Un trekking nel passato

Zanskar Trek… un trekking nel passato Testo di Bruno ViscaEsco dall’aeroporto di Delhi e osservo i taxi e gli autobus in attesa. Ho immediatamente l’impressione di avere fatto un salto a ritroso nel tempo di 50 anni. Entrando nello Zanskar il salto nel passato diventa addirittura di 1000 anni, un vero ritorno nel Medio...
Scritto da: bruno-visca
un trekking nel passato
Partenza il: 24/07/1999
Ritorno il: 26/08/1999
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 1000 €

Zanskar Trek… un trekking nel passato Testo di Bruno Visca

Esco dall’aeroporto di Delhi e osservo i taxi e gli autobus in attesa. Ho immediatamente l’impressione di avere fatto un salto a ritroso nel tempo di 50 anni. Entrando nello Zanskar il salto nel passato diventa addirittura di 1000 anni, un vero ritorno nel Medio Evo. La regione dello Zanskar, che corrisponde al bacino dell’omonimo fiume, si estende a sud-est di Leh ed è un’area desertica e isolata con paesaggi favolosi di immensità e durezza, dove si perpetuano le antiche tradizioni tibetane. La popolazione vive un’economia autarchica per l’altitudine e per l’isolamento causato sia dalla mancanza di collegamenti, sia dalla neve che per buona parte dell’anno blocca le strade di accesso. Fedele alle sue origini ed insensibile allo scorrere del tempo, lo Zanskar continua a vivere i suoi arcaici ritmi biologici. Per respirare la religione delle altezze non è necessario avere predisposizioni mistiche. Nei villaggi, lungo i sentieri e sulle cime dello Zanskar la religione è una presenza costante, il richiamo al divino è ovunque. Lo ricordano i festoni delle preghiere affidate al vento su tutte le alture, gli stendardi e le insegne dorate dei monasteri, i chorten e i sassi votivi incisi ad ogni svolta del sentiero, gli innumerevoli monaci, la sacralità stessa delle montagne. E il cammino nella luce tersa dei 5.000 metri diventa anche un pellegrinaggio nel santuario della fede più antica del mondo: quella buddista.

Il trekking nello Zanskar ha rivelato tre componenti fondamentali: naturalistica, avventurosa e culturale. Devo dire che nessuna delle tre ha deluso le mie aspettative, anzi sono state ampiamente superate.

Descrivere la componente naturalistica è semplice: 19 giorni di cammino attraverso una natura incontaminata e circondata da montagne che superano i 6000 metri di altezza. Seguendo il corso di fiumi impetuosi e valicando passi che a volte oltrepassavano i 5000 metri. Era la prima volta che visitavo questi luoghi e si è rivelata un’esperienza sbalorditiva. Il colore delle montagne è affascinante: rosso rame con sfumature tendenti al verde che ricorda il colore delle Dolomiti. Stupendi i cespugli di fiori che crescono a ridosso dei massi, anche sui passi più alti. Fantastico il firmamento stellato che si osserva nelle notti serene. Personalmente non ricordo di avere mai visto un cielo così ricco di stelle come quello che si può osservare nello Zanskar. Componente avventurosa. La parola avventura deriva dal latino <>, ossia affidato al caso. Quindi avventura è tutto ciò che non è programmato nei minimi dettagli e che presenta anche solo un piccolo imprevisto. Nel nostro caso avventura è stato il viaggio di due giorni in pulmino da Delhi a Darcha su strade strette, spesso sterrate e fiancheggiate da precipizi. Strade che potevano anche risultare interrotte da frane. Avventura è stato imbattersi, durante il trekking, in molteplici guadi attraversati a piedi nudi. Avventura è stato l’incontro con gli abitanti dei numerosi villaggi incontrati sul nostro cammino. Certamente la nostra è stata un’avventura con la «a» minuscola se paragonata ai viaggi fatti da Bonatti, ma per me ampiamente gratificante. La componente culturale è stata certamente la più interessante. Abbiamo avuto la fortuna di avere nel nostro gruppo Gianfranco, docente universitario di Storia delle Religioni, che da diversi anni attraversa questi luoghi per documentarsi sui vari segni della cultura tibetana. Nelle visite ai diversi monasteri, Gianfranco è stato un’utilissima fonte di informazioni e di spiegazioni. Le tante figure rappresentate non avevano segreti per lui ed ora anche per me. L’emozione più forte che ho provato entrando in un monastero è quella del tempo: fermato a centinaia di anni fa. Regna una tranquillità e una pace che, noi occidentali, abbiamo dimenticato o che forse non abbiamo mai conosciuto.

