Uganda finalmente!

Ne vale la pena, nonostante le disavventure
Scritto da: muffin74
uganda finalmente!
Partenza il: 05/08/2014
Ritorno il: 21/08/2014
Viaggiatori: 9
Spesa: 4000 €

Uganda finalmente! Abbiamo iniziato a programmare il nostro viaggio già da Ottobre 2013, forse un po’ presto è vero… ma essendo in 9 e sapendo che i permessi per Gorilla e Scimpanzé vanno richiesti molto tempo prima, a causa del numero limitato, ci siamo mossi con largo anticipo o forse più semplicemente perché la voglia di partire era già tanta… E ci siamo affidati a un’agenzia dell’Uganda soprattutto per le recensioni positive trovate nei vari siti di racconti di viaggio. Durante le 2 settimane in Uganda però, ci sono successe cose molto spiacevoli che in un viaggio del genere, che è già rischioso di suo, non dovrebbero mai accadere; i rischi in Uganda sono dati dalle strade sterrate che con la pioggia diventano scivolose più del sapone e dove ci si impantana spesso; sono dati anche dalla gente che le percorre con ogni mezzo possibile e immaginabile sia di giorno che di notte, quindi bisogna prestare la massima attenzione alla guida e poi le lunghe distanze da percorrere, vanno pianificate con molta cura ed attenzione. I rischi che abbiamo corso sono stati causati principalmente dalla poca esperienza e scarsa professionalità del tour operator nell’organizzare un viaggio del genere; cose elementari come controllare l’affidabilità delle 2 land cruiser prima della partenza, o far riposare i due autisti in maniera adeguata e non mandarli in aeroporto alle 3 del mattino a prenderci e dopo due ore di “sonno” metterli alla guida delle auto nel primo trasferimento che è durato più di 10 ore. Queste leggerezze hanno messo a repentaglio le nostre vite in varie occasioni, oltre ad imprevisti quasi quotidiani e cancellazioni di attività dal programma ancora oggi inspiegabili. Non è la prima volta che visitiamo l’Africa, 6 di noi hanno già visto Tanzania e Namibia, ed in Namibia abbiamo persino fatto self-drive, ma non ci è mai successo nulla di simile.

Questo è il nostro racconto di viaggio

La prima tappa è il Kidepo National Park, il parco più “selvaggio” di tutta l’Uganda, infatti per raggiungerlo abbiamo impiegato quasi un giorno e mezzo (con tappa intermedia a Gulu), perché la strada è brutta e quasi tutta sterrata. Arriviamo al Kidepo e ci sistemiamo nelle bandas, casette verdi con il tetto in paglia davvero carine per essere in un posto così sperduto. Dopo aver mangiato ci apprestiamo a fare il nostro primo game drive con tanto di ranger al seguito… game drive che dura poco meno di mezz’ora perché una delle nostre 2 auto si impantana; Al Kidepo, come in tutta l’Uganda, succede spesso e noi lo sapevamo… ma con l’attrezzatura adeguata (piastre, cinghie, briga ecc. ecc.) impantanarsi non è assolutamente un problema, peccato che nessuna delle 2 auto avesse anche solo uno di questi attrezzi indispensabili e oltretutto, come abbiamo scoperto in quel preciso istante, la land cruiser impantanata aveva il cambio 4X4 non funzionante; così il nostro game drive si trasforma improvvisamente in un trekking per tornare alle bandas “scortati” dal ranger e dal suo fucile risalente alla prima guerra mondiale. Abbiamo impiegato 2 ore di cammino, l’ultima mezz’ora fatta con il buio, perché il sole era già tramontato da un pezzo, con orme di leoni sul sentiero e sagome di bufali a non più di 50 metri da noi. Tutto questo stress per fortuna, non ci ha tolto l’appetito e grazie ai manicaretti di Dora, la cuoca, abbiamo subito ritrovato il buon umore.

