Viaggio agli antipodi

Viaggio agli Antipodi 2000 Australia - New Zealand - Singapore – Malaysia - Thailand lunedì 24 gennaio Dopo mesi di preparativi il momento tanto atteso è vicino. Unico problema ancora non completamente risolto è la mezza polmonite di Betta; sembra impossibile che possano capitare certi imprevisti una settimana dalla partenza. Solo il...
Scritto da: luca-sist
Viaggiatori: fino a 6

Viaggio agli Antipodi 2000 Australia – New Zealand – Singapore – Malaysia – Thailand lunedì 24 gennaio Dopo mesi di preparativi il momento tanto atteso è vicino. Unico problema ancora non completamente risolto è la mezza polmonite di Betta; sembra impossibile che possano capitare certi imprevisti una settimana dalla partenza. Solo il pensiero di dover lasciare a casa una delle persone che hanno condiviso per mesi fatiche e gioie dell’organizzazione mi rattrista non poco. Quanto alla solita seccatura delle valige, Cristina questa volta detta legge ed il “suo” bagaglio minimo mi costringe a riesumare la ciclopica Samsonite rigida. giovedì 27 Se non si è ancora capito odio fare le valige; vorrei partire con uno zainetto, ma in questo viaggio attraverseremo oltre 90 gradi di latitudine e 180 di longitudine e servirà dal costume da bagno al piumino d’oca. Se vendessero delle valige già pronte “usa e getta”, farebbero grossi affari con me. Betta per fortuna sta meglio.

Venerdì 28 Nonostante le generose dimensioni la valigia non si chiude; riesco a far togliere a Cristina il ferro da stiro e una mezza dozzina di paia di scarpe; ora si chiude. Alle 18.00 siamo pronti per partire per il più lungo viaggio che si possa fare sulla terra; gli antipodi. Partenza da Trieste-Ronchi per arrivare a Roma dove ci attende un volo Qantas diretto a Bangkok. Alle 23.20 spicchiamo il volo dalla capitale; sono caricatissimo.

Sabato 29 Ore 18.00 (ora locale). Questa prima tappa di viaggio è stata molto confortevole e senza rendermene conto sono già sotto la doccia di un discreto albergo di Bangkok (TH Palace Hotel) nella zona dell’aereoporto. In pochi minuti siamo pronti ad affrontare la capitale thailandese, non vogliamo rinunciare a quel tipico caos asiatico di gente, luci, odori e suoni comunque sempre bello da vivere. Inoltre personalmente voglio approfittare di una sosta a Pat Pong per fare manbassa di tutte quei meravigliosi falsi, quasi originali, di cui abbondano le bancarelle (orologi, magliette, borse ecc). Per estrema precauzione scegliamo di mangiare qualcosa in uno standardizzato “Pizza Hut”. Non è il caso di rischiare un infezione intestinale considerato che domani dobbiamo farci un’altra giornata di aereo; “non si sa mai”. Rientrando in albergo Cristina, nonostante l’ora tarda approfitta per farsi fare un professionale massaggio thai. Non posso fare a meno di notare che la massaggiatrice è una ragazza molto carina e all’improvviso sento anch’io il bisogno di un massaggio; prima di finire di pensarlo sono però già addormentato. Per qualche strano motivo oggi mi perseguita il presentimento di perdere l’aereo per Sydney.

Domenica 30 Ore 6.00. Come prevedevo sveglia durissima. Dopo un abbondante colazione siamo di nuovo in marcia. Cian Ciai, il nostro amico tassista conosciuto ieri sera, è venuto a prenderci in albergo puntuale. Solite procedure all’aereoporto dove letteralmente ci “rubano” i 500 bath di tassa previsti per l’uscita dal paese; la cosa più fastidiosa e che li vogliono solo in contanti e moneta locale così ci tocca andare alla ricerca di un cambia valute pochi minuti prima della partenza. Queste cose nonostante capitino regolarmente ad ogni viaggio regolarmente creano problemi. Arriviamo così all’imbarco per ultimi (il presentimento si stava avverando). Finalmente siamo in volo, e dopo aver attraversato i cieli del Borneo e dell’Indonesia entriamo in quelli australiani all’altezza della città di Darwin. Prima di arrivare nella capitale del New South Wales, la mitica Sydney, ci vorranno complessivamente poco meno di 9 ore. Lo sbarco è emozionante e in pochi minuti siamo nella City Hall. Prevedendo la stanchezza accumulata nel lungo viaggio abbiamo insolitamente prenotato in anticipo il primo pernottamento così ci fermiamo a colpo sicuro e senza perdere tempo al decoroso Park Regis Hotel di Park Street. Nonostante sia molto tardi dopo la rapida doccia di rito, scendiamo subito in strada. La città al primo impatto è bella ma deserta. Tutto sembra ovattato, non c’è nemmeno un auto per strada. Altra cosa che colpisce subito è la pulizia della città. Qui di notte gli spazzini non raccolgono le cartacce (che non ci sono) ma passano la cera dopo aver lavato la strada con le idropulitrici metro a metro. Camminando in pochi minuti arriviamo fino alla mitica baia vista fino ad ora solo in TV o nelle cartoline. Con il maestoso ponte da un lato e l’opera house dall’altro la baia di Sydney è uno spettacolo unico e stento a credere di essere qui; per un attimo mi rivedo anche in Mission Impossible II e Matrix, due film che mi sono piaciuti tantissimo. Comunque la città a quest’ora di notte è talmente quieta che se dovessi fare un paragone con Bangkok di 24 ore fa, mi viene in mente la differenza che c’è tra un piatto di spaghetti all’amatriciana e un piatto di riso in bianco. Il secondo piatto è molto nutriente e sano, però… Rientrando passiamo davanti all’affollatissimo “Mercantile” che ha l’aria del locale più trendy di Sydney City Hall ma siamo troppo stanchi per buttarci nella mischia. Così mangiamo qualcosa per strada in un take-away (dei sandwich e dei muffin molto buoni) e poco dopo le 2.00 siamo già nel mondo dei sogni.

