Un safari in Sudafrica

Natura selvaggia, persone e tramonti indimenticabili
Scritto da: marina-che
un safari in sudafrica
Partenza il: 14/08/2010
Ritorno il: 30/08/2010
Viaggiatori: 20
Spesa: 3000 €

Ebbene sì…ecco che dopo 5 ore di volo da Milano a Dubai ed una bella sosta ristoratrice negli Emirati Arabi, ed altre 8 ore di volo da Dubai a Johannesburg sbarco in terra d’Africa…sole splendente, cielo azzurro, aria fresca, temperatura 20° circa: ottimo inizio direi! Dopo aver espletato le pratiche doganali e “monetarie” ed aver recuperato il bagaglio esco assieme ad altri 19 compagni di viaggio dall’aeroporto, non senza aver notato quanto sia bello, nuovo e pulito e quanto particolare sia il soffitto che ricorda una palla da rugby, lo sport nazionale! Facciamo conoscenza con Jaques, il nostro autista, e Saskia, la cuoca, o meglio la sua donna che per fare il viaggio con lui si è spacciata per cuoca. Il pezzo forte però è il camion giallo, un po’ in stile Overland, che ci scarrozzerà per savane e sterrati, guadi e sabbie durante questa avventura alla scoperta dell’ultimo lembo di Africa selvaggia, nella cui terra inospitale dal clima bizzarro è ancora la natura che impone le sue regole e gli animali selvaggi ne reggono indomiti il duro confronto nella lotta per la sopravvivenza. 15 agosto Prima tappa, fondamentale, spesa al supermercato, dove si fanno grosse scorte di acqua e di cibo, quindi partenza verso il Parco Pilanesberg, dove è importante arrivare prima che faccia buio, visto che ci si deve cimentare con il montaggio della tenda. Dopo aver montato il campo ed aver sperimentato l’improvviso freddo sudafricano al calare del sole si parte per il primo game-drive notturno. La jeep è scoperta ed il freddo è pungente, buio pesto illuminato solo dalla luce del faro del ranger che cerca gli animali: avvistiamo un cucciolo di rinoceronte bianco con la mamma che ci attraversano improvvisamente la strada, alcuni elefanti, gnu, springboks (il simbolo nazionale, dal quale prende il nome anche la squadra di rugby) e impala. A parte il freddo polare, che assaporeremo anche durante la cena all’aperto e soprattutto quando andremo a dormire (non io, con il mio mitico sacco a pelo che resiste ai -5°!!!) dopo una doccia ristoratrice, direi che ci si può anche accontentare come primo giorno!

