Venezuela: natura e cultura

Delta dell'Orinoco, Gran Sabana, Rio Caura, Gran Canaima con Salto Angel e Los Llanos: immersione nella naturaleza e incontri con le tribù
Scritto da: dani-lori
venezuela: natura e cultura
Partenza il: 25/12/2014
Ritorno il: 13/01/2015
Viaggiatori: 3
Spesa: 4000 €

28.12.2014

A colazione conosciamo finalmente di persona il titolare dell’agenzia. Ci aspetta un lungo trasferimento in auto. Sul percorso visitiamo brevemente a Puerto Ordaz il cittadino Parque Cachamay, con le cascate del Rio Caronì, poco prima della sua confluenza con l’Orinoco. Imbocchiamo poi la lunga strada che porta verso sud, nella Gran Sabana. Anche se le ore sono molte, il paesaggio e la gente incontrata nelle soste destano sempre interesse e non ci si annoia …e poi c’è la musica che la guida ascolta…Avevamo in mente di visitare una vecchia miniera d’oro nel Callao, ma ci viene detto che la zona è da tempo interdetta ai turisti per qualche tensione sorta nell’ambiente dei minatori. Dopo un pranzo di carne grigliata e manioca bollita giungiamo a Piedra De La Virgen, un’enorme masso nero nella montagna, con ai piedi la statua della Madonna di Lourdes, chiusa in una piccola cella-santuario. Tante candele con offerte di banconote e …ciocche di capelli. Sembra che la rupe, recante un alone biancastro, abbia resistito a tutti i tentativi di demolizione fatti dai militari durante la costruzione della strada. Subito dopo si entra nel bosque tropical nublado de la “Sierra de Lema”. Il clima cambia. Molta umidità e qualche pioggia. Su questa ed altre strade ci sono diversi posti di controllo dei militari e della polizia, ma non abbiamo mai avuto problemi o ritardi: basta tirare giù i finestrini e farsi vedere, al resto hanno sempre pensato i nostri accompagnatori. Lasciamo la strada principale per imboccarne una sterrata. Siamo al tramonto e cominciamo a vedere i bei paesaggi della Gran Sabana. Arriviamo al buio a Posada Chivaton. Bungalow in muratura con bagno in camera. Tanti turisti ma tutti locali. Cena discreta, peccato che il ristorante non abbia i vetri alle finestre, fa abbastanza freddo. La proprietaria e le figlie sono però molto disponibili e gentili.

29.12.2014

Dopo colazione (stavolta scegliamo un tavolo lontano dalle finestre), si parte per l’insediamento degli indigeni Pemòn denominato Liworiwo (in alcune guide chiamato erroneamente Iboribò), dove ci imbarchiamo in curiara a motore per raggiungere una grande cascata: Salto Aponwao. Navighiamo nei meandri del rio omonimo per circa trenta minuti. Sbarcati qualche centinaio di metri prima che il fiume precipiti dalla cascata, percorriamo un sentiero, mangiamo qualche termite… che la guida Pemòn ci dice fare molto bene contro il mal di goda… ed eccoci al mirador, da dove si ha una splendida vista del Salto. Scendiamo poi per un sentiero nella foresta e raggiungiamo il piede della grande cascata. Il tempo per qualche foto ed una ripresa video tra una nube di goccioline d’acqua e ci incamminiamo lungo il fiume per arrivare, dopo avere guadato un piccolo torrente, al cosiddetto Pozzo degli Innamorati, o Pozo Escondido, una piccola cascata nel fitto del bosco. Ritorniamo, per un diverso cammino, alla barca e poi si va a Liworiwo per pranzare: delizioso pollo al miele. Al pomeriggio ci affidiamo alla guida, che ci porta in giro con la vettura a vedere bei panorami ed un’altra cascata (la Gan Sabana ne è piena). Cena e pernottamento a Posada Chivaton.

