Venezia non stanca mai

Ennesimo fine settimana lungo a Venezia
 

Prima di rientrare verso il nostro alloggio, chiudiamo la nostra permanenza a Burano con l’acquisto di alcuni biscotti tipici e con l’aperitivo al LAGUNA BAR, dove ci vengono serviti deliziosi cicchetti al baccalà.

Rientriamo su Fondamente Nove e ci fermiamo subito per una cena veloce in una pizzeria delle vicinanze.

Sono le 22:00 circa quando crolliamo sul nostro comodo lettino, per un lungo sonno ristoratore.

Secondo giorno – Ghetto ebraico e la Scuola Grande di San Rocco

Alle 11:30 abbiamo prenotato la visita guidata al Ghetto Ebraico: è la prima volta per entrambi, che emozione!

Purtroppo il museo è in restauro e le visite guidate ti fanno attualmente entrare in una sola sinagoga, ma nonostante queste limitazioni abbiamo deciso per la visita e non ce ne pentiamo!

Francesco, la nostra guida, è un giovane preparatissimo ed entusiasta, che ci affascina con i suoi racconti.

A partire dall’origine del sostantivo “ghetto” – parola internazionale nata a Venezia a denominare il quartiere ebraico, prima che una discriminazione – che viene da “getto/gettare”, perché l’isola del ghetto era anticamente l’isola delle fonderie pubbliche. Il Ghetto Novo (che – a dispetto del nome – è la parte più antica) si trova in effetti su un’isoletta collegata al resto di Venezia da tre ponti, detti Vecchio, Novo ed il più recente Novissimo.

Francesco ci affascina con i suoi racconti, riportandoci a quando gli ebrei veneziani furono appunto ghettizzati dalla Serenissima e poi liberati dagli editti napoleonici, fino ai tragici eventi riconducibili al nazismo.

Le sue storie hanno anche la dimensione della forza e del coraggio degli uomini singoli, quando si trovano a compiere gesti così straordinari da restare immortali.

All’epoca dell’occupazione nazista, gli ebrei veneziani erano circa 1200 e di essi ne furono deportati 246, dei quali solo in 8 rientrarono dai campi di sterminio.

A salvare quasi mille vite ci fu il sacrificio di Giuseppe Jona, presidente della comunità ebraica veneziana, suicidatosi nel 1943 per non consegnare il registro dei componenti della comunità e per timore di parlare sotto tortura. Aveva 76 anni e questo gesto finale fu l’ultimo di una vita fuori del comune; medico e scienziato, fondò un ambulatorio gratuito per tutti i poveri veneziani.

La sua straordinaria vita è ricordata anche all’interno dell’Ospedale dei Santi Pietro e Paolo, dove aveva esercitato prima di andare in pensione.

Lasciato a malincuore il ghetto, ci fermiamo a pranzo nelle vicinanze, A la Vecia Papussa (http://alaveciapapussa.it/): quest’ultimo sostantivo indica sia la babbuccia che l’organo riproduttivo femminile. Pranziamo proprio in riva al canale e ci sentiamo di consigliare questo locale per freschezza e buon prezzo dei suoi prodotti.

Nel pomeriggio avevamo previsto di visitare le Gallerie dell’Accademia, ma cambiamo meta per la Scuola Grande di San Rocco, perché amiamo il Tintoretto e lo abbiamo già ammirato, l’anno prima, alla Madonna dell’Orto.

Abbiamo la fortuna di imbatterci in una visita guidata gratuita – che si tiene tutti i pomeriggi domenicali alle 14:30 – tenuta dalla preparatissima Maria Antonietta, insegnante in pensione ed appassionata di arte.

Per tre ore Maria Antonietta ci svela tutte le informazioni legate a questo luogo, dove il Tintoretto trascorse ben 24 anni a dipingere il suo ciclo pittorico più famoso.

Guarda la gallery
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