Una Valle d’Aosta “very local”

Ovvero come trascorrere un week end affidandosi ai consigli di chi ci vive.
 

Avete mai organizzato un viaggio senza documentarvi prima della vostra partenza, senza fare mille piani, senza fare il conto delle distanze ma facendovi consigliare dove dormire, cosa vedere e dove mangiare dalla gente del posto? Forse se siete su questo sito… no, non è il vostro caso, ma oggi io e mio marito vogliamo parlarvi di questa esperienza particolare che abbiamo vissuto poche settimane fa.

Siamo grandi viaggiatori, organizziamo ogni itinerario nei minimi dettagli ma siamo anche abitudinari, così quando pensiamo ad un week end in montagna, da torinesi, il nostro primo pensiero va alle Valli Olimpiche del Piemonte.

Abbiamo quasi sempre ignorato la vicina Valle d’Aosta, sappiamo che è lì e sappiamo a grandi linee quello che può offrirci, o almeno i suoi luoghi più conosciuti (siamo pur sempre “vicini di casa”) ma semplicemente non l’avevamo mai presa in considerazione per un week end lungo; poi su Instagram abbiamo conosciuto Chantal, una giovane host di Chambave, un paese vicino all’uscita autostradale di Saint – Vincent che è proprietaria di un paio di baite in affitto per la stagione primaverile ed estiva, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di fare un viaggio diverso dal solito.

Lei è stata la nostra local di riferimento per programmare tutto il nostro week end.

Una location da fiaba

Chantal ci ha affittato una delle sue Maison a Bellecombe, sopra Chatillon, un delizioso paesino in miniatura completamente in pietra che sembra uscire da una favola per bambini, pensate che d’inverno fa 4 abitanti e d’estate circa 90. Lì regna il silenzio e la tranquillità, rotto solo dai muggiti e dal rumore delle stufe a pellet nelle serate più fresche. La strada principale finisce con il piccolo parcheggio davanti alla chiesetta del paese che accoglie i visitatori con i suoi bei murales rinfrescati di recente. Per il resto solo boschi e natura.

La nostra host ci ha accolti con gioia illustrandoci tutto quello che avremmo potuto fare nei dintorni, ci ha indicato i suoi luoghi preferiti dove cenare e dove comprare i migliori prodotti tipici locali.

Abbiamo chiacchierato con lei a lungo riguardo gli aspetti turistici, culturali e sociali della regione: la lingua patois (si pronuncia patuà) è fortemente parlata dagli anziani, il francese è la lingua ufficiale per lavorare e più ufficiosa per vivere in Valle – tanto che tutti i bambini la studiano fin da piccolissimi sostenendo esami ogni anno – ci ha raccontato che le norme Covid nelle strutture ricettive in Valle risultano più severe rispetto ad altri luoghi e ci ha anche confidato che la tendenza di molti Valligiani è quella di non volersi aprire completamente al mondo, facendo emergere una realtà turistica timida, quasi inconsapevole di quello che ha da offrire e per questo sempre un po’ sottotono.E’ stato un bellissimo confronto che in parte ha sottolineato aspetti che conoscevamo già per vicinanza e per cultura generale e che in parte sospettavamo.

Poi nel tardo pomeriggio di quel venerdì abbiamo iniziato il nostro tour alternativo.

Chatillon

Prima tappa la città di Chatillon (l’abbiamo sempre sentita nominare data la sua grande vicinanza con Saint – Vincent, più famosa per il suo casinò che per il paese in sé), arroccata su uno dei versanti della Valle, in cui domina la Chiesa di San Pietro. Oltre al suo piccolo centro storico ci sono piaciuti i suoi tipici tetti in pietra di luserna e il suo punto di vista che sembra dominare tutta la Valle; si ha una bella visuale anche sulla Dora Baltea, peccato per la onnipresente veduta sull’autostrada, ma d’altronde è l’unica strada principale della Regione. Chatillon è anche attraversata dal torrente Marmore che separa il vicino villaggio Chameran con vari ponti di collegamento che lo attraversano e il più antico è di epoca romana.

Prima di cena abbiamo fatto un giro al parco del Castello Gamba, un vero e proprio castello cittadino che ospita un museo di arte contemporanea.

Non siamo entrati dentro il museo perché l’arte contemporanea non è sempre nelle nostre corde ma si può avere un assaggio delle opere nel viale che porta all’entrata, lì sono state allestite alcune statue in ferro battuto. Il parco è piuttosto grande e ben tenuto, l’ingresso è libero e merita sicuramente, soprattutto se si hanno bambini.

Abbiamo scelto, tra il ventaglio di opzioni dateci dalla nostra nuova amica, di cenare con del buon cibo tipico valdostano in una location molto suggestiva, proprio sotto il castello trecentesco di Ussel che si trova tra Chatillon e Bellecombe. Difficile non vedere la sua grandissima torre di forma rettangolare arrivando dall’autostrada: è su una rocca a strapiombo e domina il paesaggio circostante. Internamente il castello è visitabile solo durante la stagione estiva o durante allestimenti particolari ma è comunque possibile accedere con prudenza al suo ingresso e allo spiazzo grazie ad un sentiero.

Tornando al cibo… il ristorante sotto il castello si chiama “Chez Nous” e abbiamo mangiato quasi fino a scoppiare godendo di ognuna delle sue portate: un tagliere con speck, mocetta, salame e sua maestà il lardo di Arnaud, una gigantesca crespella valdostana con prosciutto e formaggio filante e per finire della polenta taragna concia con contorni di pollo alla cacciatora, salsiccia al sugo, carbonada (uno spezzatino tipico valdostano che assume un colore molto scuro a causa della sua cottura prolungata nel vino) e coniglio al vino rosso.

La ciliegina sulla torta è stato uscire da lì e vedere il tramonto sulla valle che si rifletteva sul castello donandogli delle tonalità rosacee davvero incantevoli.

In questo ristorante non si mangia solo bene e in modo abbondante ma è permesso scegliere un solo menù fisso a tavolo dividendolo tra tutti i commensali dello stesso, cosa che ultimamente non abbiamo più trovato nei tanti ristoranti che ci capita di frequentare (di solito se si decide perla scelta di un menù fisso tutto il tavolo deve prenderlo). In questo modo si risparmia un po’ rispetto a scegliere i singoli piatti alla carta, e si evita di sprecare il cibo, perché non avremmo mai avuto spazio nello stomaco per un menù fisso a testa.

Guarda la gallery
castello_di_fenis

castello_di_ussel

chatillon

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