16 agosto

Cominciamo bene! Sveglia alle 5,00 del mattino, ovviamente buio pesto, freddo becco, lampada frontale, chiudi il sacco a pelo, carica il bagaglio, smonta la tenda…colazione “polare” e partenza ai primi bagliori di luce. Dopo alcune ore di scomodo, ma divertente, viaggio arriviamo al confine con il Botswana, dove ci accoglie, se così si può dire, un simpatico ippopotamo che sguazza in una pozza d’acqua! Dopo aver appreso che è un animale pericoloso al quale di deve stare lontano ed aver preso conoscenza con la moneta locale, il pula, partiamo alla volta del Khama Rhino Sanctuary, una riserva di 4300 ettari che ospita e protegge gli ultimi rinoceronti del Paese. Il paesaggio è davvero molto bello e brullo, caratterizzato da infinite distese di erba secca, dalle quali spicca qualche carcassa di albero rinsecchita. Ogni tanto si vede qualche scimmia, qualche enorme struzzo che corre e gruppi di impala intenti a mangiare. Mangiamo sul camion durante lo spostamento: pane, formaggio, carne in scatola, biscotti: sarà l’inizio di una lunga maratona di “bad eating”! Verso le 16,00 arriviamo al parco e per fortuna c’è la possibilità di fare un safari al tramonto, che qui devo dire lascia senza fiato! Ci si divide in due auto, le guide sono molto disponibili e ben preparate. Ci addentriamo attraverso piste di sabbia bianca ed avvistiamo subito una numeroso branco di impala, poi subito dopo uno di springbok, che con il loro meraviglioso manto dalle varie tonalità dal beige al marrone attirano subito la mia attenzione, lasciandomi sconcertata di fronte a tanta perfezione! All’orizzonte, dove ormai il sole sta per fare capolino, c’è un maestoso rinoceronte bianco, che sta cercando qualcosa da mangiare per il suo cucciolo; un animale “corazzato” che può pesare fino a 1400 chili con un enorme corno di circa un metro si trova a poche decine di metri da noi… Ovviamente non rispettiamo lui e lui rispetta noi. Questa è la prima legge della giungla! Sulla via del rientro vediamo branchi di gnu, alcuni orici con le enormi corna dritte ed il caratteristico muso bianco e nero (davvero molto difficili da trovare: siamo fortunati!), uccelli variopinti dai mille colori che svolazzano di ramo in ramo ed a sorpresa una famiglia di giraffe che improvvisamente ci taglia la strada. Lo spettacolo è inaspettato e sorprendente: questi altissimi animali dal caratteristico manto maculato giallo e marrone che cambia a seconda dell’età e del sesso, che possono raggiungere i 6 metri di altezza, stanno mangiando le foglie dai rami più alti degli alberi, dove l’abbondanza è garantita visto che nessun altro ci può arrivare. Al tramonto il cielo si tinge di mille sfumature di rosso e cala il sipario sullo spettacolo che la natura ogni giorno ci regala. Lasciamo il parco con un ultimo incontro: un branco di rinoceronti ci dà le spalle e si addentra nella savana, dove un ultimo sguardo all’indietro ci regala la silhouette di un enorme baobab che si staglia all’orizzonte. Arriviamo al campo, cioè in mezzo al niente, al buio ed in dieci minuti montiamo le tende, mentre la pseudo-cuoca ci prepara la cena. Si mangia, si beve (e non poco…) e si fa baldoria, c’è chi parla diverse lingue, afrikaans compreso. Si spengono le luci e ci si gode il silenzio della notte e la meravigliosa volta stellata… Nonostante il freddo pungente e la presenza di inquietanti ragni sulle pareti del bagno…ma dopotutto anche questa è Africa!

17 agosto

Anche oggi sveglia alle 5,00. E’ ancora buio pesto ed il campo si anima poco a poco, si smontano le tende, si mangia pane e nutella, biscotti thè e caffè e si parte per quella che sarà una giornata dedicata ai trasferimenti. Nel pomeriggio arriviamo a Nata, ma prima di giungere al cosiddetto camping in mezzo al niente dobbiamo sorbirci un bel pezzo di strada dissestata e, dopo essere stati shakerati a dovere dal simpatico Jaques, scendiamo in mezzo ad una distesa di sabbia bianca, dove di tanto in tanto appare qualche arbusto e fortunatamente anche un bagno (acqua a dir poco gelida, ma grazie alla clemenza delle temperature serali possiamo permetterci una doccia!) ed una specie di resort, dove circolano indisturbati enormi elefanti. Il posto è deserto, praticamente ci siamo solo noi, le termiti … e gli elefanti! Cena: pasta “truculent” alla salsiccia e … udite! Udite! Frittata con uova, latte, formaggio a pezzi e fagioli, per fortuna 1-qualcuno sta fumando così non ne percepisco il sapore 2-qualcun altro mi offre del liquore che ha l’effetto dell’idraulico liquido…il fegato grida aiuto! Anche stasera tramonto mozzafiato: cielo infuocato, silhouette di fantastici alberi, il sole che cala e che lascia il posto ad un cielo stellato illuminato a sua volta dalla mezza luna che fa capolino. Nel campo c’è una pozza d’acqua, dove gli elefanti all’imbrunire vanno ad abbeverarsi, ed ovviamente anche stasera non tarderanno ad arrivare. L’incontro con il pachiderma è inusuale, un po’ perché a distanza così ravvicinata ci si rende conto della sua mole e poi perché sappiamo che girerà indisturbato durante la notte in mezzo alle tende… Dopo cena ci si raduna silenziosamente attorno al fuoco per ammirare questi inconsueti ospiti del campo e per ascoltare i rumori della natura ed i versi degli animali.



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