Una giornata “Singolare” a San Salvador

 
Partenza il: 02/01/2011
Ritorno il: 15/03/2011
Viaggiatori: 1
Spesa: 4000 €

l’auto e la benzina, ok amigo?! Assento con un: claro que si, muy bien Ramiro. Per arrivare a Tutuniciapa, dove abita Ramiro, attraversiamo, alcuni dei quartieri più poveri e degradati della capitale Salvadoregna, penso a come si possa vivere quando piove per giorni e giorni. C’è il sole oggi, tutto appare più accettabile, anche le misere baracche di legno e lamiera ricoperte da teli di plastica. Parcheggiato il taxi, Ramiro decide per un piccolo chiosco situato a un angolo della strada principale con uno dei vicoli d’ingresso al barrio. Definirlo chiosco è un eufemismo, in realtà si tratta di un piccolo spazio occupato da tre quattro sedie di plastica, un paio di tavolini, alcune casse di birra, forse anche una di aranciata, non ricordo, e un soggetto in canottiera con l’aria di essere il gestore. Ramiro qui è conosciuto, i passanti, quasi tutti, lo salutano e anche con una certa riverenza. Mi spiega che il taxi è un servizio importantissimo in questi quartieri, dove nessuno o quasi possiede un mezzo di proprietà. Claudio, sapessi quante volte mi chiamano di giorno o di notte per un’urgenza, senza poi pagare il servizio, non ci sono le possibilità economiche, dice. Io qui sono quasi un’ istituzione, nessuno, di coloro che risiedono in questo barrio oserebbe farmi del male o danneggiare la mia auto, sanno che posso essere loro utile in qualsiasi momento. Ordiniamo due birre, ovviamente ci sono servite senza bicchiere e a temperatura ambiente, quasi quaranta gradi! Va bene uguale. Stiamo chiacchieriamo del più e del meno, quando si avvicina un tipo, sulla cinquantina, mi fissa per un istante e dice: Amigo, questa è la peggior giornata della mia vita. Sai, dove si trova l’ospedale militare? No! Non lo so, dove sia. Ramiro mi osserva, perplesso; il tipo continua: non voglio crearvi disturbo ma mio padre si trova lì, è morto questa notte, e quelli dell’ospedale mi chiedono di portarlo via, ma non so come fare, non ho la possibilità, aiutatemi, vi prego, …Ramiro mi guarda sempre più perplesso. Io non so cosa dire soprattutto cosa fare.

Come possiamo aiutarti chiede Ramiro? Io sono un taxista, il mio amico è uno straniero e qui non conosce nessuno… È proprio di un’auto che ho bisogno: andiamo all’ospedale, carichiamo mio padre e poi via fino a casa, a Santa Tecla, e il problema è risolto, aggiunge; Ramiro mi guarda, poi rivolgendosi nuovamente al tipo chiede: come lo carichiamo tuo padre nel taxi? Chiedo allo sconosciuto se ha già la cassa, mi risponde di no ma che non è un problema, passiamo da un falegname e ne facciamo costruire una in dieci minuti, non costa più di 150/200 Colon, che mi pare di capire dovrei pagare io. Ok vamos! Poche centinaia di metri in auto e troviamo un falegname. Il nostro “amico” che di nome fa Luis, si avvicina al falegname: avrei bisogno di una cassa larga così, lunga così e alta così, il così lo esplicita con braccia e mani; Ho la sensazione di sognare e anche Ramiro sembra perplesso. Mi serve ora, è urgente, dice Luis; Datemi il tempo necessario, almeno un’ora, dice il falegname; È quasi buio quando il taxi giallo di Ramiro, il sottoscritto e Luis, con sul portapacchi una cassa lunga all’incirca 2 metri arriviamo in prossimità di un cancello, di quello che suppongo essere l’ospedale di cui parlava Luis. Tutti e tre togliamo la cassa dal portapacchi, e la trasportiamo all’interno di un corridoio, nel frattempo sopraggiungono due tipi, che ci invitano a uscire. Ramiro ed io ci avviamo verso il taxi; Luis rimane con i due. Qualche decina di minuti dopo e i tre più la cassa appaiono all’ingresso. Ramiro sale in auto e la sposta nella loro direzione. Con un po’ di fatica riusciamo a caricare la cassa con il suo contenuto sul portapacchi, assicurandoci di fissarla come si deve. Non possiamo certo rischiare l’eventuale perdita per strada di un trasporto di tale genere. Luis è fradicio di sudore. In mano ha dei documenti anch’essi fradici e mi pare in gran parte illeggibili. Dopo circa tre quarti d’ora arriviamo a destinazione, a casa di Luis; è come la immaginavo e forse anche peggio! In pochi istanti siamo circondati da un nugolo di persone: vicini, amici parenti del defunto. Ramiro, inizia a slegare le funi che fissano la cassa, lo aiuto; con qualche difficoltà e con una certa confusione, poiché tutti o quasi voglio partecipare in qualche modo all’operazione, la posiamo delicatamente al suolo. Mi sento sollevato, anche Ramiro esprime lo stesso stato d’animo. Luis mi si avvicina, ancora più sudato di prima, e mi abbraccia, poi getta le braccia al collo di Ramiro e ci ringrazia entrambi. Muy bien Ramiro, possiamo rientrare, gli dico! Ti accompagno all’hotel direttamente e poi vado a casa anch’io risponde, per oggi basta così, e avanza.

Arrivati all’ingresso dell’hotel, prima di scendere dall’auto chiedo il conto. Ramiro mi guarda e dice: oggi la giornata è iniziata come sempre, nella maniera più normale, poi quello che ci è accaduto è talmente particolare e strano che se non ci fosse stato di mezzo un morto, potremmo dire di aver vissuto una vera e propria farsa, pertanto caro amico che vieni dall’Italia questa giornata in taxi in giro per le strade di San Salvador è offerta dalla ditta Ramiro & Ramiro.

Almeno la benzina Ramiro, insisto.

No! No! Va bene così.



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