Viaggio di nozze in Nepal

Quindici giorni a zonzo tra templi e montagne, in un Paese che vi lascerà a bocca aperta
Scritto da: alicinalicetta
viaggio di nozze in nepal
Partenza il: 19/05/2014
Ritorno il: 02/06/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Ecco un breve riassunto della nostra luna di miele (fai da te) in Nepal, poi proseguita in Polinesia.

Partenza il 19 maggio da Genova, arrivati il 20 maggio a Khatmandu.

In breve: 20/21 visita di kathmandu e Bhaktapur; 22 volo interno x pokhara, visita di pokhara; 23/ 24/25/26 trekking x Poon hill, con rientro ad anello; 27 rafting sul fiume Seti e campeggio sul fiume; 28 rafting e arrivo a Chitwan 29 Chitwan National Park; 30 rientro a Katmandu. Visita del Tempio delle scimmie; 31 visita dello Stoupa di Bodmath; 1 giugno visita di Patan; 2 giugno Baktapur.

Spese: Per due settimane, tutto incluso, vitto, alloggio, taxi, souvenirs e il volo Interno x Pokhara, escluso solo il volo internazionale , € 1.500 per due persone.

Viaggio interamente auto organizzato, prenotando dall’Italia solo i voli e le prime due notti. Per il pernottamento, trattandosi della nostra luna di miele abbiamo scelto ove possibile delle sistemazioni un po’ più carine, ma pur sempre “autentiche” dato che le grandi catene alberghiere e gli anonimi hotel di lusso non fanno per noi. In media la cifra era sui 35 dollari a notte (tranne l’hotel di Baktapur che costava 60) ma se volete potete spendere molto meno (la maggio parte degli hotel costa sui 20 dollari) o anche molto di più (le catene di lusso non mancano mai, ma qui non vale proprio la pena).

Descrizione del viaggio

20 maggio

Arriviamo a Khatmandu abbastanza tramortiti dal volo notturno e subito prendiamo un taxi che ci porti in albergo (1000 rupie). Per le prime due e le ultime due notti, ossia per visitare la valle di Khatmandu, abbiamo scelto come punto di partenza non Khatmandu bensì Bhaktapur e in particolare l’hotel Thagu Chen. Lo consiglio per chi vuole spendere un po’ di più, noi abbiamo preso la suite (65 dollari a notte) e non ce ne siamo pentiti. Arrivati nel pomeriggio ci riposiamo un po’ in camera e ci limitiamo a fare un giretto per il paese cenando al Palace restaurant con vista sulla piazza principale.

Bhaktapur é un piccolo gioiello, un paesino antico e sopito, dove ogni angolo regala scorci emozionanti e spaccati di vita locale uno dopo l’altro, il top per un’amante della fotografia come me. La spiritualità di questo popolo si respira ad ogni passo, in questo piccolo borgo pieno di templi hindu e buddisti, sotto i cui porticati sonnecchiano gli anziani, giocano i bimbi e si rinfrescano i turisti. Dicono che i nepalesi siano molto docili e gentili, e non posso che confermare. Ovunque si ricevono sorrisi e “namaste”, benedizioni da parte delle donne, mentre i più audaci vi chiederanno da dove venite, ed a differenza di quanto accade in Kenya o in Marocco, lo fanno per lo più per curiosità, e non tanto (o non solo) per vendervi qualcosa. Il primo impatto è quindi positivo, certo ci sono le solite baracche in periferia, il solito (anzi peggiore!) traffico disordinato e un grande andirivieni di persone, ma rispetto ad altri paesi poveri quali Cuba o altri stati africani le condizioni sono o almeno sembrano nettamente migliori, tutti si danno da fare in qualche modo, e la maggior parte dei bimbi che si incontrano sono in divisa che si dirigono a scuola.

