Un filo sottile a cavallo tra presente e passato

E’ rimasto nei miei occhi lo sguardo di quella donna anziana che, con molta circospezione, mi invita a scavare nel suo passato. Vicino a lei, in piedi, sua figlia che abbraccia in grembo il proprio bambino. Mi rivolgo all’anziana donna chiedendo se ha altri figli. Mi fissa attentamente negli occhi ed i suoi cominciano ad inumidirsi ed...
 
Partenza il: 03/05/2008
Ritorno il: 21/05/2008
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 2000 €

E’ rimasto nei miei occhi lo sguardo di quella donna anziana che, con molta circospezione, mi invita a scavare nel suo passato.

Vicino a lei, in piedi, sua figlia che abbraccia in grembo il proprio bambino. Mi rivolgo all’anziana donna chiedendo se ha altri figli. Mi fissa attentamente negli occhi ed i suoi cominciano ad inumidirsi ed illuminarsi di luce riflessa dalle lampade di quello squallido bar in un villaggio a sud-est di Ruhuha in Rwanda , poi non dice una parola ma alza la sua mano destra avvicinandola al suo collo e, con quattro colpi, simula quattro tagli netti proprio alla giugulare……I suoi quattro figli…! Si avvicina prima di allontanarsi, mi saluta e, con estrema forza d’animo, per chi la sofferenza la coltiva ancora ed è abituata a conviverci, fa’ cenno con la mano di non parlarne con nessuno,di restare ad ascoltare in silenzio.

Non dimenticherò mai il silenzio di chi ha vissuto tali agonie e difficilmente dimenticherà la sofferenza ed ancora oggi mi colpisce la sua gestualità ed il senso di profondo rispetto nei suo confronti.

Sino a quel momento nei giorni trascorsi in Rwanda avvertivo un clima morbido, soffice, vellutato, quasi irreale.

Mi sono chiesto : “Ma è mai possibile che neanche quindici anni fa, nello stesso periodo, negli stessi luoghi, nell’arco di tre mesi una carneficina ha portato alla distruzione di due popoli provocando più di seicentomila vittime; praticamente una generazione intera. Ed ora, sorrisi e strette di mano mi circondano. Mani giovani, senza rughe , senza tempo.

Dove sono i più anziani?… … …” Ora mi sono dato una risposta :”… i pochi rimasti, rimpiangono i propri figli.” Ancora l’olocausto sale in superficie quando passiamo a Nyamata, un paese vicino alla capitale, nella cui chiesa rimangono ancora appoggiate sulle panche le vesti delle persone massacrate dall’idiozia. Come petali di rosa soffiati via da un vento di rabbia improvviso sembrano ancora che vaghino alla ricerca di un “ perché ”. Il silenzio incute timore e la flebile luce nell’oscurità segna il tempo fermato al 07 maggio di quattordici anni fa’.

Questa lotta crudele, rapace e spietata invariabilmente produce più sofferenza. Ed è l’essere umano che sperimenta la sofferenza nella sua forma più acuta.

“Le sofferenze della vita possono aumentare così tanto che la morte, che fino a quel momento era stata temuta più di ogni altra cosa, viene attesa con ansia.” Di conseguenza può essere benissimo che ” la brevità della vita, della quale ci si lamenta costantemente, diventi la sua migliore qualità”.

Arthur Schopenhauer – (1788-1860) Il Rwanda, come l’Uganda prima, escono da tristi palcoscenici di brutti ricordi ed infauste tragedie, dove oggi, l’eco di questi avvenimenti viene preso come esempio per una ripresa verso una direzione di pace e speranza anche se…Basta un leggero soffio per fermare ancora il tempo.

La natura di questi stati offre un caleidoscopio di colori e possibilità di visitare diversi habitat a breve distanze tra loro. Si spazia dalla savana del Qeen Elizabeth N.P. E Murchison Falls N.P. In Uganda ed Akagera N.P. In Rwanda, ai grandi laghi del Lake Mburo N.P. e Lake Kivu; dalla giungla del Nyungwe N.P. In Rwanda alle grandi montagne del massiccio del Rwenzori, del monte Elgon ed i vulcani del Mgahinga N.P. In Uganda.

In Uganda inoltre, nel lago Vittoria, ci sono diverse isole facilmente raggiungibili dalla capitale ideali per un breve soggiorno di sole e tranquillità i cui tramonti sono semplicemente da incorniciare nei propri ricordi.

Un viaggio offre spesso la possibilità di conoscersi meglio ed entrare più facilmente in contatto con realtà distanti e spesso dimenticate; mi ha aperto la strada dei propri limiti, rendendola in tal senso più emozionante ed adrenalinica.

E’ nato con la voglia di condividerlo con compagni d’avventura di vecchia e nuova data ma soprattutto lo dedico ad una persona speciale che avrebbe dovuto assaporarlo insieme a noi ma ci ha lasciato camminare soli lungo la strada vegliandoci dall’alto; dalla vetta del monte Sabinyo sulla linea che delimita il confine tra Congo, Rwanda ed Uganda il tuo sorriso ci illuminerà per sempre.

Non scorderò mai i colori delle due bandiere perché sono stati i comuni denominatori delle miei emozioni : rosso ; verde ; giallo ; azzurro ; nero.

Ogni tonalità rispecchia l’anima della natura e personifica la natura dell’uomo.

L’ Africa nera è come un labirinto di specchi, devi fare attenzione a come ti muovi, ma se trovi la strada giusta, ti può portare in paradiso.

Spesso mi sono domandato come poteva essere questo paradiso prima che l’uomo deturpasse e trasformasse questo ambiente … in parte mi sono dato una risposta … Ma ad ogni risposta si apre una nuova domanda, non smetterò mai di fermarmi : -03/05 Milano – Entebbe volo intercontinentale con Egypt via Cairo -04/05 Entebbe – Mweya ( Queen Elizabeth N.P.) km.450 Arrivati in aeroporto di mattina presto ed immediatamente, neanche il tempo di riprendere gli zaini, avviamo il motore per raggiungere il Queen Elizabeth N.P.

È ancora buio e passiamo per la capitale. Cambio in nero, breve ma vorace colazione a buffet nel primo ristorante aperto, la prima luce dell’alba ci indica la strada e con decisione partiamo verso ovest.

Il tempo è bello e fortuna vuole che, nonostante siamo ancora nella coda della stagione delle piogge, forse “qualcuno” da lassù ci fa’ buon viso.

I paesaggi che si susseguono sono in continuo movimento sino a raggiungere la rift valley che, dall’alto dell’altipiano, si presenta come una tavola multicolore con un verde lussureggiante ed un giallo intenso con tonalità di rosso fuoco che tratteggia la strada sterrata delle piste che delimitano il parco.

Subito all’entrata un elefante sul ciglio delle strada, spaventato dalla nostra presenza, si innervosisce ed incute timore a sua volta a due ragazzi che, abbandonate le biciclette lungo la strada, se la danno a gambe levate verso il tramonto all’orizzonte.

Poco dopo un leone che, con un infingarda voglia di camminare, nel vederci avvicinare, si alza e lentamente si sposta verso l’erba più fitta cercando un po’ di riservatezza.



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