Una giornata tra Villa Adriana e Villa d’Este

Il racconto appassionato di due beni Patrimonio dell'Unesco
Scritto da: Hiroingi
una giornata tra villa adriana e villa d'este

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Ambizione di bellezza, ricerca della perfezione, cura dei dettagli. E poi storia di imperatori e cardinali, di meraviglie architettoniche, di arte derubata e poi curata.

Quando decido di visitare Tivoli, di certo non sono pienamente consapevole della magnificenza e della particolarità dei luoghi da vedere.

D’altronde, mi dico, è solo una parentesi giornaliera nel mezzo del viaggio contemplativo alla scoperta della suprema Roma.

Le mete in questione sono due beni diventati Patrimonio Unesco a distanza di due anni l’uno dall’altro.

Il caldo torrido di una estate italiana non aiuta la mia curiosità ma, tant’è, il senso del documentare mi spinge, come sempre, verso le più personali sfide ambientali.

Ho deciso di vedere da vicino due ville, costruite in secoli differenti e unite da una sottile linea di congiunzione.

Villa Adriana

Pago il biglietto (12 euro), entro, percorro un lungo viale circondato da alberi. Ammetto che c’è un silenzio rilassante e surreale. La campagna laziale mi accoglie in un pomeriggio d’Agosto, prima di mostrarsi in tutta la sua bellezza.

Quello che mi colpisce di questa residenza imperiale è l’incredibile perfezione geometrica, la vegetazione tipicamente mediterranea, le improvvise fonti di acqua che appaiono con quei colori pastello e con quel “piatto” surreale, privo di increspature.

D’altronde l’obiettivo iniziale era quello di riprodurre le strutture della società greca, magari aggiungendo spazi per la cultura, per lo svago, per l’ozio e la cura personale.

La Vasca del Canopo è il mio primo obiettivo, forse per via della sua forma particolare e degli ornamenti statuari. Questa vasca la percorro in tutta la sua lunghezza (circa 120 m), osservando da vicino le statue e gli archi che ancora restano a sublimarne la bellezza. Qui c’è un forte richiamo spirituale e culturale all’antica Grecia e all’antico Egitto, lo stesso Egitto che viene ripresentato in questa vasca che è una sorta di rivisitazione della distanza che divideva Canopo da Alessandria. Poi, di fronte a me, l’imponente Serapeo (riaperto al pubblico nel 2019), una struttura fatta di cunicoli, vasche, nicchie per le statue, marmi andati perduti e vie d’uscite per strabilianti giochi d’acqua.

Il Serapeo doveva rappresentare la vita mondana di Adriano e di una Roma ormai matura e pronta per un grande splendore.

L’opposto del Teatro Marittimo, il mio secondo obiettivo, capriccio e rifugio dell’imperatore. Per visitarlo percorro la struttura circolare che un tempo era adornata da figure del mondo marino. Ci sono colonne ed un ponticello, forse posticcio, utilizzato per superare un piccolo laghetto (sempre circolare) che conduceva alla zona di tranquillità dell’acculturato Adriano. Qui il sovrano meditava, studiava, passeggiava, quasi come i tanti personaggi storici che visiteranno Villa Adriana nel corso dei secoli, forse per trarne ispirazione.

Villa d’Este

Dopo la scorpacciata di sana cultura romana, mi sposto nel centro della città di Tivoli alla ricerca della seconda meraviglia da visitare. Trovarla è un po’ complicato ma, alla fine, il mio orientamento, unito a qualche indicazione, mi aiuta a raggiungere la meta.

Biglietto alla mano (13 euro) comincio a vagare per ambienti eleganti e sfarzosi, tenuti in maniera impeccabile. In sottofondo, però, mi attira il rumore incessante dell’acqua, quella delle incredibili e numerosissime fontane che adornano la villa.

Villa d’Este venne fatta costruire dal cardinale Ippolito d’Este che aveva l’intenzione di far rivivere i fasti di Villa Adriana aggiungendo e sfruttando l’abbondante presenza di acqua nella zona di Tivoli. Incaricò l’architetto Pirro Ligorio di “ammodernare” quella tenuta e ne venne fuori uno spettacolo impareggiabile.

Tra le tante costruzioni, sicuramente frutto di ingegno astuto ed impareggiabile, c’è la Fontana dell’Organo, famosa per funzionare utilizzando un principio fisico che sfrutta l’acqua per far produrre un suono delicato a più di 140 canne; poi, immediatamente sotto, a vegliare con dei getti imperiosi e altissimi, c’è la Fontana del Nettuno, quella che viene considerata la più moderna perché costruita “solo” due secoli addietro. Queste due fontane dominano i giardini all’italiana di questo sito e formano, insieme alla Fontana dell’Ovato, un trittico impareggiabile.

Adesso, visto che vi ho raccontato quello che vedrete visitando Villa d’Este, chiudete gli occhi ed immaginate solo di camminare lungo i tanti viali eleganti fatti di peschiere e fontanelle ricoperte di muschio, con il rilassante rumore dell’acqua in sottofondo.

Villa d’Este è un gioiellino di architettura, di ingegno, di arte, di sapienza artigiana, un capolavoro che vale la pena di essere raccontato.

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