21 maggio

Il secondo giorno dedichiamo la mattinata a una visita un po’ più approfondita del centro di Bhaktapur, prendendo una guida locale (1000 rupie). Per visitare i centri storici delle città occorre pagare un biglietto di ingresso: questo è il più caro, 15 dollari a testa, ma merita davvero tantissimo, anche solo per la possibilità di salire sul tempio a 5 piani e osservare il via vai circostante. Il pomeriggio invece è dedicato alla visita di Khatmandu (da Bhaktapur 30 min in taxi, 1000 rupie), città caoticissima ma anche allegrissima. Anche qui ingaggiamo una giovane guida che ci conduce tra i vari templi della Durbar Square (qui il biglietto costa 10 dollari, gratuitamente estensibile per tutta la durata del vostro soggiorno). Vediamo anche la famosa dea bambina, che abita segregata in uno dei palazzi di Durbar Square e si affaccia ogni tanto, richiamata dai turisti (evidentemente allo scopo di ottenere le offerte in denaro come richiesto dall’apposito cartello). È stata una scena veramente triste: la bambina, richiamata dalla nostra guida si é affacciata con fare stizzito alla finestra, ove è rimesta per pochi secondo guardando il vuoto con occhi tristi e truccatissimi. Credo preferirebbe senz’altro vivere in campagna e giocare a nascondino con i suoi coetanei. La nostra guida ci fa fare esattamente tutti i rituali che i nepalesi fanno in questi templi, ossia toccarci la fronte con la terra rossa, suonare tutte le campane che incontriamo, promettere di essere persone oneste al Dio della Giustizia e cosi via. All’inizio avevamo l’impressione che lo facesse un po’ a scopo turistico, poi ci siamo accorti invece che tutti i presenti facevano in continuazione questi rituali e così sarà per tutta la vacanza: ovunque troveremo uomini donne e bambini che pregano davanti ai templi, che suonano campane (portafortuna) e che offrono piatti di riso agli affamatissimi dei, a tutte le ore del giorno e della notte, appositamente giunti in città o spesso di passaggio tra una commissione e l’altra! A Khatmandu facciamo anche un po’ di acquisti di roba da montagna e prenotiamo il volo per il giorno dopo per Phokara (60 dollari a testa), dato che l’alternativa è un viaggio in Pulman di circa 8 ore e proprio non ce la sentiamo!

22 maggio

Alle 10.20 parte quasi puntuale il nostro aereo per Phokara, con la Budda Air. In 25 minuti siamo a destinazione. Qui un taxi ci accompagna all’Albergo che abbiamo scelto leggendo la Lonely Planet, il Fewa Hotel, ove veniva definito un posto romantico con cottage in pietra affacciati sul lago. Ecco, effettivamente si trattava di cottage in pietra affacciati sul lago (posizione magnifica) ma ve lo sconsiglio caldamente: a parte la quantità di insetti che circolava nei dintorni, e il caldo micidiale misto umido del lago, essendo proprio a due metri dal lungo lago abbiamo passato la notte semi svegli a causa dei continui rumori dei passanti (assai inquietanti, dato che ci separava da essi una misera zanzariera) sostituiti in tarda notte da quelli degli animali, fino ad una traumatica sveglia composta da canti dei galli e stormì di corvi gracchianti. Insomma, va bene essere a contatto con la natura, ma tanto da non chiudere occhio sarebbe meglio di no!! Consiglio invece il ristorante dell’albergo (“da Mike”) perché la posizione è davvero meritevole: tavolini quasi in acqua, riparati dagli ombrelloni, da cui si può contemplare il lago e osservare il via vai dei barcaioli. Phokara è decisamente più moderna e turistica, con enormi ristoranti e bar, musica dal vivo e tutto per il trekking. Qui compriamo anche i nostri teams e i pass per il trekking del giorno dopo (40 dollari a testa totali), attenzione perche sono obbligatori per accedere al parco dell’Annapurna (vale anche per l’Everest). Il cielo è punteggiato di deltaplani, a quanto pare qui è molto in voga! Purtroppo non vediamo neanche un monte a causa della troppa umidità che li copre, quindi ci consoliamo affittando una barchetta (350 rupie per un’ora), con la quale al tramonto raggiungiamo l’isolotto al centro del lago. Qui c’è un andirivieni incessante di barche con a bordo hindu vestiti a festa che si recano al tempio, pregano e suonano ciascuno una cinquantina di campane, un rumore infernale! Concludiamo la giornata con una cena discreta al German Bakheri allietata da musica e danze dal vivo.



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