USA West Coast: avventure di e disavventure del nostro primo on the road

Tour classico della West Coast fra Los Angeles, Las Vegas, San Francisco e i grandi parchi di California, Arizona, Utah e Nevada
Scritto da: isatitti
usa west coast: avventure di e disavventure del nostro primo on the road
Partenza il: 02/08/2015
Ritorno il: 23/08/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: Fino a €250 €

Ci giravamo intorno da un anno ma vuoi per un motivo, vuoi per un altro, rimandavamo sempre. La “brutta bestia” che appena 6 mesi dopo il nostro rientro si sarebbe portata via mia madre purtroppo era un validissimo deterrente. “E se prenotiamo e poi le sue condizioni peggiorano? E se…” Al diavolo. Proprio mia madre dovrebbe insegnarmi che si vive una volta sola. Ad inizio dicembre prenotiamo il volo ed è fatta. Ora o mai più, non senza aver però stipulato un’assicurazione annullamento pronta a coprirci contro tutti gli accidenti possibili e immaginabili.

Essendo la nostra prima volta negli States, abbiamo scelto di iniziare con il classico tour della West Coast, toccando le città principali Los Angeles, Las Vegas e San Francisco e i grandi parchi di California, Arizona, Utah e Nevada. Per mesi abbiamo sfogliato i cataloghi dei tour operator per avere un’idea generale di “cosa” vedere, poi ci siamo affidati alle varie guide cartacee e online, ai forum e ai consigli di qualche amico che aveva già fatto viaggi simili. Alla fine ne è risultato l’itinerario che andremo a raccontarvi, un tour on the road di 3 settimane organizzato in totale autonomia toccando le seguenti tappe: Los Angeles – Joshua Tree – Grand Canyon – Page (Glen Canyon – Horseshoe Bend – Antelope Canyon) – Monument Valley – Moab (Canyonlands – Dead Horse Point – Arches) – Capitol Reef – Grand Staircase-Escalante – Bryce Canyon – Zion – Las Vegas – Death Valley – Bodie – Mono Lake – Yosemite – San Francisco – Pacific Coast – Sequoia & Kings Canyon – Los Angeles

E così dopo mesi di pianificazioni, ricerche e sogni ad occhi aperti, finalmente ci siamo!

2 agosto: Venezia – Los Angeles

La sveglia ci tira giù dal letto alle 3 di notte (e chi ha dormito?). Veloci ci prepariamo, carichiamo in auto i bagagli e… la zip della mia valigia si rompe. Nooo! È l’unica valigia che ho di queste dimensioni! Mica posso andare in prestito a casa dei miei a quest’ora! Ma no dài aspetta, non è rotta, forse la zip è solo uscita dalla corsia. Ecco, riapro, richiudo… OK, è a posto (fiu…). Tiziano prima di salire in macchina controlla che l’impianto di irrigazione sia impostato per partire in automatico. Funziona, a posto anche questo (sicuro Tiziano?).

E si parte in direzione Venezia. Il nostro volo VCE-FCO-LAX parte in orario, bene. Alla nostra prima esperienza di “turismo fai-da-te” abbiamo acquistato voli Alitalia con scali a Roma non proprio lunghissimi, nulla sapendo dei ritardi cronici di Alitalia e della loro straordinaria capacità di seminare i bagagli in giro per il mondo (e a Fiumicino in testa). L’accoppiata Alitalia-Fiumicino non prometteva nulla di buono, insomma, e io da mesi avevo l’incubo di perdere le coincidenze o peggio ancora le valigie! Ma per fortuna questo non sembra il caso, ci imbarchiamo in orario e partiamo. Ah sì? Passa un quarto d’ora, passa mezz’ora, tre quarti d’ora…Qualche passeggero inizia ad agitarsi e chiede informazioni allo stewart. “Non c’è nessun problema, siamo pronti al decollo, stiamo solo aspettando l’autorizzazione della torre di controllo. Deve prendere la coincidenza per Los Angeles? Ah, allora non si preoccupi, quello ci aspetta…” Ah meno male.

Partiamo con un’ora di ritardo (su un volo che durava appunto un’ora, no comment). Arriviamo a Roma tiratissimi e facciamo le corse per raggiungere l’altro terminal, sperando che i bagagli facciano altrettanto. Arriviamo al gate che stanno già imbarcando. Va be’, dài, è andata. Sull’aereo le ore non passano mai, il televisorino del mio posto è guasto (ma va? non mi capita mai…) e i pasti di Alitalia… meglio non commentare. Adesso abbiamo capito perché stava fallendo.

A LAX siamo accolti da una gigantografia di Obama (sti americani…) e approdiamo nella “immigration area”, dove ci accodiamo ad un serpentone chilometrico e dalla lentezza esasperante verso l’ “officer” di turno, un uomo di colore sovrappeso e dall’aria annoiata che evidentemente non vede l’ora di finire la giornata e andarsene a casa. E infatti ci sbriga le formalità abbastanza in fretta e senza neanche una domanda. Ma come? E io che mi ero preparata il mio bel discorsetto in inglese… Dopo ben due ore recuperiamo i bagagli già arrivati da un pezzo (evviva!) e andiamo alla ricerca della navetta che ci porterà verso la Budget a ritirare la nostra auto, una Hyundai Sonata Hybrid nuova fiammante. Wow! E adesso? Chi ha mai guidato un’auto con cambio automatico? E per di più elettrica?

Finalmente riusciamo a partire e ci immettiamo nel traffico caotico di LA, noi che viviamo in un paesino di 2000 anime in cui giriamo per lo più in bicicletta. Massì dài, in fin dei conti guidare con il cambio automatico non è poi così difficile, basta solo dimenticarsi di avere il piede sinistro. Anzi meglio ancora, legatevelo al sedile, così non cederete alla tentazione di pigiare quel pedale lì a sinistra, che non è la frizione, nooooo….. è il freno a mano! (anzi “a piede”!) E infatti… Arriviamo al primo semaforo e Tiziano dà un inchiodone pazzesco, l’auto addirittura si intraversa un po’. Avete presente Richard Gere in macchina con Julia Roberts in Pretty Woman? Ecco, uguale, non fosse stato per Richard Gere (va be’, dài, io di Julia ho almeno i capelli rossi). Ma cosa diavolo ci è venuto in mente? Chissà se ne usciremo vivi! Al semaforo successivo ci incanaliamo nella corsia di destra e ci fermiamo al rosso. Da dietro sentiamo strombazzare. Cos’abbiamo fatto ora? Ah sì, accidenti, negli Stati Uniti se al semaforo si prende la corsia di destra si deve girare anche col rosso, a meno che non sia espressamente vietato. Va be’, pazienza…

Arriviamo in qualche modo al nostro primo motel in zona Hollywood verso le 6 di sera (le 3 di notte per noi) e stramazziamo sul letto stremati senza neanche cenare. Tiziano però trova sullo smartphone alcune chiamate e messaggi un po’ inquietanti: “Ciao, sono la vicina, il vostro impianto di irrigazione sta andando ininterrottamente da stamattina. È normale?” “Eh? Ma non lo avevi controllato prima di partire?” “Sì, mi pareva tutto a posto…” Scopriremo l’indomani che l’impianto si era inceppato in posizione aperta sparando litri e litri di acqua sulle nostre povere piante per un giorno intero. La bolletta di qualche mese dopo ce lo avrebbe ricordato…

Guarda la gallery
usa-west-coast-r73vv

Monument Valley



    Commenti

    Lascia un commento

    Antelope Canyon: leggi gli altri diari di viaggio

    Video Itinerari