Una settimana a Cefalonia, alla scoperta dell’isola più verde della Grecia

Abbiamo scelto di trascorrere le nostre vacanze estive a Cefalonia, una di quelle destinazioni che ti rimane nel cuore. Verdissima, con spiagge cristalline e tante storie da raccontare, alcune delle quali riguardano anche l’Italia, è stato il luogo che per una settimana ci ha accompagnato in un viaggio di scoperta. Prima di raccontarvi cosa abbiamo visto e vissuto, ecco un breve dettaglio di quanto ci è costata questa vacanza:
- Volo: Ryanair da Roma Fiumicino, acquistato a marzo a 175,33 euro pp (esagerato, a giugno si spuntavano 60,00 euro)
- Parcheggio: lunga sosta coperto 36,80 euro (prezzo on line) per sette giorni, prenotato a marzo
- Sistemazione: negli appartamenti Dionisis, vista mare, a Kounopetra, nella penisola di Paliki a 774,00 euro per sette notti
- Noleggio auto: tramite Discover Cars (Compagnia Yours) a 279,31 euro con copertura totale.
Indice dei contenuti
Diario di viaggio a Cefalonia
Giorno 1 – Partenza per Cefalonia
La partenza del volo è alle 6,30, il che comporta una levataccia alle 2,00, ma almeno si viaggia con il fresco. Tutto procede per il meglio, ed alle 5,00 in punto parcheggiamo all’interno dell’ Easy Parking Lunga Sosta e attendiamo la navetta che ci condurrà al terminal T1. Il volo parte in orario, e dopo un’ora e venti minuti siamo a destinazione. Appena fuori dal terminal andiamo a destra verso la rotatoria, ed appena la strada sale, sulla sinistra troviamo gli uffici dei vari noleggiatori; ritiriamo una Opel Corsa con 18000 chilometri e via verso Argostoli, ad un quarto d’ora di strada. La città è bruttina, arroccata sul fianco di una collina, strade strette intasate da auto in sosta, e l’unica cosa meritevole di attenzione è il lungomare, con la via parallela adibita a zona pedonale. Riusciamo a trovare un comodo parcheggio abbastanza vicino, e scendiamo al mare per svegliarci alla brezza marina. Passeggiamo e raggiungiamo il lungo ponte in pietra, il più lungo in Europa di questa tipologia che collega i due lembi della baia e lo percorriamo per circa metà, nella vana speranza di avvistare le tartarughe Caretta Caretta che qui hanno la loro area protetta. Attraversata la strada ci immergiamo in mezzo alla folla del Lithostroto, la cosiddetta via dello shopping, e facciamo una tappa al tavolo di uno dei tanti caffè per due espresso freddo e una fetta di dolce a titolo di colazione (15,00 euro, non proprio economico), quindi visitiamo la vicina chiesa ortodossa e proseguiamo lungo la via costeggiata da una infinità di negozi. Percorsi un centinaio di metri entriamo nel museo della Divisione Acqui, una unica stanza di forse venti metri quadri dove sono ammassati effetti e fotografie dei tanti sciagurati massacrati dai tedeschi dopo il tragico 8 settembre. Tanta gente si sussegue all’ingresso per non voler dimenticare. A questo punto abbiamo fatto mezzogiorno, e riprendiamo l’auto alla volta della nostra destinazione mare, nella dirimpettaia penisola di Paliki. Facciamo un minimo di spesa per la colazione in un vicino discount e decidiamo di fare il percorso stradale lungo la strada panoramica che costeggia il mare, dato che l’appartamento sarà disponibile solo alle due (l’alternativa è il traghetto, molto più comodo e veloce). Dopo un’ora circa giungiamo a Lixouri, il centro più importante della penisola, e di lì a poco, superatolo di una decina di chilometri e dopo aver effettuato due passaggi a vuoto, eccoci finalmente a Kounopetra, a destinazione. Siamo fortunati, ci tocca la camera con la migliore vista e la nostra host ci informa che nella sottostante spiaggia di Vatsa c’è un angolo a noi riservato con ombrelloni e lettini compresi nel prezzo. In fondo al litorale (250 metri) c’è un ottimo ristorante, ed a mezza via una cantina che propone piatti veloci e servizio bar. Trascorriamo quindi il pomeriggio godendoci il mare, e la sera, troppo stanchi per via della levataccia, ceniamo sotto la veranda del Vatsa restaurant, ad un tavolo a due passi dal mare. Ottima cena, ma decisamente stonati il prezzo del vino (20,00 euro la bottiglia più economica, e non li vale nel modo più assoluto) e dell’acqua minerale gassata (6,00 euro al litro, ma lo sapevo ed ho evitato).
