Venezuela, paese dalle mille sorprese

Questo è il diario del mio viaggio in Venezuela: oltre alla descrizione dei posti visitati ho inserito molti consigli pratici e anche i prezzi degli alberghi, dei trasporti e molte dritte che possono essere utili a chi volesse intraprendere un viaggio in questo bellissimo paese. Spesa tot. Del viaggio: 660 euro volo A/R Venezia Caracas + 850 $...
 
Partenza il: 14/06/2004
Ritorno il: 01/07/2004
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

Questo è il diario del mio viaggio in Venezuela: oltre alla descrizione dei posti visitati ho inserito molti consigli pratici e anche i prezzi degli alberghi, dei trasporti e molte dritte che possono essere utili a chi volesse intraprendere un viaggio in questo bellissimo paese. Spesa tot. Del viaggio: 660 euro volo A/R Venezia Caracas + 850 $ della vacanza (tutto compreso, anche i souvenir!) Durata del viaggio 16 giorni 14 GIUGNO Dopo aver tentato di prendere l’aereo il giorno prima (volo spostato per un problema con il biglietto), eccomi qui, all’aeroporto di Venezia, pronto ad iniziare quest’avventura. Dopo un’intera giornata di volo io, mio fratello Federico e il mio cugino Francesco, arriviamo a Caracas alle 14 e 30. Una volta uscito dall’aeroporto ho subito un primo impatto con il Sud America: una miriade di persone che provano a cambiarti dollari, guide improvvisate che si offrono di aiutarti. Dopo aver cambiato 150 $ (rigorosamente al mercato nero, 1$ = 2500 bolivares contro i 1920 del cambio ufficiale; ho successivamente scoperto che nei giornali economici tipo il financial times sono indicati tali quotazioni, ad esempio a fine giugno il dollaro è quotato a 2650 Bs, così per strada se lo trovate a 2500 Bs fate un buonissimo affare! ) ci affidiamo a Joel un ragazzo del posto che che si offre di accompagnarci fino al terminal Rodovias, dove abbiamo acquistato dei biglietti per Ciudad Bolivar (24500 Bs). La prima impressione che mi ha dato Caracas è quella di una città povera, bidonville che si addensano sulle verdi colline, sporcizia sulle strade e numerose auto senza targa, persone che rovistano nell’immondizia, povertà e disordine. Una volta arrivati al terminal, per ingannare l’attesa ci siamo fatti accompagnare da Joel a mangiare pollo allo spiedo con salsa piccante e la juca, un tubero simile alle patate, molto utilizzato in Venezuela, specialmente nella zona sud-orientale: dopo aver divorato due polli in 4 e aver bevuto 3 birre a testa (non so se sia il modo migliore per prevenire la disidratazione, ma va bene lo stesso!) abbiamo salutato la nostra guida improvvisata e siamo partiti alla volta di Ciudad Bolivar, dove abbiamo in programma l’escursione al Salto Angel.

15 GIUGNO Dopo 10 ore di viaggio e dopo aver rischiato l’assideramento siamo giunti a Ciudad Bolivar. Appena arrivati alla stazione degli autobus abbiamo incontrato Carlos che ci ha proposto 2 gite, una al rio Caura (110 $) e poi al Salto Angel (160 $), comprese le 2 notti a Ciudad Bolivar all’hotel Union. Dopo aver dormicchiato per un paio d’ore siamo andati a fare una passeggiata sul malecon dell’Orinoco: un fiume imponente, non ha niente a che vedere con il nostro Po… Dopo aver bevuto alcune Polar lungo la via principale della città a aver ammirato le bellezze locali, siamo andati a fare un pisolino: mai errore più grave, sei ore di dormita, così siamo usciti a cenare alle dieci di sera, in una città deserta.

La sera, infatti, a causa della delinquenza, le strade si svuotano e rimangono solo i poliziotti (molti a dire il vero) che stazionano vicino alle Banche alle gioiellerie o ad altri possibili locali sensibili a possibili rapine.

16 GIUGNO Sono le 9 di sera e siamo seduti nel campamento in riva al rio Caura: è stata una giornata stupenda, un angolo di paradiso…Ma andiamo con ordine: ore 9 partenza, ore 10 pausa per la rottura della jeep, serie di pause per organizzare la gita, infine partenza a bordo di una Uno, si , non avete letto male, proprio una FIAT UNO nella foresta!!!! Quattro ore di auto, di cui una e mezza di sterrato: una figata! Una strada rossa in mezzo a una verdissima vegetazione, interrotta però da tratti disboscati a bruciati… Alla fine del viaggio arriviamo al Caura : uno spettacolo, un fiume nerissimo (per la presenza di tannino) e placido e una vegetazione generosissima, la vita prolifera, farfalle, uccelli, fiori, frutti grandi come cocomeri… Per finire la giornata abbiamo fatto un giro nel fiume, dove abbiamo visto dei delfini d’acqua nel cano chiribito. Il tramonto è poi uno dei più belli che abbia mai visto: non sembra neanche reale, pare una scenografia di un film… Adesso è ora di dormire, all’aperto, in amache, in riva al fiume ovviamente! Siamo in Amazzonia …(in realtà l’amazzonia si trova un po’ più a sud) 17 GIUGNO Ore 17: sono disteso in un sasso di granito in riva al rio Caura, facendo attenzione alle formiche 24 (si chiamano così perché se ti pungono ti danno solo 24 ore di vita), le quali questa mattina Francesco si è dilettato a disturbare! Andiamo con ordine: questa mattina abbiamo fatto colazione al campamento in compagnia di un animaletto chiamato lapa, ma che mio cugino si ostina a dire che sia un capibara! Dopo aver sistemato le cose nella barca, siamo partiti in questa avventura.

