Una Pasqua dietro casa

Tre giorni all'insegna di cultura, mare, cucina, natura e tanto vento...
 
Partenza il: 06/04/2012
Ritorno il: 09/04/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Eccoci sulla Moby Wonder che ci riporta verso casa… già, a casa, ma anche la Sardegna la sento come casa e infatti ho un groppo alla gola quando dall’oblò saluto i gabbiani e gli allevamenti di cozze di Olbia… ma riavvolgiamo il nastro dei ricordi a soli 3 giorni fa, quando invece entravo in porto.

Quest’anno io e mio marito ci siamo concessi una pausa pasquale e causa impegni di lavoro di lui, catapultato per un mese in questa terra meravigliosa, decidiamo che per Pasqua lo avrei raggiunto sull’isola dal venerdì al lunedì di Pasqua.

Parto da Livorno la mattina presto di Venerdì Santo (con una corsa in taxi da casa al porto che mi costa ben 17,50 euro per neanche 6 km) dopo aver consultato convulsamente le previsioni meteo mi metto il cuore in pace visto che è previsto cattivo tempo, infatti all’imbarco della Moby piove.

La nave non è piena e riesco a trovare un posto comodo dove piazzarmi col Pc, musica e il libro; ho preferito viaggiare di mattina, perché è più veloce e comodo anche se il prezzo non è il più conveniente visto che per un biglietto A/R vado a spendere quasi 130 euro, ma d’altronde se non mettono dei voli con orari più intelligenti quella del traghetto rimane l’unica soluzione più ragionevole. La traversata scivola via tranquilla con un mare che è una tavola e nessun delfino che ci segue, con mio rammarico, eppure mi hanno detto che è uno dei loro giochi preferiti seguire la scia della Moby… si vede che non hanno voglia di questi tempi.

Arrivo a Olbia puntuale (15.00), una navetta mi porta fino all’uscita e sembra di essere all’aeroporto e lì mi aspetta mio marito abbronzato… si vede che un mese lontano da me gli ha fatto molto bene! Dopo i ‘convenevoli di rito’ ci dirigiamo verso Santa Teresa di Gallura dove ho trovato un delizioso B&B sul mare per la nostra fuga romantica di Pasqua. Arriviamo a destinazione dopo poco più di un’ora in uno dei posti ‘più magnifici’ (e anche le regole dell’italiano in questo caso lo permetterebbero perché è proprio così!) che abbia mai visto: la spiaggia di Rena bianca! È strano come si cerchino posti esotici da sfoggiare nelle conversazioni con gli amici, foto di spiagge da cartolina scattate dall’altra parte del mondo e non si conoscano posti come questi che sono dietro casa e che sono magici e splendidi da visitare non solo in estate, anzi forse la primavera è la stagione migliore per godersi questo paradiso tutto italiano.

Marcello e Sabrina, i proprietari del B&B La terrazza di Lilly ci accolgono come dei vecchi amici, con la loro confidenza sincera ci introducono in quella che è la loro vecchia casa di famiglia sapientemente adibita a struttura ricettiva, con la sensazione di essere arrivati anche noi a casa. Dalla terrazza tocchiamo con mano il panorama che ci era apparso dal parcheggio vicino la Torre spagnola. La nostra camera, blu, ci mostra dalla finestra la spiaggia, la penisola di Municca e il mare che con i suoi colori e il suo rumore ci danno il benvenuto con la costa corsa che spunta all’orizzonte. Pochi posti rapiscono il cuore e questo è uno di quelli, perché se il paradiso esiste davvero me lo immagino così… Dopo aver chiacchierato un po’ con i padroni di casa ci avventuriamo alla scoperta di questo paesino abitato anche d’inverno e che offre degli scorci suggestivi tra la Torre spagnola, i suoi vicoletti, e i colori delle sue case. Santa Teresa, ci spiegano, è nata per volere dei Savoia nel 1808 e infatti le sue strade, disegnate dritte e parallele, portano i nomi dei principali sovrani d’Italia, anche se intorno nel suo territorio sono stati ritrovati reperti della civiltà nuragica (a circa 2 km dal paese nella stessa direzione di Capo Testa/S. Reparata si trova il complesso archeologico di Lu Brandali, risalente al II millennio a.C. con resti di tombe, un villaggio e un nuraghe, e poi anche quello di La Testa); la stessa Torre, chiamata anche Longonsardo, fu ricostruita e abitata sul finire del ‘500 dagli spagnoli come punto di vedetta e di controllo strategico sulle Bocche di Bonifacio. Il borgo da rurale, già da fine ‘800 conosce uno sviluppo turistico con le prime strutture ricettive e adesso la sua vocazione è totalmente votata al turista, ma nello stesso tempo mantiene l’aspetto di paesino vivo e movimentato.

Apro parentesi per darvi un consiglio tecnologico: appena arrivata in paese il cellulare ha preso la linea telefonica francese perché siamo davvero vicini alla Corsica (si vedono anche le case di Bonifacio dalla Torre) quindi è meglio spegnere e riaccendere il telefonino se non ci si vuole ritrovare senza credito.

Per cena seguiamo il consiglio del proprietario del negozio La gallina matta vicino alla chiesa di S. Vittorio (semplice e curata, sorta anche questa nella prima metà dell’800) che vende originali oggetti tutti rigorosamente made in Sardinia (belli i ricami, i tessuti, ma anche le ceramiche con la pavoncella tipica sarda a prezzi onesti). A parte questa divagazione da souvenir, dicevo, ci fidiamo di lui e ci fermiamo al Pappa e Ciccia una pizzeria dove fanno però anche l’ottima zuppa gallurese (chiamata anche zuppa cuatta). Questo delizioso piatto, tipico contadino (lo rimangeremo in altri 2 modi differenti nei giorni a seguire), consiste in pane raffermo bagnato nel brodo di pecora e spolverato con tanto formaggio pecorino e vaccino che in forno si sciolgono formando una crosticina appetitosa sopra, poi ci facciamo una gustosa pizza bianca con bottarga (le uova di muggine o di tonno salate e messe a stagionare) e pomodorini e infine per dolce una seadas calda (un raviolone farcito con formaggio di pecora, fritto e ricoperto di miele o zucchero) che chiude (o apre?) il nostro incontro con la buona cucina sarda e anche qui posto incontriamo la gentilezza e l’ospitalità della gente del posto quando ci offrono il mirto e il finocchietto della casa e ci spiegano il procedimento per ottenere questi due liquori così profumati… ah già il conto? Soli 35 euro con annesse birre, rigorosamente, Ichnusa e vino della casa. Sì, questo posto ci piace davvero tanto.



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