Giorno 2 – Spiaggia di Vatsa
La mattina andiamo in città per una ricognizione e per comprare un poco di frutta fresca e qualche bibita. Lixouri non ha nulla di interessante; è una lunga striscia di case a ridosso del mare che si può dividere in due parti, fino al ponte sul canale e dopo il ponte. La prima parte è la zona del porto, con un lungomare e le due parallele interne che sono un susseguirsi di negozi e taverne e ristoranti, la seconda zona non offre praticamente nulla per un turista o villeggiante. Parcheggiamo sul molo nella zona dell’attracco dei traghetti, di fronte al supermercato ed al distributore di carburante, e facciamo due passi sul lungomare fino a raggiungere la banchina che determina la fine della via: un ristorante dietro l’altro, che mi fa pensare ad un afflusso di clienti non indifferente. Nel percorso a ritroso transitiamo nelle vie interne in mezzo a negozi e taverne, fino a giungere ad una grande piazza dove al centro troneggia imponente un enorme ficus Robusta. Alla panetteria all’angolo compriamo un trancio di focaccia ripiena di formaggio e spinaci, e poco più avanti della frutta fresca ed un vaso di profumatissimo origano da una anziana signora che non spiccica una parola, ma solo gesti. Al supermercato finiamo di fare la spesa, concedendoci una bottiglia di Retsina per il leggero pranzo con la focaccia. Il pomeriggio lo passiamo sotto l’ombrellone per temperarci ai raggi del sole. La spiaggia di Vatsa è molto bella, l’unica di sabbia fine che abbiamo occupato, e con una zona centrale off-limits per la tutela dei nidi delle tartarughe marine che qui hanno deposto le uova. Per cena torniamo a Lixouri, e ceniamo alla taverna S’Anammena Karvouna, posto carino con i tavoli esterne nei viottoli lungo i tre lati: solo carne alla brace, ma ben cucinati i souvlaki. Prezzo onesto, 32,30 euro.
Giorno 3 – Spiaggia di Petani
Partiamo presto, come nostra consuetudine, alla volta della spiaggia di Petani, una delle tante perle della costa ovest, dove arriviamo dopo circa 40 minuti. Provenendo da Vatsa prendiamo la strada a sinistra prima del centro abitato di Lixouri, direzione Krasopatera, e dopo una ventina di chilometri di strada di montagna si volta ancora a sinistra seguendo l’indicazione della spiaggia, e la strada scende fino ad un parcheggio custodito, ma il costo orario (2,50 €/h) ci fa pensare a qualche altro provvedimento. Dalla parte opposta, infatti, prendendo a destra dopo il bivio alla fine della discesa, dopo pochi metri si trova un piccolo parcheggio libero, asfaltato e con tanto di spazi delimitati; non sono nemmeno le nove, e facciamo manovra con altre due vetture giunte contemporaneamente a noi. Scendiamo le scale che conducono alla spiaggia attrezzata e ci fermiamo nella zona ancora in ombra sotto il ristorante, mentre gli altri procedono fino alla fine del litorale dove già il sole già brilla sulla sabbia. L’acqua è trasparente, e dall’azzurro cambia in turchese man mano che la luce la colpisce; prendiamo possesso del primo ombrellone e ci prepariamo a trascorrere la giornata balneare; il costo è accessibile, 15,00 euro per tutta la giornata. La spiaggia è di sabbia e ciottoli in prevalenza, e si rendono necessarie le scarpette da mare. Alle quattro de pomeriggio lasciamo la spiaggia e fatichiamo non poco per il primo chilometro causa la moltitudine di auto parcheggiate lungo la strada, ma fortunatamente non incrociamo pullmini o camper, così che possiamo procedere in direzione del monastero di Kipoureon, che raggiungiamo con un percorso di strade secondarie peraltro ben segnalate. Il luogo non è un granchè, rispetto ad altri monasteri di cui pullulano le isole greche, e la visita si risolve in pochi minuti. La sera ceniamo a To Zefki, una taverna tradizionale greca nei pressi della piazza, ma diciamo che i piatti tradizionali sono da rivedere, non mi hanno entusiasmato; buoni nel complesso e conto onesto, 50,50 euro.
