Tunisia, sulle orme del Paziente Inglese

Dalle rovine di Cartagine alla medina di Tunisi, dalle dune di Douze alle palme di Tozeur, fino alla religiosità di Kairouan... un bellissimo inaspettato viaggio
 
Partenza il: 27/12/2012
Ritorno il: 02/01/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

2° giorno: TUNISI – CARTAGINE – HAMMAMET

TUNISI

La Medina È la nostra prima tappa: quella di Tunisi è enorme e ne visitiamo solo una parte. Entriamo nel “souk sekajine”, che dovrebbe significare la zona dei sellai, infatti l’immenso mercato è suddiviso in quartieri, a seconda del tipo di merce venduta. Devo dire che ho avuto la fortuna di vedere moltissimi souk del mondo arabo e quindi oggi non ho più lo stupore di chi ne attraversa uno per la prima volta, ma io sono fondamentalmente un’entusiasta e in ogni città cerco di percepire le differenze e la peculiare atmosfera. Infatti, mi colpiscono qui degli scorci caratteristici, soprattutto angolini con bar (che non si vedono spesso), porte colorate e anche in tinta legno marrone chiaro, ornate con moltissime borchie in ferro scuro.

Primo obolo da pagare in un viaggio di gruppo è la sosta d’obbligo in qualche negozio: e noi entriamo in uno specializzato nelle essenze e naturalmente dobbiamo subire, tutti seduti su panche, che circondano il perimetro dell’abitazione (perché in realtà questi negozi spesso sono inseriti nell’interno di tipiche case tunisine), la dimostrazione di rito. Un ragazzo passa e ci “unge” con la base (almeno così dicono) dei più pregiati profumi francesi. Qualcuno è gradevole, altri meno, ma pazienza, fa parte del gioco! La seconda sosta, invece, è per me bellissima, perché la merce esposta non mi attrae per niente, ma quando salgo sulla terrazza, resto incantata dal favoloso panorama dei tetti della Medina, con le cupole bianche che si stagliano sul cielo azzurro ed il minareto della Grande Moschea sullo sfondo. I muri laterali e centrali sono completamente rivestiti da maioliche colorate e presentano archi aperti di varia forma che movimentano i punti d’osservazione del panorama, veramente bellissimo. Mi ha ricordato i tetti di Gerusalemme. Prima di uscire dalla Medina attraversiamo il “grand souk des chechias”, nome quest’ultimo che indica i particolari copricapi in feltro rosso e cilindrici, che vengono qui confezionati.

Piazza (della Kasbah) Costeggiando un palazzo governativo (con archi profilati in bianco e nero simili al nostro hotel di Hammamet) si arriva in una grandissima piazza (della Kasbah), leggermente sopraelevata, con tutt’intorno palazzi del governo e il Ministero delle finanze. Mi piace questo posto: è suggestivo e scenografico, evoca grandi riunioni di popolo e non ha un’aria triste come altre grandi piazze. Sullo sfondo spicca il Municipio della città: un bel palazzo con una facciata a specchi e grate bianche e nel mezzo si erge un monumento con tante bandiere rosse. Quella tunisina infatti è di questo colore, con al centro un cerchio bianco, che racchiude una mezza luna ed una stella rossa: la mezzaluna indica la forma approssimativa del territorio occupato dai paesi arabi. La stella a 5 punte, invece, rappresenta i 5 precetti dell’islam: la professione della fede (accettazione di Allah e del suo profeta Maometto) – la preghiera quotidiana (pregare 5 volte a giorno, dopo le abluzioni e rivolgendosi a SE verso la Mecca) – l’elemosina legale (è una tassa religiosa: a seconda del reddito, una percentuale deve andare in beneficenza) – il pellegrinaggio alla Mecca (almeno una volta nella vita) – il digiuno nel Ramadan (dalla pubertà i musulmani sono obbligati ad osservare per un mese l’astinenza da mangiare, bere, profumarsi e da rapporti sessuali, dall’alba al tramonto). A proposito del Ramadan, la guida ci spiega una cosa per me molto interessante, per capire come mai questa ricorrenza capiti 11 giorni prima dell’anno precedente, così come il loro Capodanno. Il calendario islamico è lunare, con mesi di 29-30 giorni, 354 in totale (ogni 3 anni 355), invece del nostro solare di 365. Inoltre, il loro inizia dal 16 luglio 622, anno in cui Maometto (nato nel 570) emigrò in Arabia a Medina (città dove morì nel 632). Quindi, secondo un calcolo un po’ complicato, attualmente loro sono nel 1434, invece che 2013.

Museo del Bardo La tappa successiva è a Bardo, paesino vicino Tunisi, dove c’è l’interessantissimo Museo del Bardo, veramente molto ricco di mosaici, raccolti da ogni parte della Tunisia e qui trasportati (addirittura intere pavimentazioni). Non solo è il più importante della Tunisia, ma anche il più antico dell’Africa, con la più ricca collezione di mosaici romani del mondo! Per fare le foto si deve pagare un piccolo diritto (1 dinaro, 0,5 euro), ma è meglio avere gli spiccioli, fanno difficoltà a cambiare anche banconote da 10 dinari. Ci fanno giustamente mettere delle soprascarpe in plastica, per non rovinare le preziose tessere. Il Museo è stato fondato alla fine del 800, nel fastoso palazzo del sovrano (bey) di Tunisi, dell’epoca. Qui ho toccato con mano la storia romana, rendendomi conto della grandezza ed importanza avuta da questa provincia africana. Come italiana e frequentatrice di Roma, non sono certo nuova alle visite archeologiche dei monumenti dell’età imperiale e ai relativi musei. Però quello che più mi colpisce qui è l’enorme quantità di splendidi mosaici raccolti, che tappezzano le pareti e i pavimenti delle sale, ampie e luminose, notevoli per la raffinata fattura e raffiguranti soprattutto scene di vita quotidiana: la caccia, le stagioni, animali, piante. Questa tematica, tipica della cultura romana, verrà poi trasformata dalla successiva dominazione dei bizantini (che arrivano in Tunisia verso la metà del VI sec.), in motivi religiosi cristiani. I bizantini avevano conquistato il territorio del nordafrica, strappandolo ai Vandali di Genserico, che nel 439 avevano sottratto Cartagine ai romani, distruggendola. Successivamente un secessionista bizantino spostò la capitale a Sufetula, l’attuale Sbeitla, ricca di bei monumenti archeologici (che però noi non visiteremo).

Appena entro nella sala di Ulisse, noto subito sulla parete, uno dei due più famosi mosaici del Museo: l’eroe greco, legato sul ponte della sua imbarcazione, che cerca di sfuggire all’accattivante richiamo delle sirene (che sono raffigurate con strane ali e zampe d’uccello, al posto della tradizionale coda di pesce): risaltano le notevoli qualità artistiche. Un mosaico particolare è quello della “proprietà del signore Giulio”, che rappresenta una villa romana, con intorno scene del signore e della moglie. Dopo aver ammirato altre splendide sale (alcune con meravigliosi soffitti dorati intagliati, di stile arabo), statue in marmo di ottima fattura e un mausoleo in pietra incisa, proveniente da Cartagine, saliamo uno scalone ed arriviamo dinanzi alla seconda “chicca” del luogo: il più importante ritratto di Virgilio, tra Clio e Melpomene, (muse rispettivamente della storia e della tragedia), bellissimo per la fattura ed i vivaci colori. Il poeta ha sulle ginocchia un manoscritto dell’Eneide.

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