30.12.2014

Torniamo sulla strada asfaltata e ripuntiamo verso sud. Vediamo le rapide di Komoiran (deludenti) ed altre cascate: Salto El Kawi, Salto Kama Meru, Salto Yuruani, Quebrada Arapan, Quebrada De Pacheco, Quebrada Soroape, Quebrada El Jaspe. Essendo proprio lungo la strada, valgono qualche minuto di sosta. La stagione secca e, soprattutto, il gran numero di turisti locali, che spesso fanno anche il bagno, limitano le emozioni. Niente a che vedere con Salto Aponwao e con le altre cascate vicino a Posada Chivaton o con quelle, veramente eccezionali, che vedremo a Canaima e sul Rio Caura. Arriviamo al fondo della strada, in prossimità del confine col Brasile. Alloggiamo alla Posada Los Pinos in S. Elena de Uairen. Nel tardo pomeriggio facciamo un giro a La Linea, cittadina brasiliana tipicamente di frontiera: niente di che!

31.12.2014

Ci attende il lungo viaggio di ritorno fino a Ciudad Bolivar. Tempo fa vi erano collegamenti aerei da S. Elena a Ciudad Bolivar o persino direttamente con Gran Canaima, ma ora sono cessati. Solo soste tecniche lungo la strada. Arriviamo alla sera alla Posada Casa Grande. Attendiamo un po’ per cenare perché i non molti tavoli sono occupati da alcuni locali per il cenone di fine anno. Poi subito a letto. Qualche raro mortaretto. Meglio così!

1.1.2015

Comincia la parte più avventurosa del tour. Alla mattina presto giungono in albergo la guida dell’agenzia ed un tale Miguel, della tribù Ykeuana (non chiamateli Makiritari, una denominazione dispregiativa data dalle tribù vicine e ripresa dai “Bianchi” e dallo stesso Vinci nei suoi libri); un altro turista svizzero tedesco (abitante però in Finlandia), che verrà con noi nell’escursione per i prossimi cinque giorni. Appena fatta colazione, partiamo con la vettura alla volta di Maripa, sul Rio Caura. Lungo la strada riempiamo qualche enorme damigiana di plastica con acqua prelevata da un profondo pozzo a mezzo di una pompa a motore; sarà la nostra scorta di acqua potabile; non c’è nessuno e Miguel lascia del denaro sul contatore dell’energia elettrica, secondo uno schema evidentemente collaudato (questo ci tranquillizza sul fatto che l’acqua è, come poi sarà confermato dal nostro ottimo stato di salute per tutto il viaggio, veramente potabile). A Maripa imbarchiamo bagagli, attrezzatura e viveri su una lunga curiara di metallo a motore. Il “capitano” non è molto ciarliero, ma si rivelerà, non solo bravo a condurre la barca (anche nelle rapide e fra i massi), ma pure gentile e disponibile nell’aiutarci in varie occasioni. Con noi c’è un cognato di Miguel, il quale approfitta dell’occasione, lui “cittadino”, per farsi una vacanza in mezzo alla natura, visitando le comunità indigene. Sarà un tipo molto simpatico e loquace ed aiuterà anche nel preparare i pasti e nelle operazioni di carico/scarico dalla barca. Subito dopo essere salpati da Maripa, verso le 13,00, risaliamo verso sud il fiume. Ci sono vassoi di carta-alluminio contenenti il pranzo. La barca non è troppo larga (per meglio condurla) ma, nonostante siamo in sette e con non poca mercanzia, non si sta scomodi: ci si siede sulle assicelle che fungono da sedili o ci si allunga sul fondo. Solo qualche goccia di pioggia, per il resto sole e bellissimi paesaggi sulle sponde. Dopo Las Trincheras approdiamo per registrarci ad un posto di controllo militare. Un’ora e mezza più a monte attracchiamo ad un accampamento. Ci sono alcune tettoie di frasche e legno, sotto una delle quali montiamo le nostre amache con zanzariera incorporata. Per le prossime 4 notti queste saranno i nostri letti. E’ la prima volta che dormiamo in amaca. Pensavamo che sarebbe stato scomodo e difficile, ma alla fine abbiamo dovuto ricrederci. Non avere le pareti attorno e sentire i rumori della foresta di notte è per noi il massimo. C’è una tettoia che funge da cucina/ristorante. Aspettiamo che finiscano di mangiare alcune famiglie Ykeuana, che si sono fermate con le loro barche, e poi ceniamo noi. Io e mia moglie non ingeriamo glutine ed altri alimenti, per cui l’avevano detto: richieste esaudite. Tutti a nanna.



    Commenti

    Lascia un commento

    gran sabana: leggi gli altri diari di viaggio