Giorno 4 – Assos, Fiskardo
Oggi si va a nord, per visitare gli iconici paesi di Assos e di Fiskardo. Partiamo di buonora percorrendo la strada panoramica del golfo fino al villaggio di Kardakata, dove incrociamo la Argostoliou che proviene dal capoluogo e proseguendo svoltiamo a sinistra fino a raggiungere il villaggio di Divarata: all’incrocio ancora a sinistra e poi percorrendo la strada montana si avvista, sempre a sinistra, l’istmo che caratterizza il paesino. Una ripida discesa di circa quattro chilometri ci conduce ad un ampio parcheggio sotto le piante in prossimità dell’ingresso del borgo, interdetto alla circolazione dei non residenti. Con una camminata di circa duecento, forse duecentocinquanta metri si raggiunge il porticciolo a destra, mentre a sinistra una piccola spiaggia di ciottoli accoglie i bagnanti. Andando a sinistra si aggira la piccola insenatura e si raggiunge la strada che conduce alla fortezza veneziana, che dalla cima della collina controlla l’angusto passaggio via terra e l’imbocco del porto. Facciamo due passi per i viottoli in prossimità della baia in mezzo a belle casette colorate (la parte moderna è completamente anonima ed asettica), prendiamo un caffè nell’affollatissimo locale sopra la spiaggia e togliamo il disturbo. In cima alla salita, in prossimità del belvedere voltiamo a sinistra, e raggiungiamo Fiskardo nel gito di venti minuti a velocità di crociera ridotta per godere del panorama. Questa cittadina viene venduta come la sola in tutta Cefalonia che ha resistito al tremendo terremoto del 1953, ma di carino abbiamo trovato ben poco, eccezione fatta per il porticciolo turistico, stracolmo di bellissime barche da diporto ormeggiate ed ostentate a pochi centimetri dai tavoli di una fila interminabile di locali lungo tutta la linea di attracco. Un bellissimo caicco in legno scintillante battente bandiera panamense cattura la nostra attenzione e la nostra ammirazione: veramente una barca di buon gusto. Facciamo anche qui due passi attorno alla zona del porto, comperiamo un paio di focacce in una vecchia panetteria e prendiamo la via del ritorno. Durante il tragitto ci soffermiamo ad un belvedere per ammirare la sottostante spiaggia di Myrtos, la perla dell’isola, una mezzaluna bianchissima e scintillante sotto i raggi del sole, ad occhio trecento metri sotto di noi. Rientriamo a casa che sono circa le tre del pomeriggio, e dopo aver spizzicato le focacce con una bottiglia di Retsina fresco che è una meraviglia ci prepariamo per andare a Lixouri e prendere il traghetto per Argostoli, dove intendiamo trascorrere la serata. Lasciamo l’auto al comodo parcheggio sul molo, e saliamo sul traghetto (ha la frequenza di mezz’ora, dalle 6,30 di mattina alle 11,00 di sera, 3,50 euro a persona) che nel giro di venti minuti ci scarica sulla banchina del capoluogo. È confermata l’impressione avuta il primo giorno; una città scomoda da girare per via delle pendenze che la caratterizzano, l’unico luogo che merita attenzione è il lungomare e la strada Lithostroto parallela, dove facciamo qualche acquisto prima di sederci al tavolino di una taverna per una cena senza infamia e senza lode. Qui si paga lo scotto della città super intasata di turisti, con tutti gli annessi e connessi. Il viaggio di ritorno è di circa mezz’ora, nel buio a velocità ridotta per ragioni di sicurezza.