Il giorno dopo sveglia presto per fare finalmente il game drive, che per fortuna riusciamo a fare grazie al sole che splende e che ha asciugato il terreno fangoso del giorno prima; Il Kidepo è meraviglioso, mai visto uno scenario del genere, alberi Kigelia (quelli delle salsicce), acacie, distese verdeggianti e punti dove l’auto viene avvolta da fili d’erba gialla altissimi, un grazie al nostro Ranger che ci ha portato nei posti giusti. E poi leoni, gazzelle, elefanti, antilopi, scimmie e tantissimi uccelli, insomma un vero paradiso terrestre.

Il giorno dopo partenza per le Murchinson Falls, il viaggio è lunghissimo, anche a causa di vari inconvenienti che capitano alle auto, arrivo alle ore 20.30 al Paraa Safari Lodge per la cena.

Il giorno dopo avremmo dovuto, come da programma, dividerci in 2 gruppi (un gruppo a fare trekking e l’altro game drive) ma il nostro driver ci comunica che è previsto esclusivamente il game drive (mah); qui gli animali sono tanti, elefanti, antilopi, gazzelle e giraffe, ippopotami, uccelli di tutti i colori e bellissime ninfee, ritorniamo alle macchine ma una delle 2 non parte più, dopo vari tentativi e una “spinta” data dall’altra auto riusciamo a metterla in moto, ma il game drive purtroppo finisce qui.

Nel pomeriggio piccola crociera di circa di 3 ore sul Nilo, dove arriviamo ad ammirare le cascate Murchinson in lontananza, non possiamo infatti avvicinarci per ragioni di sicurezza, ma domani mattina le vedremo dall’alto, chissà che spettacolo. Se vi può interessare è possibile fare un trekking nella foresta (bisogna informarsi il giorno prima) che parte da dove il battello non può più proseguire e arriva fino alla cima delle cascate. Il fiume è pieno di ippopotami, coccodrilli e bufali, per non parlare degli aironi, delle fish eagle (che sarebbero le aquile pescatrici africane) e i coloratissimi Malachite Kingfisher.

Il giorno dopo partenza verso Fort Portal e Kibale Forest, ma non prima di aver visto le Murchinson Falls dall’alto, cosa che dopo 2 ore di viaggio ci viene detto che non vedremo mai perché inspiegabilmente cancellato dal programma… (?) Questa giornata di trasferimento sarà una delle più terribili di tutto il viaggio perché alla prima macchina (quella impantanata al Kidepo) si spezzano all’interno del mozzo della ruota, 4 dei 5 bulloni che reggono la ruota, per fortuna il nostro driver sente un rumore terribile e si ferma subito; ma poco più avanti anche l’altra auto (quella che non si accendeva alle Murchinson) si ferma e non riparte più… cosa sarà, sfortuna? Il risvolto positivo di tutto questo, è che ci troviamo proprio davanti ad un villaggio, dove diventiamo l’attrazione principale della giornata e dove, dopo aver distribuito magliette e pennarelli a increduli bambini sorridenti, decidiamo di fargli conoscere alcune canzoncine “tipiche” della nostra infanzia, come “la bella lavanderina”, “giro giro tondo” , e direttamente dall’Alto Adige “ein stock ein hut ein regenschirm…”, risate ed applausi a scena aperta; questi bambini ci hanno regalato (credo di poter parlare a nome di tutti) momenti veramente indimenticabili. Ma purtroppo i risvolti negativi tornano prepotenti quando, dopo essere ripartiti e aver sostituito definitivamente una delle due land cruiser (con un’altra decisamente meno datata e almeno senza interni in legno), arriviamo a destinazione a notte fonda (una e un quarto del mattino) e non sto a raccontare la pericolosità delle strade Ugandesi soprattutto di notte, senza aver cenato, e oltretutto nel lodge sbagliato che in quel momento era chiuso perché non c’erano altri ospiti; errore di cui si incolpa il nostro driver, ma stupisce l’irreperibilità telefonica da parte dell’agenzia in un momento del genere…

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