Dal Diario di Bruno: Sabato, 24 Luglio ’99. Delhi – Manali; 18h di bus, 550 km Alle 6.30 , con circa un’ora di ritardo, atterriamo all’aeroporto di Delhi. Recuperati i bagagli e sbrigate le formalità doganali usciamo dall’aeroporto. Qui troviamo ad attenderci il nostro pulmino per affrontare subito i due giorni di viaggio che ancora ci separano da Darcha, inizio del nostro trekking. Attraversiamo la periferia di Delhi in mezzo ad un traffico caotico e accompagnati da un caldo umido asfissiante. Subito incontriamo i primi segnali della povertà che ci accompagneranno per tutto il nostro cammino e che in questo caso sono rappresentati da infinite tendopoli poste nei bordi della strada, dove vivono i meno abbienti. Appena fuori della città il tempo migliora ed esce il sole. Il viaggio si rivela lungo e stancante. Finalmente, dopo la mezzanotte, raggiungiamo Manali e frettolosamente ci sistemiamo in hotel. Domenica, 25 Luglio ’99. Manali (2.000mt) – Jispi (3.350mt); 8h di Bus, 139 km Manali è una ridente cittadina turistica posta a 2000 metri di altitudine nella Kullu Valley ed è circondata da verdi boschi di conifere. Nel suo centro puoi trovare negozi e mercatini dove è possibile fare shopping e incontrare gente. Trascorro la mattinata gironzolando per il suo centro gremito di gente. Patrizia e Beppe stanno acquistando altri viveri che, in aggiunta a quelli portati dall’Italia, necessiteranno durante il trekking: sacchi di patate, riso e verdure varie si aggiungono a spaghetti, tonno, formaggi, salumi, marmellate, miele e biscotti. Una scorta viveri sufficiente a coprire i 19 giorni di trekking che ci aspettano. La giornata è splendida con un caldo sole. Alle 13.00 riprendiamo il nostro bus e partiamo alla volta di Jispi. La strada in alcuni punti è da mozzafiato: non asfaltata, stretta e strapiombante. Dopo 3h siamo al Rothang Pass (3.980mt) 51 km, dove ci fermiamo per una breve sosta. Purtroppo c’è una nebbia che impedisce di vedere il panorama e fa freddo. Ripresa la via scendiamo nella Lahaul Valley. Il paesaggio muta drasticamente, le verdi montagne che caratterizzavano la Kullu Valley sono sostituite, da montagne brulle. Passiamo nel mezzo di minuscoli villaggi circondati da campi di orzo e patate. La strada costeggia il fiume Bhaga. Nel villaggio di Khoksar, dopo 20 km, c’è un check point militare. Con l’occasione mangiamo qualcosa presso un caratteristico ristorantino. Alle 21.00 ci fermiamo a Jispi in un rifugio, a circa 6 Km da Darcha, dove passiamo l’ultima notte sotto un tetto. Domani finalmente inizieremo a camminare. La serata è bella: il cielo è ricoperto di stelle. Lunedì, 26 Luglio ’99. Jispi (3.350mt) – Darcha – Palamo (3.700mt); 4.3h di cammino, 20 km Al mattino conosciamo il nostro cuoco-guida, Hary, e i 4 cavallanti che, insieme a 15 cavalli per il trasporto dei viveri e bagagli, ci accompagneranno per tutto il trekking. Sembrano molto giovani. Non hanno bagagli e le uniche cose che possiedono solo quelle che indossano: pantaloni leggeri, una t-shirt, una felpa, un k-way e alcuni portano dei stivali di gomma, altri delle scarpe sportive e uno delle semplici ciabattine infradito. Mi fermo a riflettere e rivolgo lo sguardo verso il mio voluminoso bagaglio. La giornata è splendida con un caldo sole e un cielo terso. Patrizia, la nostra coordinatrice, ci raduna e dice: «Ragazzi, volendo il pulmino ci può condurre sino a Darcha. Gli altri gruppi sono partiti a piedi da qui. Noi cosa vogliamo fare?». Non contenti di tutti i Km che ci aspettano la risposta è stata unanime: «Partiamo da qui anche noi!!!». Non so se ne eravamo proprio convinti o se nessuno di noi ha voluto mostrare segni di debolezza. Sicuramente potevamo risparmiarci quei 6 Km di strada sterrata continuamente percorsa da colonne di veicoli militari e autocarri civili, che al loro passaggio sollevavano nuvole di polvere. Comunque anche questo fa parte dell’avventura. Mentre i cavallanti caricano i cavalli, noi ci avviamo lentamente a piedi, e dopo poco più di un’ora arriviamo finalmente a Darcha, punto di partenza dello Zanskar trek. Darcha è un piccolo villaggio, situato a 3400 metri di altitudine, formato da qualche casa, costruita come la maggioranza delle dimore Ladakhe in pietre tenute assieme da argilla, sterco e imbiancate di calce, e da piccoli negozietti sistemati sotto tende-paracadute militare, in cui si può trovare un po’ di tutto. Inoltre anche qui c’è uno dei tanti posti di controllo militari. Una volta arrivati i nostri cavallanti e concordato con loro il prossimo posto di tappa, finalmente riusciamo a partire per il trek, sono le 11.00. Il sentiero parte deciso per 100mt, dietro i negozietti a lato della camionabile, e risale la riva sx del fiume in alto. Si passa tra prati di erba, dove troviamo delle donne intente a raccoglierla. Poi camminiamo su una strada in costruzione fino a giungere al villaggio di Rari, ore 12.30. Qui decidiamo di fermarci per il pranzo sotto dei salici. Fa molto caldo e il sole scotta (T=27°C). Ripartiamo alle 13.00. Poco dopo attraversiamo un secondo villaggio, Cikak. Poco oltre troviamo un ponte sospeso nel vuoto e formato con tronchi di legno, dove sotto scorre il fiume impetuoso (bel canyon). Passiamo sulla riva dx del fiume. A questo punto ci sono una serie di semplici guadi da attraversare. Alle 15.00 arriviamo a Palamo. La tappa è corta e semplice, ma è meglio salire in quota lentamente per una migliore acclimatazione. Il camping è bello: prato inglese con un ruscello che scorre nel mezzo e c’è una tenda paracadute come the house. Piazzato il campo gironzoliamo fino all’ora di cena. Angela, la nostra figlia dei fiori, presa dall’entusiasmo della calda giornata si mette addirittura in costume e fa il bagno nel fiume… dopotutto si era iscritta ad un viaggio di mare e si è ritrovata in un viaggio trek in quota. La serata è bella con un cielo stellato, si vede una luminosissima via lattea (T=12°C).



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