Giorno 5 – Spiagge di Myrtos, Kiriaki
Anche questa mattina partenza di primo mattino e, ripercorrendo la strada di ieri, una volti giunti all’incrocio di Divarata, appena dentro il paese si svolta a sinistra e percorrendo una ripida discesa di quattro chilometri si giunge alla spiaggia di Myrtos, dove riusciamo a parcheggiare comodamente quasi sulla spiaggia. Il posto è veramente da cartolina, ma la zona centrale, quella cosiddetta attrezzata lo è in virtù di una serie di ombrelloni disposti ordinatamente in parata ma senza lettini, cosa che crea qualche problema alle mia ossa. Ad ogni modo stendiamo i teli e facciamo due passi fino a raggiungere le due estremità della baia; la spiaggia non è sabbiosa, ma è un misto di sabbia e ghiaia fine nella quale sprofondi fino alle caviglie, ma l’acqua è limpidissima che più non si può. Sono appena passate le nove, e sotto gli ombrelloni comincia ad aggirarsi una moltitudine di gente abituata a bivaccare, dotata di stuoie, materassini, teli, teloni, ombrelli, salvagente, borse termiche e quant’altro che, in mancanza di regole (e di educazione, soprattutto) dilagano in ogni dove. Stendermi direttamente sui sassolini mi crea qualche problema, e sentire il fiato del vicino sul collo è una cosa che proprio non sopporto: leviamo le tende alla ricerca di altri lidi. Facciamo la strada del rientro, e giunti al villaggio di Zola deviamo in una strada a gomito a destra che ci conduce al porticciolo di Kiriaki: prendendo a destra dopo circa un chilometro si raggiunge la spiaggia, che non ha niente da invidiare a quella di Myrtos (è solo più piccola) ed è attrezzata. Siamo ancora a metà mattina, e prendiamo posto in terza fila in totale relax (costo 12,00 euro per tutta la giornata). Anche qui sono indispensabili le scarpette da mare, ma se ne sei dotato ti godi il mare alla grande. Il ristorante propone pranzi veloci e servizio bar con prezzi nella norma. La sera ceniamo al ristorante Avli, sempre a Lixouri, il migliore di quelli che abbiamo frequentato: una Moussaka veramente ben cucinata, con la variante della carne stracotta al posto del solito ragù. Sempre esagerato il costo di una bottiglia di vino (rinunciamo), ma sembra che da queste parti ne abbiano fatto un vero e proprio business, l’unica nota stonata.
Giorno 6 – Spiaggia di Lagadakia
Oggi raggiungiamo una spiaggia sulla costa ovest della penisola, non molto lontano dal nostro alloggio. Il navigatore ci fa passare per strade bianche che sono dei propri sentieri, per ricongiungerci negli ultimi due chilometri sulla strada asfaltata che proviene da Chavriata e consegnarci al parcheggio della spiaggia di Lagadakia, una chicca. Giungiamo in loco abbastanza presto, e con piacevole sorpresa constatiamo che mezza spiaggia è libera e metà attrezzata, è presente un bar-taverna e l’acqua è limpidissima e trasparente, di ciottoli come la maggior parte dei lidi di questa zona ovest dell’isola. La parte libera è già occupata da gente del posto, così come la striscia a ridosso della parete rocciosa che fa ala sul lato destro, ma siamo i primi ad occupare i lettini, così che prendiamo posto nel primo in prima fila a ridosso della parete, in modo da essere in ombra il pomeriggio (10,00 euro il costo di ombrellone e coppia di lettini per tutta la giornata). Indossate le necessarie scarpette da mare e la maschera iniziamo a fare la conoscenza del basso fondale sassoso, in compagnia di qualche temerario pesce che si avvicina quasi per giocare. A mezzogiorno siamo al completo, la musica non è fastidiosa e di buon gusto, e nell’aria si diffonde un gradevole sentore di pesce grigliato e fritto. Il tratto libero fra lettini ed acqua è occupato totalmente da famiglie greche, ma nel rispetto delle più elementari norme di educazione, così che trascorriamo in santa pace tutto il pomeriggio. La sera torniamo a Lixouri perché tante alternative nei paraggi non ne abbiamo trovate.