Dopo dieci minuti di esplorazione abbiamo cominciato a vedere i primi tucani e Neville, la nostra guida ha avvistato anche dei mono guarato (delle scimmie che fanno dei versi disumani), che però noi non siamo riusciti a distinguere tra la vegetazione. Ci ha poi portato all’interno della foresta: tra la vegetazione il caldo è meno asfissiante, anche se l’umidità è notevole, che piova o meno, comunque cadono delle gocce dagli alberi… Dopo essere passati in una zona appena bruciata e coltivata a riso e juca, abbiamo attraversato un altro tratto di foresta per arrivare in una collina nera, costituita da granito ricoperto da sostanze vegetali che ne danno la caratteristica colorazione nera: giuro che in un primo momento avevo pensato fossero rocce di origine vulcanica! Dalla cima di questa collina lo spettacolo è tanto straordinario, quando il caldo è asfissiante…Come si può notare nella foto qui sotto si può vedere un lungo tratto di foresta e all’orizzonte si può scorgere anche il confine con la Colombia, all’altezza di Puerto Ayacucho, zona in cui vivono gli indios Guahibo.

Dopo questa escursione nella foresta siamo ritornati alla barca con la quale ci siamo diretti verso l’isola Jokori, nella quale abbiamo visto degli strani uccelli che emettevano degli altrettanto inusuali versi e dei lucertoloni grandi quasi quanto delle iguane! Dopo questa visita siamo andati nell’isola dove avremmo dovuto dormire, nella quale abbiamo trovato il nostro campamento distrutto: delle altre guide in precedenza, nel tentativo di bruciare una palma, hanno mandato a fuoco anche la capanna nella quale avremmo dovuto dormire…Poco male, tanto c’è un’altra capanna, anche se in non buone condizioni (ha qualche buco nel soffitto, attenzione, non è quella nella foto sotto, in confronto quella è un hotel a 5 stelle!). Dopo aver scaricato i viveri e i bagagli (penso che qui potremo lasciarli incustoditi…Non c’è un grande traffico di persone!), siamo andati a visitare due comunità indigene, i Pemon e i Chirichano. Dai Pemon abbiamo anche comprato degli oggetti fatti da loro, mentre dai Chirichano non siamo riusciti a fare delle foto: volevano dei soldi in cambio! (Dai Pemon invece non me la sono sentita di fare delle foto, già visitando il loro campamento mi sono sentito un po’ un intruso, pensare se faccio loro delle foto… è come se dei turisti entrassero a casa mia e per di più si mettessero a fare i giapponesi, li caccerei a calci nel sedere e getterei le macchine fotografiche dalla finestra!). Nonostante siano molto vicini tra loro, i due gruppi sono con tratti somatici diversi e, a sentire Neville, la nostra guida, i Chirichano sono più bassi e anche più stupidi e non sono neanche dei grandi lavoratori. Da quest’ultimi abbiamo visto anche come dalla juca, un tubero simile alle patate dolci, riescano ad estrarre una farina usata per fare dei pani simili alle piadine romagnole, ma a mio parere meno gustose…La juca è l’alimento principale della loro alimentazione ed è utilizzata anche per produrre un alcolico con gradazione uguale a quella del vino. (l’ho assaggiato e sembra uno yogurt ai cereali un po’ alcolico, non un granchè…). Per finire la giornata siamo andati a vedere due piantagioni di pina, juca e platani, abbiamo assaggiato il frutto del cacao (non si mangia il seme, dal quale si estrae appunto il cacao, ma la parte gelatinosa che contiene i semi) e alla fine siamo tornati a casa (al campamento) con il nostro trofeo, un ananas appena colto (buonissimo). Bene, ora mi faccio un bagno nel fiume, speriamo che non ci siano pirana! 18 GIUGNO Rio Caura. La notte è stata tutt’altro che tranquilla…Dopo aver chiacchierato con Neville sul suo lavoro ed aver fantasticato sull’eventualità di aprire una agenzia turistica a Ciudad Bolivar, siamo andati a dormire. Ore 10, nel buio assoluto inizia a piovere, anzi scende un vero muro d’acqua e Francesco, che si trovava con la sua amaca sotto un buco nel tetto è stato investito da un fiume in piena! Un buio incredibile, mobilitazione generale per spostare le amache! La cosa che più mi ha impressionato è l’oscurità della notte: noi siamo abituati alle luci delle città e quindi, anche se il cielo di notte è coperto, non abbiamo modo di avere una oscurità completa…Qui invece, quando di notte piove e il cielo è coperto il buio fa impressione… Lo spettacolo del cielo stellato, poi è una cosa incredibile…



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