografico dalle idee particolari e osè.EL PLATA. Non mi chiedete dove è in quell’ingarbugliato intreccio di vie, so solo che è in centro, che da fuori non gli daresti niente, che è affollato di gente di tutti i generi, che la coda per entrare senza invito è chilometrica, che fanno entrare comunque tutti se armati di buona pazienza ma senza prenotazione col cavolo che ti danno un tavolo, a meno che tu non sia Peppe, quindi in caso vogliate andarci, trovate tutti i modi possibili, ma fatelo , chiedetemi pure il contatto di Saul, ve lo darò previo suo consenso, ma non chiedetemi com’è il suo interno.Ho fatto una promessa e la manterrò: vi basti sapere che le sedie sono quelle di scuola, così come i tavoli, il soffitto e il pavimento sono pieni di colori così come tutto l’arredamento, c’è un grande palco che si apre sugli spettatori , ma lo spettacolo si manifesta ovunque, dove meno te lo aspetti e molto spesso capita che tu da spettatore diventi pure attore, gli spettatori sono sia uomini che donne che altro, ma non necessariamente è dedicato a una di queste categorie, il bagno è la cosa più spettacolare, irriverente, simpatica, straordinaria ed esilerante che io abbia mai visto, ma dato che non si potevano fare foto ed io ho rispettato la regola, non posso dirvi altro, solo questo: è la cosa più spettacolare che abbia mai visto, può non piacere , ma nulla toglie che sia unica.Finito lo spettacolo siamo tornati alla vita notturna del sabato sera di Zaragoza, abbiamo salutato Peppe riproponendoci di sentirci l’indomani, ed io e Saul abbiamo iniziato a saltellare da un posto ad un altro, stando sempre bene attenti a non esagerare col vino, fino all’ultimo posto, composto da due ambienti, il primo dedicato ai giovanissimi, il secondo dedicato agli ultra trentenni, sicuramente mi sentivo più a mio agio nel secondo, anche perché, ultra trentenni sì ma solo nel fisico. Lì la Tequila è iniziata a scorrere a fiumi e sembrava si facesse a gara a chi reggeva di più, ma tanto, poco male, nessuno dei due doveva guidare per raggiungere casa. Quando barcollavo, più che camminare ho ben pensato di salutare il mio carissimo amico e di tornare in Hotel.



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