Lunedì 31 Ore 7.00. Ready. Giornata dedicata alla visita di Sydney; programmi particolari non ce ne sono e quindi andremo a zonzo. Condizioni atmosferiche così e così. Il cielo è un po’ grigio ma la temperatura è di circa 23 gradi; indipendentemente dal dato devo dire che il clima è molto particolare; non provo nessuna sensazione nè di freddo nè di caldo nè di umidità. O i miei sensi sono scollegati oppure questa è il clima migliore in cui si possa vivere. Camminiamo per ore poi decidiamo di fare un giro in barca nella baia passando sotto l’enorme Harbour Bridge. Sydney è proprio bella, giovane, vivace, pulita, comunque a misura d’uomo e spero che ciò non dipenda solo dal fatto che fra qualche mese inizieranno le Olimpiadi. L’opera House con le sue vele è bellissima anche vista da molto vicino e dal suo sito si possono godere degli scorci della baia veramente unici. Sulla campata più alta dell’Harbour Bridge vediamo invece delle minuscole figure muoversi (il ponte è enorme) e pensiamo a degli operai al lavoro; più tardi scopriremo che un’agenzia organizza delle scalate per turisti che conducono fino al punto più alto del ponte. Pranziamo in modo un po’ insolito ma molto divertente; a Sidney ci sono dei ristoranti dove prima si sceglie e si paga la materia prima che ognuno poi si cucina a piacimento utilizzando i barbecue sparsi per tutto il locale. Ci prepariamo così delle enormi bistecche al sangue annaffiate da un ottimo vino rosso australiano. L’idea è molto originale e divertente anche perchè poi non si devono lavare i piatti. In serata rientriamo per rinfrescarci; la giornata è stata piena e io ho anche la faccia ustionata dal sole. Sandro e Betta sono andati a trovare un ‘immancabile zio Australiano. Alle 19.30 in punto Cristina decide di sconnettere tutti i neuroni mentre stiamo passeggiando nella zona di Park Street. A stento riesco a riportarla in albergo; non ho mai visto una persona ridotta così male. Prima di addormentarmi richiudo le valige; domani siamo di nuovo in partenza e la sveglia tanto per cambiare è alle 5 del mattino. Sandro e Betta non sono ancora rientrati, dovrei preoccuparmzzzzzz Martedì 1 febbraio Alle 5 del mattino sono più cotto di ieri sera, sembro un faro. Siamo tutti pronti per la destinazione finale. Alle 8.00 siamo già in volo sopra il mar di Tasmania. Il tempo è pessimo e non posso fare a meno di pensare che sotto di me si sta svolgendo la Sydney – Hobart, una delle regate più dure al mondo proprio per le difficili condizioni meteo di questo terribile mare. Al mio ritorno scoprirò che la regata sarà ricordata come la più terribile edizione con morti dispersi ed un sacco di barche affondate. Dopo quasi tre ore siamo in Nuova Zelanda e precisamente all’aereoporto di Auckland. Ora ci troviamo veramente dall’altra parte del mondo, agli antipodi. Se potessi fare un buco per terra sbucherei proprio in cantina a casa mia. L’impatto climatico è ottimo e non so esattamente perché ma riaffiorano in me i ricordi dell’inconfondibile aria profumata della Polinesia (che poi non è molto lontana da qui). Il vento da un po’ fastidio e siamo molto stanchi; ma ora dobbiamo pensare al ritiro del Camper che ci porterà in giro per il paese nei prossimi giorni. Un bus gratuito ci porta alla Britz; ottima organizzazione e mentre aspettiamo la consegna del mezzo ci guardiamo in TV la regata di Coppa America tra Luna Rossa e America One. Luna Rossa è momentaneamente dietro ma ce la farà. Non riesco a credere che quelle barche che vedevo seduto nel divano del mio soggiorno ad ore impossibili si trovano ora a pochi km in linea d’aria da qui. Impatto shock con il mezzo che è di dimensioni notevoli (ma naturalmente con bagno lillipuziano). Smarrimento nervosismo e stanchezza per questo interminabile viaggio ci stendono e non riusciamo ancora a concretizzare bene questa realtà anticipata da 12 fusi orari. Cristina, poi che del gruppo è la più sensibile, viene colta da una crisi mistico isterica apocalittica. La serata finisce perciò sul tragico ma per fortuna un po’ di esperienze di viaggio insegnano che domani riposati e rinfrancati cominceremo tutti a goderci il viaggio e a vedere le cose realmente come sono. La stanchezza provocata dai lunghi viaggi provoca quasi sempre questi brutti scherzi. In realtà Cristina è stressata anche dal livello di comodità del Camper che non è di suo gradimento.



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