Tunisia: La via dei pozzi

RoboGabr’Aoun in fuoristrada nell'Erg Orientale
Scritto da: robogabraoun
tunisia: la via dei pozzi
Partenza il: 25/12/2009
Ritorno il: 09/01/2010
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 1000 €

ERG ORIENTALE , TUNISIA RoboGabr’Aoun

Scendo dai colli coperti di neve sull’autostrada per il mare in questo mattino di dicembre gelido. L’aria sembra solidificarsi nei polmoni ad ogni respiro, la galaverna rende alberi e cespugli simili a grotteschi personaggi fantasy, complici la luce incerta dell’alba e la bruma che sale dalle valli sottostanti ancora immerse nel buio. Appuntamento alla stazione di servizio, la stessa stazione di non so quanti anni di viaggi: è un luogo scaramantico, porta bene…I grossi fuoristrada arrivano alla spicciolata, uno ad uno. Una colazione breve, dopo un momento di brivido per una riparazione fortunosa dell’ultimo minuto, e si parte.

Genova, ancora più gelida dei colli; le solite navi allineate ai pontili, le solite insensate code con attesa di ore per il controllo dei passaporti, gli ancora più eterni incolonnamenti per l’imbarco…Carthage, stessa nave, stesso immenso “circo” multicolore, il brulicante popolo di fuoristradisti che si accalca verso il ponte abbassato sulla banchina; già respiro Africa, di nuovo.

Tunisi arriva e scivola via velocemente, la nuova bretella sospesa sul Lago di Tunisi snellisce il percorso ed in un attimo le ruote rotolano sull’autostrada. Cielo nero piombo, qualche goccia di pioggia e nuvole minacciose sul Jebel Zagouan ma puntiamo dritto su Kairouane, prima tappa di questa breve discesa in Sahara, altro “spuntino” d’Africa dopo un durissimo , fisicamente e forse ancor piu’ psicologicamente, mese intero di campo in Botswana, quest’estate. Ho bisogno di ritrovare questa mia Africa, sentirla, togliermi questo continuo senso di vuoto che inesorabile mi segue da un po’ di tempo e non guarisce…Kairouane la tocchiamo appena, giusto il tempo di cenare e dormire e l’alba successiva già ci vede in viaggio verso i Chott; scendiamo a sud, verso il deserto.

Douz, la sempre splendida sonnacchiosa Douz ci accoglie in un mezzogiorno tiepido, intorpidito da un cielo scolorito e privo di brezza. Hedj, il mio amico Hedj; più di 10 anni di conoscenza, discorsi, parole, progetti e mai una volta insieme tra le sabbie…Fino ad oggi; oggi finalmente partiamo insieme verso l’Erg, entrambi curiosi di scoprire come sarà il viaggiare insieme, entrambi assetati di apprendere l’uno dall’altro, di arricchirsi a vicenda; Lui un’istituzione di questo lembo di Sahara…Io un viaggiatore che la vita ha portato ad essere una guida in questo immenso Continente; due realtà simili e diverse. Sarà un’esperienza importante. Per entrambi.

I gavoni delle auto si colmano degli ultimi rifornimenti; si fa il pieno di acqua, gasolio, frutta, verdure, pane…E’ tardo pomeriggio quando finalmente partiamo, direzione El Faouar, asfalto. Deviamo per Nouil, la strada si fa sempre piu’ sottile mentre si addentra nell’immenso Jerid. Superiamo Jarzine, altra minuscola, rigogliosa oasi del Chott e, finalmente, le ruote mordono sabbia, svoltiamo nel lago salato. Corriamo quasi paralleli alla strada per Rjem Maatoug, qualche chilometro spostati a Nord, nel Jerid. Questa pista è attualmente l’unica tratta percorribile (legalmente) attraverso il Chott in fuoristrada.

Il sole tocca l’orizzonte quando facciamo campo al riparo di veri e propri faraglioni di arenaria che sbocciano come scogli dalla pianura di sale. Delicate discese di sabbia bianca fanno da cornice a questa sorta di fortezza naturale in mezzo al niente più assoluto.

Primo campo, prima gelida notte sahariana, primo mio nuovo respiro ad inalare a pieni polmoni aria che sappia di ocra e cumino, medicina per l’anima…

Mattino fresco, sole appannato da una nebbia sottile. Scendiamo a sud, usciamo dal Chott e raggiungiamo El Faouar per un rabbocco di nafta di cautela: 250 litri di gasolio a ciascuno; nessun rifornimento per i prossimi 9 giorni. Pista sabbiosa, direzione sud ovest. Piccole oasi e recinti di zeribe lungo il percorso.

Ain Ech Chott, prima fonte di questo itinerario a seguire pozzi lontani, antichi. E’ un minuscolo lago racchiuso tra basse collinette di sabbia salina, orlato di tamerici nane e graminacee, un tappeto verde che brilla come uno smeraldo in questo oceano di giallo. L’acqua è limpida, è una sorgente pura. Raggiungiamo la Cava delle Rose in breve tempo ed i fuoristrada si sparpagliano per la valle, ognuno alla ricerca di qualche bel conglomerato di calcio. Tutta la vallata è un immenso deposito pluviale, il suolo pullula di piccole rose del deserto e per tutta la piana a pochi centimetri di profondità si trovano grandi conglomerati di precipitati di calcio dai petali sottili e trasparenti, splendidi gioielli della Natura…A 50 centimetri di profondità si scavano rose di grandi proporzioni ed a profondità maggiori è facile scoprire veri e propri colossi di anche un metro di diametro, magnifici.

Torniamo di qualche chilometro a nord, per tagliare verso le Bianche Dune del Chott Faouar. Sgonfiamo le ruote, inizia il balletto. Passaggi semplici, piacevolmente guidati e raggiungiamo intorno a mezzogiorno la nostra seconda sorgente, Ain H’Tbini. Anche qui, come già ieri, siamo soli tra le sabbie; dove saranno tutti i turisti scesi a Tunisi?…Meglio così. Alla sorgente una immane mandria di dromedari è all’abbeverata. Sostiamo a lato, per non disturbare, e raggiungiamo a piedi il lago…E’ il 29 dicembre, oggi…Il 31 dicembre del 2002 mi trovavo qui, su queste stesse sponde, a pochi giorni dalla mia partenza per il Sudan che avrebbe cambiato la mia vita. Emozioni, sogni, ricordi ed amarezze mi assalgono in un cocktail potente, inebriante… Ripartiamo. Dune, solo più dune. Basse, disordinate, impegnative dune del Chott, con il loro bianco abbacinante che ti fotte perché cancella le ombre e ti acceca come sulla neve.

Piroettiamo per ore, fin quasi al tramonto, per aprire il campo una decina di chilometri a Nord di Bir Ahmed. Impossibile lasciare le auto vicine, le dune sono troppo ravvicinate ed il campo si estende, ognuno a cercare il proprio angolo in piano…La sera è ghiacciata, montiamo il grande tendone Quechua , camerone di sei metri per quattro in cui si piazzano tavoli e sedie e mangiamo al caldo. Niente vento, siamo fortunati.

30 Dicembre. Cielo terso, il sole del mattino scalda le membra rattrappite mentre smontiamo il campo. La temperatura sale velocemente, sarà un giorno da maglietta, ne sono certo! E partiamo in dune nuovamente, a tutto Sud.



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