Una settimana a New York… evviva il NY Pass

Il viaggio di Nanà (Emilio) e Ninì (Francè): sette giorni come due pietre rotolanti per le strade della Grande Mela
 
Partenza il: 28/07/2012
Ritorno il: 04/04/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Ed eccoci giunti come ogni estate al fatidico momento di decidere la meta per le ferie: questa volta la scelta ricade per una settimana a New York, sconosciuta ad entrambi.

Visto il largo anticipo con il quale confermiamo il volo (una settimana dalla partenza è davvero notevole per i nostri standard) abbiamo tutto il tempo per “studiare” e preparaci: come muoversi, cosa vedere, dove andare la sera, addirittura l’alloggio: Boutique Hostel, due posti letto con bagno condiviso in camerata mista sulla 49 street tra la 8th e la 9th Avenue. Posizione ottima, economico (538 $ in due) e poi siamo in camere miste. E’ proprio quello che ci serve.

Intendiamoci: questo diario non vuole essere la madre di tutte guide di New York (ce ne sono di migliori) ma solo il resoconto fedele di un viaggio divertente, dinamico e scanzonato, come lo sono tutti quelli che affrontano Nanà e Ninì.

Sabato 28/07/12

Arriviamo con largo anticipo a Fiumicino per il volo US Airways in partenza alle 11.05: volo in orario ma servizio che lascia a desiderare e decisamente costoso (3$ per le cuffie che all’atterraggio dovrai restituire e 7$ per una birra?). Scalo all’aeroporto internazionale di Charlotte dove assolviamo alle pratiche di “schedatura” della dogana, ritiriamo e re-imbarchiamo i bagagli per la coincidenza per Newark, che parte con una ventina di minuti di ritardo.

Quando atterriamo in New Jersey come da accordi presi via mail è Johnny, il gestore dell’ostello, a chiamarci per sincerarsi che siamo arrivati e ricordarci che ci aspetta solerte sulla porta della nostra futura casa. Ritirate le valigie troviamo subito un taxi che ci porta a destinazione; fino a poco fa è piovuto e l’aria è fresca e frizzante.

Una volta arrivati al 324 della 49 st Johnny (un simpatico Koreano) è effettivamente lì ad accoglierci e capiamo subito il perché: il Boutique Hostel altro non è che un insieme di appartamenti sparpagliati per il Lower West Side che lui gestisce conto terzi. Ci consegna la chiave e ci porta in quella che sarà la nostra dimora per i prossimi sei giorni: 50 mq tra cucinino, tinello/disimpegno, bagno e due camere già occupate. A noi è stato assegnato un letto doppio con una piazza a scomparsa sotto l’altra proprio nel tinello: abbiamo visto posti peggiori.

Saldiamo il conto (da questo momento Johnny non lo vedremo più), ci diamo una rinfrescata e siamo pronti per la serata; nel frattempo facciamo la conoscenza di Phom la nostra coinquilina Koreana che sta aspettando che la madre la raggiunga qui nella Grande Mela da Chicago.

Nel viaggio in taxi ho intravisto il bagliore proveniente da Times Square e una volta in strada ci accorgiamo che da dove siamo bastano 10 minuti a piedi per arrivarci. Lo so che lo dicono tutti ma è vero, specialmente di sera: ti senti al centro del mondo!

Per cena decidiamo per il Bubba Gump, il ristorante al piano superiore dell’omonimo negozio di souvenir, e qui il fegato viene messo a dura prova per la prima volta: frittura di frutti di mare (porzioni americane cioè esagerate) innaffiata da un cocktail al limone con tequila e Corona; alla fine ci daranno i bicchieri in ricordo in quanto compresi nel prezzo.

Ci vuole una passeggiata e ci mettiamo a cercare un locale in zona per concludere la serata, passando in rassegna un pub irlandese con il caratteristico bancone lungo in legno ed un club alla moda dove tutti ballano e bevono: l’ambiente è abbastanza formale e noi siamo ancora in bermuda e maglietta, all’inizio ci squadrano poi nessuno ci calcola più.

Con due whisky e due birre in circolo ma soprattutto le ore di viaggio che cominciano a farsi sentire decidiamo di andare a dormire ma ecco che sulla via di casa scoviamo un altro piccolo pub irlandese interrato rispetto al piano stradale, il “Mean Fiddler” (sulla 47 st) bello pieno di gente, anche qui si balla, che diverrà una tappa fissa nelle prossime sere.

Domenica 29/07/12

Sveglia alle 8.00, usciamo subito alla ricerca della prima stazione della metro dato che sappiamo già dove andare: ci hanno detto che la messa Gospel dell’Abyssisian Baptist Church ad Harlem è irrinunciabile. Acquistiamo la metro card per tutta la settimana alla modica cifra di 28$ e con la linea C arriviamo sulla 135 st davanti al St. Nicholas Park, una tranquilla passeggiata in una sonnolenta Harlem domenicale e arriviamo in prossimità della chiesa, dove veniamo gentilmente rimbalzati: i nostri bermuda e le magliette non si addicono alla celebrazione.

Nessun problema: ci ripromettiamo di tornare per la funzione del mercoledì pomeriggio vestiti di tutto punto.

Decidiamo quindi di proseguire il giro per Harlem percorrendo verso sud il Powell Boulevard (7th Avenue) fino ad incontrare la Metropolitan Baptist Church: qui ci fanno entrare ma il coro di soli 4 elementi, seppur bravi, non ci entusiasma particolarmente e usciamo dopo pochi minuti. La fame comincia a farsi sentire, è quasi arrivata l’ora del brunch ed ecco che dall’altra parte della strada vediamo l’insegna “House of Pancake”, una tentazione alla quale cediamo facilmente: una torre di frittelle guarnite di fragole, banana, panna montata e sciroppo d’acero come se piovesse, ovvero la colazione dei campioni.

Proseguiamo sulla 7th fino alla 125 strada e la Rough Guide di New York (nostra fedele compagna in ogni momento) ci segnala che siamo nei pressi dell’Apollo Theater, tempio del Blues, Jazz, Soul, R&B;… basta guardare le targhe degli artisti disposte sul marciapiede di fronte all’ingresso: da pelle d’oca.

Abbiamo già deciso che la prossima tappa sarà il Museo di Storia Naturale ma con il pieno di zuccheri fatto siamo ben lieti di camminare ancora un po’, tanto che arriviamo fino alla Columbia University dove facciamo un giro all’interno. Riprendiamo la metro fino al cuore dell’Upper West Side dove raggiungiamo il museo ormai celebre come ambientazione di “Una notte al Museo”. All’ingresso ci aspetta una brutta notizia: il New York Pass non si ritira alla prima attrazione come credevamo ma avremmo dovuto procurarcelo prima!



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