Viaggio alle Figi

Le isole del sorriso e degli ex cannibali
Scritto da: balzax
viaggio alle figi
Partenza il: 05/07/2014
Ritorno il: 15/07/2014
Viaggiatori: 1
Spesa: 3000 €

Figi: Le isole del sorriso e degli ex-cannibali

All’arrivo alle Figi si rimane subito colpiti dai sorrisi della gente e dal calore dei saluti (“bula!!”) di tutte le persone che si incontrano (doganieri, impiegati, cambiavalute, tassisti, commesse). Immediatamente si percepisce un senso di amicizia e di comunanza che è raro trovare in altre parti del mondo. Ci si sente come “adottati” dalla popolazione locale.

Eppure quello che oggi è uno dei popoli più cordiali e amichevoli del mondo, fino alla metà del 19mo secolo era un’accozzaglia di tribù feroci perennemente in lotta tra loro, che si affrontavano scagliandosi giavellotti di bambù e roteando mazze taglienti e uncinate in grado di infierire colpi devastanti. I perdenti facevano una bruttissima fine: i prigionieri sopravvissuti alla battaglia molto spesso venivano fatti a pezzi, cucinati e divorati durante i banchetti dei vincitori. In queste isole il cannibalismo era una pratica comune e costituiva la massima forma di espressione della supremazia sul nemico vinto, come si leggerà più avanti nel diario.

Il viaggio verso le Figi

Le Figi si possono raggiungere dall’Italia con un solo scalo aereo via Hong Kong con la Cathay Pacific, proseguendo poi con Fiji Airways che vola da Hong Kong a Nadi due volte la settimana. In alternativa, ci si può arrivare dall’Australia o dalla Nuova Zelanda.

Le Figi

Le isole Figi (in figiano Viti) sono un arcipelago dell’Oceania situato nel cuore del Pacifico e costituiscono una repubblica indipendente. L’arcipelago è costituito da 322 isole, di cui 106 abitate permanentemente, più alcune centinaia di isolotti disabitati.

Le due isole più importanti sono Viti Levu e Vanua Levu, che contano circa l’87% della popolazione, che in totale assomma a 850.000 abitanti. La metà circa appartiene al ceppo melanesiano dei figiani. Il resto sono indiani (44.8%), fatti venire qui dai coloni inglesi che avevano bisogno di manodopera per tagliare la canna da zucchero, cinesi e c’è un’esigua minoranza di europei che vive nella parte sudorientale di Viti Levu.

Le isole sono montuose, con cime alte fino a 1300 metri, e coperte da fitte foreste tropicali. Viti Levu ospita la capitale Suva, ed è la residenza di circa tre quarti della popolazione. L’area totale compresa entro i confini della nazione è di circa 194.000 km², di cui però solo il 10% è rappresentato da terre emerse.

Le Figi sono il primo posto al mondo a vedere il nuovo giorno. Il 180º meridiano passa proprio attraverso Taveuni, un’isola figiana del nord-est, ma l’International Data Line viene appositamente deviata per consentire a tutto il gruppo di isole di avere la stessa ora. Perciò, se si viaggia nel Pacifico in direzione Ovest, per esempio da Papeete a Nadi, pur impiegandoci poche ore si arriva il giorno dopo.

“bula” e “vinaka”

La lingua ufficiale è il figiano, idioma di ceppo austronesiano. La lingua figiana però è parlata solo da circa il 40% della popolazione, più un altro 20% che lo parla come seconda lingua. Quasi tutti parlano correntemente l’inglese, al punto che capita abbastanza raramente di sentire conversazioni in figiano. La numerosa comunità indiana parla l’hindi.

La parola buona per tutti gli usi e i momenti è “bula”, che vuol dire un po’ di tutto: ciao, arrivederci, benvenuto, come stai… Ognuno di questi significati dipende dalla situazione. La parola letteralmente significa “vita” ma è più comunemente usata come saluto, come il nostro “ciao”. “Bula” si usa salutando la gente per strada, conoscendo nuovi amici, in qualsiasi tipo di incontro o per augurare felicità e buona salute. Dovunque andiate, chiunque incontriate, sarete sempre accolti con affettuosi “bula” da parte della cordialissima popolazione figiana. Se risponderete al saluto sarete immediatamente ricambiati con sorrisi e calore. “Bula” è una specie di parola magica che descrive uno stile di vita semplice e allegro. Non a caso le pittoresche camicie colorate “hawaiane” che si trovano dovunque alle Figi si chiamano “bula shirt”.

Un’altra parola che si sente spesso è “vinaka”, che vuol dire grazie. Quasi tutti i discorsi si concludono con un caldo “vinaka” finale.

Viti Levu

Viti Levu è l’Isola più grande delle Figi, nonché quella più abitata e più importante dal punto di vista politico e commerciale. Ha una superficie di 10.400 kmq (più o meno come l’Abruzzo), il che la pone al 75mo posto tra le isole più grandi del mondo.

La zona occidentale dell’isola gode di un clima secco, con cieli spesso limpidi e sole splendente, mentre la zona orientale è caratterizzata da nuvoloni e frequenti acquazzoni.

L’intero perimetro dell’isola è percorso da una buona strada statale che si divide in Queens Road e Kings Road. La Queens Road è completamente asfaltata e percorre l’isola in direzione sud-est da Lautoka e Nadi verso Suva. La Kings Road è in parte non asfaltata, ma comunque transitabile anche con un veicolo normale, e unisce Suva a Lautoka lungo la costa est e nord. Percorrere tratti di strada non asfaltati può essere un po’ avventuroso, ma alla vista si offrono panorami incredibili e c’è sempre la possibilità di fermarsi per una visita a uno dei numerosi villaggi tradizionali figiani. Il giro completo dell’isola è lungo circa 450 km.

Le principali attrattive di Viti Levu si trovano lungo la Queens Road e sono descritte nelle prossime pagine del diario.

Garden of the Sleeping Giant

Il giardino dello “Sleeping Giant”, ovvero del gigante dormiente, è uno splendido parco botanico che si trova a pochi kilometri dall’aeroporto internazionale di Nadi, in direzione nord. Il giardino occupa una collina ai piedi della catena montuosa del Sabeto, che ha una forma singolare somigliante alla sagoma di un gigante addormentato, da cui il nome del parco. La passeggiata attraverso i padiglioni del giardino è piacevolissima e rilassante. Oltre ad alcuni ambienti naturali locali, con alberi d’alto fusto, pozze d’acqua con ninfee, scorci di foresta tropicale e heliconie penzolanti dai tronchi delle palme, colpisce l’incredibile numero e varietà delle orchidee presenti, a cui è dovuta la fama del parco. Il giardino fu ideato nel 1977 per ospitare la collezione privata di Raymond Burr (più noto come Perry Mason) ma a seguito del grande entusiasmo che ne scaturì i figiani hanno deciso di trasformarlo in un vero e proprio parco.



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