Giorno 7 – Spiaggia di Xi, Konoupetra, Vatsa
Oggi optiamo per trascorrere l’ultima giornata nel più totale relax e ozio nella bella spiaggia sotto casa, ed assistiamo al lavoro dei volontari per la salvaguardia delle tartarughe marine che accudiscono amorevolmente i nidi presenti. Una di loro mi informa che la schiusa delle uova è prevista per fine mese, e spera che un 80% riesca a raggiungere l’acqua a circa otto metri di distanza. Sistemate le protezioni e delimitata l’area con vari cartelli informativi, danno un’ultima raccomandazione ai bagnanti e se ne vanno alla volta della spiaggia successiva. Nel pomeriggio decidiamo di chiudere con una puntata alla spiaggia di Xi, che dista sei o sette chilometri da noi, tanto declamata per la sua finissima sabbia rossa. Ioanna, la nostra host, non ce ne aveva parlato in toni estremamente positivi, in quanto soffocata da insediamenti turistici spuntati come funghi. Decidiamo comunque di bagnarci almeno i piedi, ed in un quarto d’ora siamo a destinazione: delusione totale. I complessi turistici occupano quasi tutti gli spazi, fino a raggiungere il costone che delimita la spiaggia, una striscia di sabbia finissima di una larghezza di circa due metri e mezzo sulla quale è difficile muoversi per la presenza di ombrelli e asciugamani posati dai bagnanti; a circa cinquanta metri, poi, sulla destra un divieto di accesso delimita il confine, causa la caduta di detriti da una alta falesia. Sopra il costone, una piccola area è stata attrezzata tipo gazebo con sotto due file di lettini; a parte la caratteristica e tanto declamata sabbia rossa, lo zero assoluto, aspettative completamente disattese. A questo punto del pomeriggio rientriamo per fare i bagagli e prepararci per la cena. Torniamo al ristorante Avli, una buona cena con una bottiglia (mediocre) di vino da 20,00 euro che conferma che se ottimi vini a Cefalonia ci sono, metti in conto 36,00 euro in su (il famoso Robola). Costo della cena 73,00 euro e via.
Giorno 8 – Rientro in Italia
Sveglia alle 5,00 per fare colazione in tutta calma e raggiungere il molo di Lixouri per prendere il traghetto delle 6,30. A mezz’ora dalla partenza iniziamo le operazioni di imbarco e prendiamo posto nella sala passeggeri. In perfetto orario ci stacchiamo dalla banchina ed una giovane Carontessa passa fra i presenti a riscuotere l’obolo: 7,00 euro per auto con guidatore più 3,50 per passeggero, quindi, trascorsi venti minuti, ci apprestiamo all’approdo al molo di Argostoli. Usciamo dalla città seguendo la strada per l’aeroporto, e facciamo una deviazione per il faro di San Teodoro con l’intenzione di recarci al Memoriale dei caduti della Divisione Acqui, trucidati dall’esercito tedesco in segno di rappresaglia dopo i fatti dell’8 settembre. In fondo alla discesa, sulla sinistra, c’è la fossa dove vennero sommariamente gettati i corpi di molti degli ufficiali fucilati alla Casetta rossa, a circa settecento metri in direzione del faro, mentre prendendo la strada dirimpettaia che sale si giunge al monumento, all’apice della collina. La storia di questo massacro è abbastanza complessa, fra accuse di ordini mai ricevuti dai Comandi Militari e lasciati alla decisione del generale Gandin, comandante della divisione, ed iniziative avventate da parte di alcuni dei suoi subalterni, ma resta il fatto che sull’isola si effettuò l’eccidio di più di novemila soldati italiani. Dopo la resa, gli ufficiali superstiti alla battaglia vennero fucilati mentre la truppa venne caricata su due piroscafi con destinazione Germania che finirono sulle mine, trascinando in fondo al mare tutti gli occupanti. Sostiamo un attimo a rendere omaggio alla memoria dei caduti, poi raggiungiamo il vicino bosco, dove è stato edificato il santuario di Santa Barbara della divisione Acqui, purtroppo in carente stato di manutenzione. Ci soffermiamo un attimo per pulire il vetro dello sportello dell’edicola e sistemare alla bene meglio le tre icone della Santa, quindi ci avviamo all’aeroporto per le operazioni di rientro. Quando siamo già ai piedi della scaletta, in perfetto orario, ma un problema tecnico all’impianto di condizionamento dell’aria obbliga il personale di servizio a farci rientrare nel terminal. Fortunatamente dopo circa 40 minuti il problema si risolve, e lasciamo il suolo di Cefalonia con un’ora di ritardo.

