Un primo assaggio della vecchia Inghilterra

Castelli, cattedrali e pecore: viaggio tra la Cornovaglia, il Galles e Londra
 
Partenza il: 15/08/2018
Ritorno il: 31/08/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Castelli, cattedrali e pecore: viaggio in Inghilterra, Cornovaglia, Galles e Londra

Atterrati, prediamo subito la macchina noleggiata dall’Italia e partiamo alla volta di Canterbury. Parcheggiato ci dirigiamo verso la Cattedrale, la più importante di Inghilterra, patrimonio UNESCO. Purtroppo la chiesa è impacchettata per la ristrutturazione, ma non perde comunque la sua maestosità. Gli interni sono magnifici, gotici, si respira la Storia con la S maiuscola.

Ci prendiamo il nostro tempo per godere della visita con audio guida e poi facciamo un giro per il centro della cittadina, molto graziosa. Proseguiamo poi alla volta di Sandwich, patria del famoso conte inventore dei panini imbottiti, che speravo di assaggiare, ma data la tarda ora, nulla era più aperto e ho ripiegato per un fish’n’chips. Prima regola, nei paesi piccoli gli orari sono importanti e se si esula da essi, difficilmente si trova del cibo (11.30/14, 18.30/21). Il villaggio è piccolo, si vede in poco tempo, quindi ci dirigiamo verso l’ultima meta della giornata, le bianche Scogliere di Dover. Andiamo subito al parco, dove iniziamo una bella passeggiata sulla sommità delle scogliere, la vista è molto bella, si intravede la Francia al di là della Manica, lo strapiombo è notevole (non ci sono barriere, quindi è meglio prestare attenzione). Troviamo anche dei cavalli che pascolano liberi. Sarebbe bello vedere le scogliere anche dal basso (dall’alto non si vede molto), ma è tardi e la stanchezza inizia a farsi sentire, quindi andiamo in hotel e poi a cena in un pub tipico nel villaggio di St Margaret at Cliffe.

Il giorno successivo ci addentriamo nel sud dell’Inghilterra visitando uno dei suoi simboli, Stonehenge. Il sito è molto frequentato e turistico, ma ben organizzato, con un interessante museo e un centro dove poter mangiare qualcosa, poi con una navetta ti portano al sito dove si trovano i megaliti. Non so se ho avuto una folgorazione mistica, ma sono contenta di averli visti, e mi spiace sentire commenti tipo “sono 4 sassi”. Certo che lo sono, ma il museo serve proprio a dare un senso a questi 4 sassi!

La tappa successiva è Salisbury fantastica sorpresa, molto più bella delle aspettative: la cattedrale è imponente (se non ho capito male ha ispirato il romanzo “I pilastri della terra”), enorme, bella da togliere il fiato, non è costosa (cosa che non sempre si può dire in Inghilterra, dove il costo per l’ingresso nelle chiese è un salasso) e i volontari sono gentili. Ciliegina sulla torta, stavano facendo le prove del coro, quindi l’atmosfera si è fatta celestiale. Qui si trova anche una delle copie originali della Magna Charta, di cui è stato un piacere riscoprirne la storia. Anche il paese è molto carino e vale la pena visitarlo, poi noi ci dirigiamo verso il piccolo villaggio di Haytesbury, dove dormiremo in un tipico pub di campagna (the Red Lion).

Oggi ci aspetta una tappa a cui tengo molto: il Dartmoore National Park. Seguiamo il percorso consigliato dalla Lonely Planet, che ci permette di perderci nelle stradine e nei villaggi della zona (attenzione alla guida, le strade sono veramente piccole, spesso si deve fare un lungo pezzo in retro quando si incrocia un’altra auto, per me è stato tutto divertente, ma per il mio compagno alla guida sicuramente faticoso). Non si troveranno cose eclatanti, ma la ricchezza di questi luoghi è l’atmosfera, i paesaggi, i pascoli, le pecore, le mucche, i cavalli selvaggi, i villaggi senza tempo, le case di pietra dal tetto in paglia. Il percorso è stato: Chagford, Lettaford, Postbridge, Merrivale, Tavistock.

Le strade nel parco sono dominate dal nulla, morbide colline di brughiera, abitate solo da pecore e pony, noi siamo loro ospiti, sono ovunque, ai bordi e sulla strada, serve andare piano, ma è un piacere farlo. E per entrare ancora di più nella brughiera, dall’Italia avevo prenotato una gita a cavallo presso il Cholwell Riding Stables che consiglio assolutamente. I gruppi sono divisi per abilità ed esperienza, quindi per me, che sono un’amazzone esperta, è stato divertente poter galoppare senza problemi per un’ora e mezzo nel nulla della brughiera, lontano da ogni segno di civiltà. Si respira un senso di pace e libertà, un’esperienza meravigliosa. Per la notte andiamo a Torquay, cittadina balneare meta di turismo locale, quindi molto frequentata e turistica (qui è nata Agatha Christie, dovrebbe esserci un museo, ma non lo abbiamo vistato). Dopo una fantastica cena a base di pesce, si va a nanna.

CORNOVAGLIA

Oggi ci aspetta un tour de force alla scoperta della Cornovaglia. Nota pratica: in ogni villaggio si trova un parcheggio obbligatorio a pagamento, preparate le monetine e a essere svenati.

Prima tappa Polperro, il paese più bello, è un piccolo porto incastrato tra le scogliere, con case tipiche. Nonostante il gran numero di turisti, il clima che si respira è autentico, i pescatori sono veri, i gabbiani dominano il cielo e la terra, non mi stupirei di veder spuntare un pirata da un momento all’altro! Mangio il mio primo Cornwell pastry e lasciamo il villaggio per andare a Marazon, dove si trova il St. Michael Mount, equivalente inglese del Mont Saint Michel francese. Certo, in piccolo, ma il principio è lo stesso: alle 15 la marea inizia a fare retrocedere il mare e spunta una via lastricata che permette di raggiungere l’isola a piedi. Purtroppo è sabato e scopriamo che è il giorno di chiusura del monastero che si trova sull’isola, peccato, comunque anche solo una passeggiata nella parte bassa dell’isola è molto interessante.

Il nostro tour prosegue a Mousehole, vero “buco” di villaggetto, dove ci concediamo un tipico cream tea (tea con scones, confettura di fragole e clotted cream, una via di mezzo tra panna montata e burro). Nota: il tea non viene servito alle 17 come ho sempre pensato, ma prima, alle 17 i locali chiudono!

Attraverso stradine sempre più deliranti, arriviamo alla punta estrema della Cornovaglia, Land’s End, lo sperone finale, occupato da un improbabile parco divertimenti, però significativo a livello geografico e con un bel faro in mezzo al mare. Avrei voluto vedere anche St. Ives arrivandoci dalla strada che costeggia l’oceano, credo sia molto bella, ma era troppo tardi, quindi siamo andati direttamente via autostrada a Camborne, dove avevamo prenotato un bel pub della Weatherspoon per passare la notte (della città non so che dire, perché non l’abbiamo visitata).

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